Dall’Ia all’automotive, cinque scenari economici da monitorare nel 2025

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Il 2025 si apre in un contesto di grande complessità per l’economia globale, caratterizzato da una dicotomia tra una borsa frizzante, soprattutto negli Stati Uniti, e un sistema industriale e commerciale precario di fronte a rivalità tra Paesi, rincari energetici, conseguenze dell’alta inflazione. InsideOver prova a ipotizzare quali possano essere gli scenari caldi da tener d’occhio in questo anno. Ne abbiamo identificati cinque.

Intelligenza artificiale, il trend continuerà?

Sarà, innanzitutto, ancora l’intelligenza artificiale la regina dei mercati nel 2025? Soprattutto, i colossali investimenti in ricerca e sviluppo, potenza di calcolo e hardware genereranno finalmente gli attesi ritorni industriali, giustificando il boom di gruppi come Nvidia, protagonista dei mercati nell’ultimo biennio capace di diventare l’unica azienda in grado di contendere a Microsoft e Apple la guida della borsa americana?

Molto si deciderà in questo 2025, segnato peraltro dal rinfocolamento della guerra tecnologica sino-americana a colpi di sanzioni, controlli alle esportazioni e tentativi di ridefinizione delle filiere strategiche delle materie prime e dei semilavorati, soprattutto nel settore dei chip. Obiettivo? Fermare i progressi della controparte verso la produzione di chip, schede grafiche e hardware capaci di abilitare una potenza di calcolo sufficiente all’esplosione dell’Ia.

John Naughton, docente presso il Center for Research in the Arts, Social Sciences, and Humanities dell’Università di Cambridge, ad aprile ricordava sul Guardian che “nessuno sta ancora guadagnando soldi veri dall’intelligenza artificiale, tranne quelli che costruiscono l’hardware”. Rompere questo vincolo sarà decisivo per far diventare l’Ia una vera rivoluzione. Altrimenti, il rischio bolla sarà dietro l’angolo.

Borsa in volo, economia reale in affanno

A ciò si dovrà sommare un parallelo trend che vede mercati sovraccarichi di investimenti, soprattutto negli Usa, sovraperformare i loro risultati storici, crescere in una maniera totalmente indipendente dai risultati dell’economia reale. Nvidia, ad esempio, ha trainato il volo dell’S&P500 in un’America che cresce, ma anche in Europa non mancano esempi simili. In Europa la Germania vive un’acuta crisi industriale, ma al contempo aziende come Sap trainano la Borsa di Francoforte ai massimi storici.

Cosa succede? C’è il rischio che la finanza prenda una via eccessivamente autonoma rispetto ai fondamentali dell’economia, alimentando trend speculativi e bolle che andranno monitorati con attenzione in un contesto in cui molte aziende, soprattutto tecnologiche, vivono fasi di utili sovraccaricati rispetto al normale.

Parola d’ordine: consolidamento

Per far fronte alle buriane dell’economia, molte aziende stanno pensando al grande progetto del consolidamento con altri attori industriali o finanziari. Gli ultimi anni hanno visto casi d’alto profilo di fusioni di gruppi, come successo nel 2021 con la nascita di Stellantis o nel 2023 con l’incorporazione di Credit Suisse in Ubs. Ora il mercato è attivo e dinamico su questo fronte.

Nel 2024 abbiamo visto negli Usa grandi deal come l’acquisizione di Pioneer, azienda leader nella ricerca oil&gas, da parte di ExxonMobil per 60 miliardi di dollari, o la mossa da 14 miliardi di Hewlett Packard su Juniper Networks per amplificare la presenza nel mercato del calcolo avanzato. In Europa sono in atto processi di questo tipo soprattutto nella finanza, con Unicredit che ha lanciato la scalata a Commerzbank e Banco Bpm, e nel settore della Difesa, dove gli accordi tra aziende prendono soprattutto la forma di joint venture (è il caso di Leonardo-Rheinmetall). Infine, è allo studio un’altra fusione XXL, quella Nissan-Honda per spingere gli investimenti dei due importanti gruppi automotive giapponesi.

Automotive, l’anno della verità

A proposito di automotive, il 2025 è destinato a esser l’anno della verità per molte dinamich. Capiremo, in prima battuta, se sarà mantenuto con le condizioni di partenza il più celebre e divisivo dei market-mover globali del settore, la svolta al 2035 per il 100% elettrico del mercato europeo, in un contesto che ha visto il Partito Popolare Europeo presentare un “Piano B” per salvare parte dell’endotermico.

Si vedrà, poi, quanto le auto elettriche potranno stare sul mercato senza sussidi e sostegni da parte del decisore pubblico. In Europa il loro mercato ha subito una gelata, negli Stati Uniti c’è il nodo di Tesla, mentre in Cina ormai le macchine elettriche non sono più il futuro ma il presente: le loro vendite sovraperformano quelle del mercato endotermico con un importante vantaggio di prezzo. La competitività delle auto elettriche cinesi può essere il fattore maggiormente in grado di indurre i decisori europei a un ripensamento sulla scia di dazi alle vetture di Pechino che, ad oggi, rallentano la presenza delle case occidentali. Ricordando che ogni mossa fatta in nome dell’ambiente è valida finché dalla geopolitica non vengono indicazioni diverse…

Tassi d’interesse, inflazione, energia

In Europa un dato fondamentale sarà rappresentato dal sovrapporsi tra i livelli dei tassi d’interesse, dall’evoluzione dell’inflazione e dal problema dei costi energetici. Fattori rivelatisi decisivi per lo sviluppo ordinato delle economie del Vecchio Continente.

Se sul fronte dell’inflazione core e del costo del denaro sono da attendersi delle sensibili decelerazioni, come auspicato anche dalla Banca centrale europea, sul tema dell’energia una grande incognita resterà quella dei prezzi del gas naturale, in un contesto che vede l’Europa più dipendente di ieri da fonti esterne, priva del gas russo via tubo senza essersi resa indipendente da Mosca al 100% (il gas continua ad arrivare via mare), condizionata nella sua competitività dal fattore energia. Questo mentre gli Usa vivono una primavera della loro produzione energetica e la Cina ha fonti di rifornimento sicure può esser un fattore di condizionamento non secondario della competitività dell’Ue. già claudicante su molti campi.