Lo scandalo finanziario che ha travolto Wirecard si arricchisce di nuovi e inquietanti particolari, utili a comprendere le origini dell’ammanco di cassa da 1,9 miliardi e la conseguente bancarotta del colosso informatico tedesco. Ad esempio, nel periodo compreso tra il gennaio e novembre del 2015, la società tedesca ha inviato più di 150 milioni di dollari nel conto personale di un avvocato francese basato in Lussemburgo. E lo ha fatto attraverso 45 bonifici indirizzati alla Cayman National Bank dell’Isola di Man.

Secondo quanto riferisce il quotidiano La Stampa, infatti, oltre alla frode contabile c’è da mettere in conto un aspetto altrettanto preoccupante: la piattaforma Wirecard sarebbe stata una piattaforma utilizzata per effettuare attività situate ai limiti della legalità. Il fine? Spostare ingenti quantità di denaro da una parte all’altra senza incorrere in controlli.

La storia simbolo che confermerebbe tale ricostruzione è quella del misterioso avvocato citato. Riavvolgiamo il nastro. Il 26 gennaio del 2015 tale Sebastien Limat apre un conto personale. L’indirizzo di registrazione, presso la Cayman National Bank and Trust dell’Isola di Man, riporta la dicitura di un paesino nelle vicinanza di Thionville, al confine con il Granducato.

Il conto alla Cayman National Bank

Il 30 gennaio 2015 Wirecard Bank Ag invia su quel conto 5,548 milioni di dollari. I giorni passano e arriviamo al 27 novembre 2015, quando il totale dei bonifici ricevuti ammonta alla cifra di 152,19 milioni di dollari. È a quel punto che l’attività dell’avvocato non passa più inosservata.

Già, perché la banca dell’Isola di Man usa come banca corrispondente per varie mansioni la National Westminster Bank, meglio nota come Natwest, uno degli istituti più importanti del Regno Unito e facente parte del gruppo Royal Bank of Scotland (Rbs), controllato direttamente dal Tesoro britannico. Natwest, infine, si appoggia su Jp Morgan per regolare le operazioni in dollari all’interno del mercato bancario.

Tornando alla nostra storia, Jp Morgan considera l’attività sul conto dell’avvocato a dir poco sospetta e chiede alla sua corrispondente Natwest di chiarire la vicenda. Quali erano le finalità e i destinatari di quei fondi? Anche perché, stando alla replica di Cayman National, l’avvocato non avrebbe agito in proprio ma come fiduciario di varie società che si appoggiavano a Wirecard per ricevere i pagamenti. Jp Morgan riceve quindi un elenco di tutte queste società. È a quel punto che emerge una parte alquanto redditizia su cui si basava il business di Wirecard: i pagamenti per i “servizi online dalla scarsa reputazione”.

Porno, scommesse, trading ad alto rischio e altro ancora

Dal porno alle scommesse, passando per il trading di titoli ad alto rischio, appuntamenti e altro ancora: ecco i servizi online “dalla scarsa reputazione” citati. Tra i clienti di Wirecard troviamo un sito di incontri chiuso nel 2018 e una società di trading di opzioni binarie sospettata di frode e con una licenza revocata dalle autorità di Cipro.

Non solo: cinque società sulle 35 presenti nell’elenco hanno sede nello stesso indirizzo dell’isola di Guernsey, un paradiso fiscale nella Manica. Ebbene: pare che l’azione di un soggetto avesse permesso di mascherare le reali attività per consentire l’operatività anche verso i clienti di Stati in cui tali attività erano vietate. Un esempio? Il porno in vari Paesi islamici e le scommesse in certi Stati americani.

Cnb ha risposto a Jp Morgan dicendo che le attività condotte sono legali e che l’avvocato Limat è un soggetto affidabile. Certo è che nell’aprile 2016 la banca britannica ha spiegato di aver esaminato i conti di Limat, decidendo quindi di non consentire più l’utilizzo del conto di corrispondenza Cnb per le operazioni dello stesso avvocato.

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