Le “piaghe” che il 2020 sembra voler riservare all’umanità non sembrano ancora terminate. Dopo la prima crisi avvenuta quest’inverno, infatti, un altro grande nemico della popolazione africana si è presentato nuovamente alle porte, la locusta, famosa per i suoi sciami che divorano quotidianamente aree coltivate grandi quanto intere province. E soprattutto, portare fame e carestie nella zona invasa, che quest’anno copre un territorio che si estende dal Kenya all’India.

Il dramma delle piogge

Si dice spesso – a ragione – che uno dei problemi che vessa l’agricoltura dell’Africa sia la scarsità di piogge, che rende particolarmente difficoltosa la produzione agricola del continente. Tuttavia, in casi come quest’anno dove le piogge sono arrivate anche al di fuori della stagione il risultato è stato catastrofico, con le locuste che hanno trovato l’ambiente perfetto per riprodursi.

In questo scenario, stando a quanto riportato dal Guardian, il rischio è che la piaga venga portata avanti per tutto il 2020, con danni incalcolabili per l’agricoltura del Corno d’Africa, dello Yemen e dell’Asia meridionale. E se poca acqua porta alla distruzione dei raccolti, troppa e soprattutto fuori stagione rinforza le capacità riproduttive degli sciami di locuste, in grado di arrecare gravissimi problemi alle economie dei Paesi colpiti, causando carestie e conseguente aumento del prezzo dei prodotti agricoli.

Una crisi “rotativa” alle porte del Pakistan

Il fenomeno di quest’anno è stato definito come un evento rotativo, in grado di riproporsi a più riprese su tutte le aree attualmente colpite. L’intensità della piaga ha raggiunto delle dimensioni tali per cui qualsiasi mezzo attualmente in possesso delle comunità – come pesticidi e dotazioni aeree per la loro diffusione – non sono sufficienti a fermare l’avanzata delle locuste. E se si considera che il solo Kenya ha subito in questo momento la più grande invasione degli ultimi 70 anni, la dimensione del fenomeno appare particolarmente preoccupante.

In questo momento, lo sciame di più grandi dimensioni è diretto alle porte del Pakistan, Paese già alle prese con il picco dei contagi di Covid-19 che hanno portato all’attuazione di un lockdown che ha messo in ginocchio le famiglie più povere della regione. Secondo le stime effettuate dagli organi locali e riportate da Pakistan Today, i danni attesi dal passaggio delle locuste sono stimati di oltre 8 miliardi di dollari, pari al 75% della produzione totale dell’agricoltura pakistana. E in questo scenario, lo stesso destino è quello che sembra attendere la vicina India, la quale versa in condizioni sostanzialmente speculari a quelle del Paese vicino.

Il dramma dell’aumento dei prezzi

Con la decimazione delle produzioni agricole e con le difficoltà degli allevatori nello sfamare il bestiame, la diretta conseguenza – che si è già potuta verificare nel Sud Sudan – è quella dettata dall’aumento esponenziale dei prezzi dei prodotti che arrivano sui mercati. In una situazione di crisi come quella che si sta attraversando in questo momento la combinazione tra contrazione delle entrate e l’aumento del costo della vita rischia di avere esiti drammatici in tutta l’Africa orientale e nell’Asia meridionale.

Mentre da un lato infatti l’economia sia regolare che informale hanno subito una drastica contrazione a causa delle misure di lockdown e del rallentamento dei commerci, la scarsità di prodotti ha la diretta conseguenza di accrescere il valore degli stessi, dimezzando ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie. Se nelle campagne ciò potrebbe essere in parte mitigato dalla produzione diretta, il vero problema si riversa nelle periferie dei grandi centri abitati, dove le famiglie sono più numerose e non hanno la possibilità di accedere alle risorse necessarie alla sussistenza. E in questo scenario, la popolazione più povera dell’intera area rischia ancora una volta di cadere nella morsa della carestia, con gravi danni che si ripercuoteranno purtroppo anche negli anni a venire.