I dati sull’attività economica della Cina per luglio, comprese le vendite al dettaglio, la produzione industriale e gli investimenti, non sono riusciti a eguagliare le aspettative, alimentando la preoccupazione per un rallentamento più profondo e duraturo della crescita. È questo il filo rosso che sostanzialmente lega la versione dei fatti fornita dalla maggior parte dei media asiatici in merito alla situazione economica cinese.
Tra chi parla espressamente di “fine del miracolo cinese” e chi minimizza quanto sta accadendo, il vero allarme per Pechino potrebbe arrivare dal solito settore immobiliare. Il colosso Evergrande, ad esempio, ha dichiarato bancarotta presso una corte di New York. La società, un tempo la seconda del settore in Cina per fatturato, era andata in insolvenza nel 2021 a causa del forte indebitamento, mandando in crisi l’intero mercato immobiliare del gigante asiatico. Evergrande ha presentato istanza di protezione dal fallimento secondo il capitolo 15, che consente a un tribunale fallimentare statunitense di garantire il riconoscimento a un procedimento di insolvenza o di ristrutturazione del debito che coinvolge Paesi stranieri. Il capitolo 15 conferisce ai creditori stranieri il diritto di partecipare ai casi di fallimento dichiarati degli Stati Uniti e proibisce la discriminazione nei confronti di tali creditori stranieri. Il mese scorso, Evergrande aveva riferito di aver perso 81 miliardi di dollari di capitale nel 2021 e nel 2022, secondo un documento depositato in Borsa.
Il documento aveva rivelato inoltre che i debiti totali di Evergrande avevano raggiunto i 2.437 trilioni di yuan (340 miliardi di dollari) entro la fine dello scorso anno, ovvero circa il 2% dell’intero prodotto interno lordo della Cina. Nel marzo di quest’anno, Evergrande aveva presentato un piano di ristrutturazione multimiliardario per rimborsare i suoi creditori internazionali. La società aveva più di 270 miliardi di dollari di passività totali, rendendo il piano di ristrutturazione il più grande mai realizzato in Cina.
Il tallone d’Achille di Pechino?
La Banca centrale cinese (Pboc) ha assicurato che adeguerà e ottimizzerà “le politiche immobiliari tempestivamente”. La Pboc adotterà “misure globali per stabilizzare le aspettative” sullo yuan “a livello ragionevole ed equilibrato”, evitando “gli aggiustamenti eccessivi”. Oltre alla “liquidità ragionevolmente ampia” e alla lotta ai “rischi finanziari sistemici”, c’è la promozione di consumi, la stabilizzazione degli investimenti e l’espansione della domanda.
Pechino deve però fare i conti anche con la grana Country Garden. Il colosso immobiliare cinese ha messo in guardia che ci sono “grandi incertezze” sui pagamenti dei suoi bond, nel mezzo dei timori su un possibile default a settembre dagli effetti catastrofici. Il gruppo ha stimato il suo debito a circa 1.152 miliardi di yuan (150 miliardi di euro) alla fine del 2022. Secondo Bloomberg, la cifra si aggira intorno ai 1.400 miliardi di yuan (176 miliardi di euro).
Contro ogni aspettativa, durante lo scorso fine settimana Country Garden ha annunciato la sospensione delle negoziazioni di una decina di obbligazioni. Le difficoltà del gruppo sarebbero la diretta conseguenza di una crisi senza precedenti del settore immobiliare che, insieme alle costruzioni, rappresenta da tempo un quarto del Pil cinese. Country Garden, che impiega decine di migliaia di persone, è presente nell’elenco delle 500 aziende più grandi del mondo stilato da Forbes.
“Effetto contagio”
La turbolenze immobiliari in Cina alimentano nuove preoccupazioni, mentre il temuto contagio mostra maggiori e più chiari segnali sui mercati, tanto da mettere a rischio l’obiettivo di crescita il “circa il 5%” per l’anno in corso, secondo più banche d’affari da Nomura a Jp Morgan.
Detto di Country Garden, per altro verso c’é da monitorare il colosso dei fondi fiduciari Zhongrong International Trust, che ha mancato i rimborsi dovuti su dozzine di prodotti – ben peggio delle attese – e non ha piani immediati per onorare gli impegni. Sul fenomeno delle banche ombra, colpite dalle gravissime difficoltà del comparto immobiliare, Bloomberg ha riferito quanto detto agli investitori da Wang Qiang, segretario del Cda del trust in parte di prorietaria di Zhongzhi Enterprise Group: in una riunione tenuta a inizio settimana dopo i mancati pagamenti dell’8 agosto su un lotto di prodotti, Wang ha parlato di ritardi su almeno un’altra decina dalla fine di luglio.
Si tratterebbe di difficoltà che amplificano quelle vissute dall’economia. La ripresa della Cina “sarà un processo accidentato e tortuoso”, ma i critici occidentali “alla fine saranno sicuramente smentiti”, ha tuonato il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin durante il briefing quotidiano, lamentando che “un certo numero di politici e di media occidentali hanno esaltato i problemi nel processo di ripresa economica post-pandemica della Cina”. Tuttavia, “abbiamo la fiducia, le condizioni e la capacità per raggiungere con alta qualità gli obiettivi di sviluppo economico e sociale fissati per il 2023”.

