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Dal carbone agli hotel: chi sono i 10 miliardari più ricchi del Sud Est Asiatico

Il Sud Est Asiatico si afferma come nuova culla dei super ricchi con una top 10 dominata da magnati indonesiani.

Dimenticatevi per un attimo l’elenco dei paperoni più ricchi della Cina pubblicato ogni anno dall’istituto Huron. Lasciate perdere anche i tycoon indiani presenti nella India’s 100 Richest 2025 di Forbes. La maggior parte di loro è infatti ormai nota nel mondo degli affari occidentali, come i conglomerati che amministrano.

Ha molto più senso dare un’occhiata a cosa succede nel Sud Est Asiatico, nella regione più dinamica del continente, dove svariati governi stanno approfittando della guerra commerciale tra Washington e Pechino per sviluppare le proprie economie. È in un contesto del genere che si inseriscono magnati talvolta sconosciuti alla guida di imperi colpevolmente ignorati da una buona parte dell’opinione pubblica globale.

Ma chi sono i ricconi del Sud Est Asiatico? E in quali settori sono riusciti a sfondare? Due piccoli spoiler: considerando la top 10, ossia i dieci player più importanti, notiamo come quasi la metà sia di provenienza indonesiana, compreso un nome familiare agli italiani, ossia Hartono. Sono proprio loro, al plurale, i fratelli Hartono, Robert Budi e Michael Bambang: i famigerati Tobacco tycoon brothers proprietari del Como che tanto sta incantando gli appassionati di calcio.

Robert Hartono (a destra)

Fate largo ai paperoni del Sud Est Asiatico

Gli Hartono, che non figurano nei primi posti della top 10, sono in buona compagnia. Una compagna formata da miliardari che si sono fatti da soli o da rampolli di note famiglie benestanti. Questi signori sono i principali protagonisti delle industrie del Sud Est Asiatico e, come detto, guidano imperi commerciali vasti e variegati, che spaziano dalle miniere di carbone alle catene di cimiteri, dall’olio di palma ai veicoli elettrici.

Al primo posto, secondo i dati di Bloomberg, troviamo Prajogo Pangestu, il re del legname diventato magnate dell’energia. È il fondatore e presidente della Barito Pacific, la più grande azienda petrolchimica indonesiana, viene dunque dall’Indonesia, ha 81 anni e un patrimonio complessivo di 43,9 miliardi di dollari, aumentato di 14,2 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno. Nel 1979 ha fondato Barito Pacific Timber, che in seguito si diversificò nei settori della cellulosa, della carta e dell’ospitalità, prima di concentrare il suo core business sulla produzione di energia e sulla produzione petrolchimica.

Al secondo posto troviamo il tycoon del carbone Low Tuck Kwong (24,9 miliardi), anche lui indonesiano, fondatore di Bayan Resources, un’azienda produttrice di carbone e gestore portuale con sede a Jakarta.

Il gradino più basso del podio è occupato invece da un filippino, un asso del settore immobiliare ed ex politico: Manuel Villar (22,6 miliardi). Gran parte della sua fortuna deriva dalla sua quota di maggioranza in Golden MV Holdings, la società fornitrice di servizi immobiliari e di assistenza funebre da lui fondata nel 1982. La società gestisce una delle più grandi catene di cimiteri e parchi commemorativi delle Filippine, un grosso business nel Paese.

Manuel Villar

Affari in crescita

La top 10 prosegue con Sukanto Tanoto (21 miliardi), indonesiano, fondatore del conglomerato manifatturiero Royal Golden Eagle, operativo nei settori dell’energia, dell’olio di palma, del tessile e del legname. Quinto posto per il malese Robert Kuok (20,9 miliardi), proprietario del Kuok Group, che comprende Wilmar International, la più grande raffineria di olio di palma al mondo, e la catena di hotel Shangri-La.

I fratelli e i magnati del tabacco Robert Budi (20,2 miliardi) e Michael Bambang Hartono (18,6 miliardi) sono rispettivamente il sesto e l’ottavo individuo più ricco del Sud Est Asiatico. Sono comproprietari del Djarum Group, che produce circa il 14% delle sigarette prodotte in Indonesia.

Settimo posto per il magnate immobiliare vietnamita Pham Nhat Vuong (19 miliardi), fondatore e presidente di Vingroup, un conglomerato con sede ad Hanoi con interessi nei settori immobiliare, commercio al dettaglio, produzione automobilistica e assistenza sanitaria.

Chiudono la classifica Anthoni Salim (16,2 miliardi), a capo del Salim Group, il conglomerato multisettoriale indonesiano, e Li Xiting (13,5 miliardi), presidente del principale produttore cinese di dispositivi medici, Shenzhen Mindray Bio-Medical Electronics, attivo a Singapore.

I mall: una parte dell’impero di Vingroup

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