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Da Vibo Valentia al mondo: Caffo acquista Cinzano e consolida il Made in Italy

Da Vibo Valentia al mondo: Caffo acquista Cinzano e consolida il Made in Italy facendo economia di scala settoriale.

Una storia italiana, una storia di un Mezzogiorno che sa fare impresa e consolidarsi nel capitalismo tascabile delle eccellenze del Made in Italy: Caffo, l’azienda calabrese nota per la produzione dell’Amaro del Capo, ha comprato il marchio del Cinzano dal gruppo Campari e ha consolidato la sua filiera di marchi, investendo 100 milioni di euro per un potenziamento industriale tutt’altro che secondario.

A suo modo, è uno di quei corsi e ricorsi storici che spesso l’economia italiana presenta. Cinzano è un’azienda piemontese produttrice di vini, vermouth e spumanti e viene acquisita da un gruppo calabrese, ribadendo il legame tra quei territori che in passato furono percorsi da decine di migliaia di abitanti della regione più meridionale della Penisola che cercarono fortuna nel Nord-Ovest tra le industrie e la manifattura e oggi vedono il capitalismo tascabile di Caffo acquisire il gruppo da una multinazionale strutturata come Campari. O meglio, da Davide-Campari N.V., la holding olandese che controlla la società nativa di Milano, 2,9 miliardi di euro di fatturato nel 2023 e 330 milioni di euro di utili, oltre tre volte il fatturato dell’azienda di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, a cui oggi vende il suo marchio.

L’espansione parte dal Sud

Nuccio Caffo, amministratore delegato del Gruppo Caffo 1915, erede della distilleria nota per il Vecchio Amaro del Capo e oggi strutturatasi su molti prodotti di peso (Elisir San Marzano Borsci, Liquorice, Amaro Santa Maria al Monte, Petrus), ha spiegato a Forbes le ragioni che hanno promosso un’operazione tanto ambiziosa, affermando che “a differenza di altre acquisizioni simili ma circoscritte a pochi mercati, questa operazione ci permette di consolidare la nostra presenza globale e al contempo di accelerare in mercati chiave”, mostrando dunque le volontà di espansione di un’azienda del Sud in cerca di nuovi mercati.

Per Nuccio Caffo, “in Germania, ad esempio, la nostra filiale diventerà la prima del gruppo grazie all’eredità Cinzano; in Spagna, la nostra recente filiale potrà contare su un marchio già ben radicato, soprattutto nei Vermouth e nel Bitter Soda”. I marchi italiani in molti settori legato alle bevande stanno assistendo a un consolidamento attivo, come ha dimostrato già nel 2021 il “matrimonio” trans-gardesano tra lo spumante Ferrari, trentino, e l’acquisita bresciana Tassoni, produttrice dell’omonima cedrata in seno al gruppo Lunelli.

L’integrazione verticale dei business aiuta a creare identità di brand, a fare economia di scala sui costi di promozione e a sanare inefficienze interne: l’uovo di Colombo in settori come quello enologico e degli alcolici, ma in generale delle bevande di pregio, è mantenere l’identità in una scalabile struttura industriale che sappia competere nel Paese e all’estero. Caffo ci prova, e lo fa da Vibo Valentia, provincia di cui rappresenta l’eccellenza economica assieme a Callipo, produttore dell’omonimo tonno di pregio. Il Made in Italy si consolida non solo tramite il particolarismo ma anche tramite le alleanze e la capacità di rafforzarne le potenzialità economiche e di reddito: “piccolo è bello” non vale più come un tempo. E tanti lo stanno capendo.

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