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Da partner a rivali: la Germania riconsidera i rapporti economici con la Cina

Da partner a rivali: la Germania riconsidera i rapporti economici con la Cina. La rischiosa scommessa di Merz.

Una revisione radicale dei rapporti tedeschi con la Cina è in arrivo. L’esecutivo di Friedrich Merz sta lavorando a una risoluzione che dovrà posizionare il rapporto Berlino-Pechino nel quadro di un “contesto commerciale e geopolitico mutato” istituendo una commissione comprendente il gotha dell’analisi economica, dell’imprenditoria e del mondo produttivo germanico per ricostruire una “China Policy” della Germania all’altezza di tempi sempre più caotici.

Cina, Merz archivia l’era Merkel

Si mette definitivamente una pietra tombale su uno dei vecchi progetti di Angela Merkel, quello della “GeCina” da pensare come espansione del rapporto consolidato tra la Germania e la Russia (“GeRussia”) mettendo Berlino al centro di una duplice complementarietà con le potenze principali esterne all’Occidente sul piano energetico (Mosca) e industriale (Pechino). L’onda lunga della competizione economica e tecnologica, il focus di Merz sul riarmo di Berlino e la volontà del Paese di mantenere unito l’Occidente geopolitico chiamano un approccio più assertivo.

Parliamo di un distacco che viene da lontano, da quando nel 2016 la volontà cinese di scalare colossi tedeschi come Kuka e Aixtron mostrò la fragilità dell’approccio “Wandel durch Handel” (“cambiamento attraverso il commercio”) della Cancelliera. Come ha fatto notare il Center for European Policy Analysis (Cepa), “la Germania forniva tecnologia, macchinari ed esperienza manifatturiera, mentre la Cina forniva manodopera a basso costo, buone infrastrutture e condizioni favorevoli sulle vendite di terreni e sulle aliquote fiscali, spesso negoziate con le amministrazioni locali”. La complementarietà ha aperto il mercato cinese alla Germania. Un esempio? Nel 2018 Volkswagen aveva il 40% del suo giro d’affari in Cina (ora sceso al 33% per le pressioni competitive).

Germania e Cina, da partner a rivali

Nel 2019 la grande sfida strategica sulle reti 5G e le pressioni americane sull’Europa per chiudere a colossi come Huawei e Zte nelle loro integrazioni strategiche alzarono il livello del confronto, nel 2020 il Covid-19 amplificò le tensioni geoeconomiche e geopolitiche e negli anni successivi l’ascesa del caos globale seguito all’invasione russa dell’Ucraina, all’esplosione di crescenti tensioni commerciali e all’emersione delle rivalità sistemiche sull’intelligenza artificiale e le catene del valore hanno fatto il resto. Inoltre, la Cina ha potuto soppiantare la Germania come colosso globale della produzione in molti settori dove Berlino ha tradizionalmente pensato a una convergenza con Pechino: l’auto elettrica, i macchinari industriali, la produzione eolica e fotovoltaica sono chiari esempi.

Come fa notare il Georgetown Journal of International Affairs:

La vera sfida è nel mercato europeo interno della Germania, dove l’industria tedesca ha perso quote di mercato a favore dei rivali cinesi nei prodotti industriali sofisticati. La quota cinese delle importazioni UE nel settore elettrico, ad esempio, ha da tempo superato quella tedesca. La Cina ha superato la concorrenza tedesca anche nel settore fotovoltaico e delle batterie elettriche ed è probabile che lo faccia di nuovo nell’energia eolica e negli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno. I beni avanzati rappresentano ora circa i tre quarti di tutte le esportazioni cinesi verso l’UE; nel 2000 ne rappresentavano solo la metà.

“La strategia cinese di Berlino del 2023 ha segnato una svolta cauta, riducendo le dipendenze e ponendo l’accento sulla competizione, preservando al contempo la cooperazione nelle sfide globali”, nota l’Atlantic Council, aggiungendo che nel passaggio dal governo di Olaf Scholz a quello di Friedrich Merz “la Germania si è allineata maggiormente all’agenda di de-risking dell’Unione Europea, eliminando il termine “partnership” dalla sua retorica sulla Cina e sottolineando competizione e rivalità”.

Merz tra Cina e Usa

Risulta quantomeno interessante sottolineare come Merz, in nome della spinta a un confronto più muscolare con Pechino, sia sostanzialmente pronto ad affrontare una sfida sistemica a tutto campo per la Germania, chiamata da un lato ad affrontare da anni la strisciante guerra economico-industriale americana, condotta contro la supremazia produttiva di Berlino da Barack Obama, Donald Trump e Joe Biden con mezzi diversi (controlli sulle aziende tedesche, dazi, investimenti strategici) e dall’altro decisa ora ad aprire con decisione, in maniera esplicita, il fronte cinese.

Tutto questo mentre tra incertezze industriali e prospettive strategiche tutte da definire per l’Europa Berlino corre a fari spenti in una partita che vuole giocare dopo la caduta di molti capisaldi geoeconomici e di sistema: la fine del gas russo a basso prezzo, l’inizio della rivalità commerciale con Pechino, il termine della certezza della garanzia di difesa statunitense. Ci sono tutti i presupposti per una lunga e duratura incertezza.

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