La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

Antonio Patuelli aveva già espresso forti dubbi sul Mes qualche settimana fa, quando il dibattito sulla riforma del Fondo salva-Stati era ancora all’inizio. Il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi) è stato uno dei primi personaggi di spicco del mondo dell’economia ad andare controcorrente, sottolineando gli enormi rischi che in un futuro non molto lontano la modifica del trattato sul Meccanismo europeo di stabilità avrebbe potuto comportare per l’Italia. La critica principale di Patuelli al governo Conte, in un primo momento, era una e specifica: “Le banche non sono state informate sulla riforma del Mes. Nessuno ci ha detto niente”. Frase seguita poi da una vera e propria minaccia: “Se passa la riforma non compreremo più titoli di Stato”. In altre parole, l’esecutivo giallorosso – o meglio il premier – avrebbe avallato una riforma in sede europea senza avvisare né il Parlamento né gli istituti bancari. Questi ultimi, una volta letto le carte, hanno subito capito che sulle loro teste pendeva lo spauracchio della ristrutturazione del debito pubblico. Si badi bene: la citata condizione non scatta automaticamente nel momento in cui Paese si rivolge al Mes ma le cosiddette Cac (clausole di attivazione collettiva) contenute nel testo, non fanno altro che facilitare proprio la ristrutturazione.

Dal Fondo salva-Stati al salvataggio degli istituti bancari

Tra l’Europa e l’Italia si apre adesso un nuovo fronte: quello sul salvataggio degli istituti bancari. Già, perché mentre la Commissione Ue ha recentemente concesso alla Germania la possibilità di salvare con soldi pubblici la NordLb, una banca tedesca di Hannover sull’orlo del dissesto, la medesima istituzione europea fece spallucce quando dovevano essere salvate banche italiane. In quel caso, il nostro Paese non ha potuto fare niente, se non assistere al crac delle sue banche. E Patuelli, intervistato dal quotidiano Libero, non ci sta a subire in silenzio un’ingiustizia del genere: “Bisogna avere il coraggio di ricordarlo: le banche italiane sono state maltrattate in Europa, non in termini generali ma dalla Commissione Ue. Io sono uno dei promotori dell’impugnativa per la gestione del caso Tercas, la prima crisi di un nostro istituto di credito, dalla quale sono derivate tutte quelle successive, Ferrara ed Etruria comprese. La Commissaria alla Concorrenza, la signora Margrethe Vestager, si oppose al salvataggio della banca da parte del Fondo interbancario di tutela dei depositi, giudicandolo aiuto di Stato”. Eppure, prosegue Patuelli, lo scorso 19 marzo il Tribunale Ue ha accolto il ricorso dell’Italia, dando torto a Vestager: “Mi sono molto stupito quando, a maggio, la Commissione ha impugnato la sentenza e confido che in sede d’ Appello la decisione a noi favorevole sia confermata, altrimenti dovremmo dedurre che in Europa ci sono due pesi e due misure, a seconda della nazionalità degli istituti di credito esaminati”.

Banche italiane penalizzate

Le quattro banche italiane fallite, ovvero Etruria, Marche, Chieti e Ferrara, hanno provocato una cicatrice che, come ha dichiarato il presidente Abi, si sarebbe potuta evitare: “L’ Unione europea impedì l’ intervento del fondo interbancario che le avrebbe salvate e questo diede luogo a una crisi molto più ampia, che ci costò molto di più e fece pagare retroattivamente il conto anche ai piccoli risparmiatori che avevano investito in obbligazioni subordinate. In altre circostanze e altri Paesi questo diniego non scattò o non sarebbe scattato”. Patuelli non è entrato espressamente in polemica con la Germania per la questione NordLb (“Non entro in polemica. È però un fatto che Moody’s ha promosso le banche italiane”) ma ha messo tutti in guardia sulla delicata situazione economica di Berlino: “Il rallentamento industriale della Germania è per noi una pessima notizia, perché la nostra economia è interconnessa a quella tedesca in modo importante. Se vanno male loro, noi non riusciamo ad andare bene”.

Mes e titoli di Stato

Nel corso della sua lunga intervista, Patuelli ha avuto modo di tornare anche sui pericoli insiti nel Fondo salva-Stati: “Il fatto che il Mes sia basato su un accordo intergovernativo e non trovi origine nella legislazione europea e pertanto con un ridotto ruolo del Parlamento europeo. Finché non ci sarà una Costituzione, una cornice giuridica ai trattati, l’ Europa resterà sempre un posto dove vige anche la regola del più forte”. Riguardo poi la minaccia delle banche di non voler più comprare titoli di Stato, il presidente dell’Abi ha spiegato il perché della sua uscita: “Mi sono allarmato quando ho scoperto che gli Stati nordici volevano far seguire al Mes la valutazione della rischiosità dei titoli di Stato degli Stati membri nella valutazione della solidità dei sistemi. Avrebbe ridimensionato il valore dei nostri istituti, costringendoli a forti ricapitalizzazioni, e sarebbe stata una leva automatica per lo spread”. Infine, un auspicio per il futuro: “Ho fatto bene a tracciare la linea del Piave. ora il commissario Gentiloni, che io reputo un combattente, deve schierarsi in trincea e difenderla. Non deve fare come la Mogherini, che se ne è appena andata senza che nessuno in Italia sentisse il bisogno di ringraziarla per come ha svolto il suo mandato”.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.