Tutti contro la Germania. Il miracolo tedesco, che per mesi ci era stato proposto come modello da seguire e imitare, è ormai un lontano ricordo, ridotto a un cumulo di macerie dagli avvenimenti capitati negli ultimi mesi. La guerra dei dazi ha smascherato il tallone d’Achille della locomotiva d’Europa, quel meccanismo che grazie alla moneta unica ha consentito a Berlino di avere i conti migliori dell’Eurozona: accumulare ingenti eccedenze di risparmio senza fare investimenti. In altre parole, l’effetto ristagno ha riportato la Germania sulla terra: in estate i dati sull’indice di fiducia delle imprese (Ifo) hanno fotografato una recessione del pil pari al -6%, il settore auto – cioè la principale industria del Paese – è in crisi, la produzione industriale e il manifatturiero sono entrambi in calo. È evidente che il binomio tedesco basato su esportazioni e austerità ha le ore contate.

Deutsche Bank: i conti non tornano

Il re adesso è nudo. L’opinione pubblica si aspetta che la Germania si sottoponga a una prevedibile sessione di autocritica ma Berlino non intende ammettere i propri errori. In tutto questo, come ha fatto notare Business Insider, il quotidiano tedesco Die Welt ha attaccato inaspettatamente la Deutsche Bank – all’interno della quale, ricordiamolo, è in corso una faida tra soci forti e presidente – per i suoi conti e il conseguente piano di ristrutturazione. Nel periodo compreso tra luglio e settembre, la grande banca teutonica ha perso 942 milioni di euro a fronte di un utile netto di 130 milioni relativo allo stesso lasso di tempo dell’anno precedente. Non è finita qui: nel terzo trimestre i ricavi sono calati del 15%, fino a toccare la soglia dei 5,3 miliardi. Il motivo principale di una simile flessione sta nella decisione dell’istituto di ritirarsi dal trading di equities, eppure la spiegazione nopn convince visto che c’è anche un calo del -13% sul reddito fisso.

Un terremoto interno?

I vertici della banca provano a salvare il salvabile. Il ceo Christian Sewing ha fatto notare l’utile pre-tasse di 353 milioni, in aggiunta al buono stato delle attività principali della banca, all’indice patrimoniale Cet1 stabile al 13,4% e a una crescita del risparmio gestito. I mercati sono di tutt’altro avviso, tanto che molti analisti consigliano di vendere il titolo Deutsche Bank agli investitori. Perfino Bankhaus Lampe, fa notare sempre Die Welt, ovvero una delle più importanti banche di affari esistenti, avrebbe terminato la copertura di analisi del titolo Deutsche Bank. La decisione dell’istituto è stata espressa al quotidiano Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung dal vice Ceo, Karl von Rohr: la banca passerà a tassi negativi per quello che riguarda i conti più grandi. Nel frattempo circa 1000 dipendenti hanno salutato la Deutsche Bank per accasarsi presso Bnp Paribas. Insomma, tutti fuggono dalla DB ma i grandi detentori continuano a restarle fedeli: per quale motivo? A questo proposito la stampa tedesca ipotizza uno scontro politico interno. La sensazione è che per salvarsi la Deutsche Bank possa presto cambiare paradigma, abbandonando il modello americano basato su derivati e trading di azioni per concentrarsi sui finanziamenti alle aziende tedesche. Resta da capire se un passo del genere sarà sufficiente a evitare il tracollo definitivo.