Lo scontro europeo sul Recovery Fund, il fondo speciale che dovrebbe aiutare le economie dei vari Paesi membri a risollevarsi dopo la crisi provocata dalla pandemia di Covid, ha generato una spaccatura nel cuore del continente. Abbiamo ormai imparato a conoscere i due schieramenti.

Da una parte troviamo i Paesi frugali, così definiti perché estremamente attenti alle regole di bilancio, rigoristi e per niente desiderosi di concedere prestiti a fondo perduto; dall’altra ecco il blocco di quei Paesi che invece spingono al massimo sull’approvazione extra large del Recovery Fund.

Ai Falchi Austria, Svezia, Olanda e Danimarca, alla cui posizione, nelle ultime settimane, pare essersi aggiunta anche l’Ungheria, possiamo contrapporre la visione sposata, tra gli altri, da Italia, Spagna, Germania e Francia. Se i primi non vogliono in nessun modo “regalare” – dicono loro – soldi agli indebitati partner, i secondi stanno cercando di trovare una quadratura del cerchio per attivare al più presto il fondo speciale, uno degli strumenti messi sul tavolo da Bruxelles.

L’atteggiamento dei “frugali”

Fino a questo momento sono state analizzate le posizioni dei Paesi frugali. Nessuno, tuttavia, ha mai indagato a fondo le motivazioni che spingono questi governi ad abbracciare una visione così rigida dell’economia europea. Altro che solidarietà tra membri all’interno dell’Ue: ognuno, a sentire i frugali, deve imparare a camminare con le proprie gambe.

Certo, è vero: Germania e Francia hanno proposto il Recovery Fund per ridare ossigeno agli Stati più colpiti dall’epidemia perché senza di loro l’Europa si frantumerebbe in mille pezzi e verrebbero meno gli interessi di Parigi e Berlino. Ma questa spiegazione non può bastare per spiegare la reazione del Fronte del Nord (altro termine utilizzato per indicare i frugali).

Dietro a una motivazione politica ed economica, sottolinea Repubblica, c’è qualcos’altro. Prendiamo, ad esempio una vecchia dichiarazione dell’ex ministro delle finanze olandese, Dijsselbloem, che, riferendosi all’Italia, spiegò che ”non si possono spendere tutti i soldi in bevute e donne e poi chiedere aiuto”.

Una spiegazione culturale

Il tema politico, dicevamo, è rilevante fino a un certo punto. D’altronde l’olandese Rutte è un liberale come Macron, l’austriaco Kurz è del Ppe, proprio come Merkel, e la danese Frekeriksen e lo svedese Lofven sono socialdemocratici come lo spagnolo Sanchez. Il tema economico conta, ma fino a un certo punto. Anche perché un ipotetico collasso dell’Ue provocato dai Paesi più indebitati causerebbe seri danni anche ai frugali.

In realtà, per avere un quadro più completo, bisogna analizzare motivazioni storiche e culturali – ben radicate nel tempo – che possono in un certo senso giustificare la posizione del Fronte del Nord. I quattro Paesi frugali per eccellenza hanno interpretato la cosiddetta scelta europea in base un calcolo tra il dare e l’avere. L’identità non conta, o se conta è comunque posizionata in secondo piano.

Detto altrimenti, sembra quasi che per i Falchi del Nord l’Europa sia funzionale soltanto finché conviene; in caso contrario bisogna attaccarla a testa bassa. Il senso di superiorità dei Paesi frugali sta emergendo più forte che mai nella contesa relativa al Recovery Fund. Il ragionamento dell’Olanda, piuttosto che della Svezia, potrebbe essere così riassunto: dal momento che il mio Paese può contare su parametri economici migliori rispetto alla media europea, perché devo sacrificare tutto per aiutare chi non si è mai messo in gioco? Insomma, puro e semplice senso di superiorità.

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