Dal caviale al foie gras: così la Cina è diventata la regina delle prelibatezze alimentari

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La Cina ha iniziato a conquistare considerevoli quote di mercato nel settore dei prodotti alimentari di lusso tradizionalmente associati alla gastronomia occidentale. L’ultimo grande successo di Pechino riguarda il foie gras, la celebre specialità francese a base di fegato d’anatra o d’oca di cui il Dragone si sta affermando come leader mondiale. I dati diffusi da China International Capital lasciano poco spazio all’immaginazione: il 45% dell’offerta internazionale di questo prodotto, un tempo simbolo indiscusso di Parigi, è oggi nelle mani dei produttori cinesi che riescono a sfornarne circa contro le poco più di 15.000 Made in France. Occhio al prezzo: una fetta di foie gras in un ristorante d’oltre Muraglia costa il corrispettivo di 4-10 dollari contro i 17-46 dollari richiesti mediamente nei locali transalpini.

La Cina sta ottenendo rilevanti successi anche in altri settori alimentari di lusso come quello del caviale (dominato dal gigante asiatico, che ha tagliato fuori Russia e Iran) e dei tartufi (l’export dei tartufi cinesi è più che triplicata dal 2022 a oggi). Che cosa sta succedendo? “Per decenni, tra i consumatori occidentali, il Made in China è stato associato a un prodotto economico, di qualità inferiore e semplice. Nell’ultimo decennio, tuttavia, abbiamo assistito alla nascita di numerosi marchi Made in China che offrono prodotti di alta qualità a un prezzo inferiore”, ha spiegato al Wall Street Journal Even Pay, direttrice della società di consulenza Trivium China ed esperta di agricoltura cinese.

Signori, ecco a voi i prodotti alimentari di lusso… Made in China

Per chi non lo sapesse la Cina, che è già la più grande esportatrice mondiale di caviale di storione e tartufi, adesso si sta espandendo nella produzione di foie gras, olio d’oliva, matcha e vini pregiati.

Ad alimentare questi insoliti boom ci sono almeno quattro fattori: l’economia di scala sulla quale può contare Pechino, la pianificazione centrale guidata dal Partito Comunista Cinese – che stabilisce gli obiettivi a livello nazionale, anche a suon di sussidi, e ne scandisce i tempi di raggiungimento – la geografia del Paese (c’è un clima diverso per ogni necessità) e la crescente domanda interna di simili prelibatezze.

La tecnologia rappresenta invece il plus ultra che ha consentito ai cinesi di affinare strategie e metodi di produzione. Emblematico il caso del caviale: la Cina ha iniziato ad allevare storioni all’inizio del secolo e, come ha sottolineato l’Economist, nel momento in cui scriviamo produce oltre due quinti della produzione mondiale di caviale.

La più grande azienda del pianeta del settore, Kaluga Queen, si è tuffata nel business nel 2006, affidandosi a un lago artificiale, al mantenimento della temperatura delle acque, a una sofisticata rete di tubature per nutrire gli storioni e un bel po’ di droni per monitorare la situazione. Il risultato? Nel 2015 la sua produzione ha toccato le 150 tonnellate, ulteriormente aumentate a 260 nel 2024.

L’ascesa della Cina

Gli efficienti metodi cinesi hanno reso alimenti un tempo esclusivi in prodotti di consumo quasi quotidiano: si tratta di una sfida complessa per un settore variegato che, a livello globale, vale circa 500 miliardi di dollari.

La vastità territoriale di un Paese immenso contribuisce ulteriormente a consolidare il vantaggio del Dragone. Alcuni esempi? Nella soleggiata provincia del Gansu c’è una fiorente industria dell’olio d’oliva, mentre la vicina regione montuosa del Ningxia vengono prodotti vini eccezionali (Italia e Francia, avete capito?). Nel Guizhou, grazie a un mix tra altitudine, umidità e scarsa luce solare, hanno preso forma coltivazioni di tè destinate alla produzione del matcha (il Giappone osserva preoccupato).

Non mancano, infine, prelibatezze alimentari locali. Come il bestiame rosso di Pingliang, una nuova razza bovina di alta qualità allevata in quel di Pingliang, nel Gansu, attraverso una selezione e un perfezionamento costanti, e apprezzata per la sua carne tenera, o il matsutake di Ganzi, un raro fungo selvatico commestibile, originario delle foreste del Sichuan. Il valore dei due marchi? Oltre 3 miliardi di dollari il primo, più di 200 milioni il secondo. Buon appetito a tutti.