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Bourbon del Kentucky, motociclette Harley-Davidson e jeans: sono molti simboli della produzione made in Usa i bersagli della risposta europea ai dazi americani su alluminio e acciaio entrati oggi in vigore su istruzione del presidente Donald Trump.

La risposta europea a Trump: 8 miliardi di dazi ora, pronti altri 18

La Commissione di Ursula von der Leyen rispolvera misure risalenti al precedente esecutivo dell’Unione Europea guidato da Jean-Claude Juncker e datate 2018 per mettere in campo una prima contromossa nella guerra commerciale con Washington. Sarà di 8 miliardi di dollari il controvalore di importazioni statunitensi che l’Ue dazierà a partire da aprile, in una manovra cui dovrebbero aggiungersi ulteriori merci per ulteriori 18 miliardi di dollari, così da compensare i 26 che Washington toccherebbe colpendo i prodotti metallici europei con le nuove tariffe.

I dazi del 2018 avevano un obiettivo chiaro: colpire importazioni prodotte soprattutto nelle roccaforti repubblicane dove Trump acquisisce il suo consenso elettorale, sul modello canadese. Bruxelles ha decretato che entreranno in vigore ad aprile e ha dato tempo fino al 26 marzo agli Stati membri dell’Ue per discutere una lunga lista di ulteriori prodotti americani destinati a essere colpiti.

“L’elenco di 99 pagine è dominato da carne, pollame, frutta e verdura e bevande alcoliche, e comprende prodotti di ogni tipo: gomme da masticare, ostie, sigarette elettroniche e cerotti alla nicotina e vestaglie da donna”, nota Politico.eu, che aggiunge come “altri articoli sembrano un attacco allo stile di vita americano, tra cui abbigliamento outdoor, tende, utensili da officina ed elettrodomestici” e, infine, “ci sono articoli pesanti come macchinari da impianto, spazzaneve e motociclette”.

I dazi sono una misura politica

Un annuncio, quello di Bruxelles, che mira a alzare l’asticella del confronto con gli Stati Uniti e aprire trattative politiche per capire su che campo Trump chiede una ridefinizione degli accordi commerciali con i partner di oltre Atlantico.

The Donald, nel mese e mezzo passato dal suo insediamento, ha fatto molte richieste: ha parlato dell’eccessivo deficit commerciale con l’Ue, di presunte pratiche scorrette del Vecchio Continente, di un’Unione “nata per fregarci”, di misure di rappresaglia tariffaria contro i regimi Iva paragonati a un dazio, di voler vedere i Paesi europei comprare più gas naturale liquefatto e armi a stelle e strisce. I contro-dazi europei mirano a capire quanto di queste dichiarazioni e quante delle misure hanno un fine politico e d’immagine e in che senso, invece, Washington intenda spuntare concessioni.

I dazi, prima che una misura economica, sono una leva politica. E di politica bisognerà parlare. Ma con che voce andrà l’Europa a trattare, ora che è divisa su molti fronti e sta aprendo strategie emergenziali, come ReArm Europe, che rischiano di far ampliare la sua intrinseca pluralità e divisione interna nel quadro dei rapporti con gli Usa? La definizione della nuova lista di dazi anti-Usa sarà un banco di prova per capire se un surrogato di unità europea può esistere nell’era del Trump 2.0.

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