Oltre all’epidemia di coronavirusnelle ultime settimane, la guerra del petrolio e il duello sui prezzi tra Arabia Saudita e Russia è stata la crisi che ha maggiormente perturbato i mercati finanziari globali e aperto fronti di problematicità nel contesto globale.

Il prezzo del greggio, sia nelle quotazioni del Brent che in quelle Wti, continua ad avvitarsi verso il basso. Nella sola sessione borsistica di mercoledì 18 marzo prezzi del greggio il Brent ha perso l’11,6%, arrivando a poco più di 25 dollari al barile, mentre il Wti è addirittura crollato del 24%, a 20,74 dollari al barile. Oggi il Brent, principale benchmark di listino, è a 23 dollari al barile, un dimezzamento rispetto a due mesi fa che fa tornare alla mente la crisi energetica seguita alla guerra dello Yom Kippur nel 1973.

Le compagnie energetiche rischiano di trovarsi di fronte alla tempesta perfetta: da un lato la Scilla della guerra russo-saudita; dall’altro, la Cariddi della crisi economica. Avviata da un blocco dell’economia reale che riduce la domanda di greggio in campo industriale, nel settore dei trasporti, nel campo della generazione elettrica, nella distribuzione retail. Tanto da mandare in allarme consorzi come l’italiana Federpetroli, che ha segnalato come nella settimana 6-13 marzo i distributori della rete italiana abbiano venduto, in media, 2.000 litri di carburante, con un crollo rispetto alla media dell’80%.

In Italia Eni, sottolinea Il Messaggero citando l’agenzia Teleborsa, si è adoperata per sottoscrivere un importante accordo con i gestori della rete di distributori nazionale per “implementare una serie di misure volte a contenere le difficoltà di mercato derivanti dall’impatto del coronavirus, e a garantire la continuità della fornitura di un servizio essenziale per il Paese”. Eni concederà ai distributori un taglio nei quantitativi minimi ordinabili, dilazioni nei pagamenti delle forniture e un congelamento dei canoni di affitto e locazione delle stazioni. La discesa del prezzo della benzina sotto gli 1,50 euro al litro rischia di erodere sensibilmente margini già risicati: mediamente un distributore guadagna 3 centesimi al litro in caso di rifornimento self-service 5 centesimi in caso di servizio.

Il nuovo scenario, come spiega La Verità, potrebbe perturbare tutta la filiera. Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, ha dichiarato a Radio Radicale che “è come se tutti i negozi di maglioni invece di vendere un capo a 100 euro, dovrebbe scontarlo di colpo a 10 euro perché nell’ultima settimana il costo della lana è diminuito vertiginosamente”. Un eccesso di ribasso dei prezzi in una fase in cui il mercato è volutamente inondato da un surplus notevole di offerta di greggio rischia di spiazzare il sistema energetico e di neutralizzare coi danni al settore oil and gas l’eventuale volano favorevole del basso costo delle materie prime per la promozione di politiche anticicliche in un Paese importatore come l’Italia.

Colossi come Eni dovranno anche valutare la tenuta della loro posizione in Paesi come la Libia, dove gli accordi locali dipendono dalla rendita petrolifera, e dalla crisi attualmente in corso potrebbero ricevere un’ulteriore spinta alla decisiva transizione verso la dominazione del gas naturale nel loro mix energetico. Richiamando dunque l’Italia a recuperare quel ruolo nella politica energetica internazionale a cui ha abdicato, negli ultimi anni, per incertezze e ignavia. Nell’agenda del rilancio del Paese dopo il coronavirus andrà inserita, ai primi posti, anche un’efficiente politica energetica. Capace di porre al riparo dalle fluttuazioni del greggio il sistema produttivo nazionale.

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