Cripto, la miniera d’oro di Trump: quasi 1,5 miliardi di guadagni dal ritorno alla Casa Bianca

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Le criptovalute stanno facendo felice e sempre più ricco il presidente statunitense Donald Trump dal ritorno alla Casa Bianca. Trump, che formalmente non gestisce direttamente i business di famiglia da quando è tornato alla Casa Bianca, ha incassato 2,2 miliardi di dollari nel 2025 secondo i dati pubblicati nell’annuale dichiarazione finanziaria del presidente, un valore tre volte e mezzo superiore ai 622 milioni ricavati l’anno precedente. Di questi, la parte del leone la fanno le attività legate alle criptovalute, che hanno portato un incasso di 1,4 miliardi di dollari per il presidente, che rafforza il suo status di persona più facoltosa mai entrata alla Casa Bianca.

I business di The Donald si sono mossi al confine tra affari, influenze personali e politica in un contesto che spesso ha portato all’accusa di conflitto d’interesse tra le varie sfere dell’amministrazione e la famiglia stessa di Trump. Donald Jr. e Eric, i figli più attivi di Trump, portano in particolar modo avanti le attività di World Liberty Financial, organizzazione attiva nella promozione della finanza decentralizzata, in cui uno dei soci d’affari è Zach Witkoff, figlio di Steve, stretto alleato di Trump e inviato speciale per la risoluzione delle crisi in Medio Oriente in primo piano nella diplomazia globale assieme a Jared Kushner, genero del presidente. L’azienda legata alla famiglia Trunp ha venduto il 49% del capitale a fondi emiratini legati allo sceicco Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, consigliere per la sicurezza nazionale del governo di Abu Dhabi, attivo nel coordinarsi con Washington in settori come l’innovazione e l’IA.

Il Financial Times ricorda, inoltre, che la vendita di token della Wlf ha garantito 526,8 milioni di dollari di incassi al presidente e che 635 milioni di dollari di royalties sono arrivati per cripto celebrative. Questo va di pari passo con una posizione molto forte e aperturista sul settore delle criptovalute, con in particolare un’attenzione alle stablecoin e alla spinta all’accumulazione di dollari e T-Bond come controvalore per coloro che le detengono in portafoglio utilizzata come strumento per difendere il debito americano.

Make America Great Again da un lato, fare la ricchezza dei Trump ancor più grande dall’altro: il Ft nota che le dichiarazioni pubbliche di Trump, messe nere su bianco, alimenteranno un forte dibattito sul potenziale conflitto d’interessi tra sfere del potere pubblico e privato americano. Per il New York Times, invece, non solo di cripto bisogna parlare per questo problema: “L’azienda di famiglia del presidente, la Trump Organization, ha infatti sfruttato la popolarità di Trump in alcune parti del mondo, concedendo in licenza il nome Trump a proprietà in Paesi cruciali per gli interessi di politica estera degli Stati Uniti, tra cui l’Arabia Saudita e il Qatar”, nota il quotidiano della Grande Mela.

Il business di Trump, insomma, unisce politica e affari in un contesto in cui tutta la famiglia del presidente si muove come “corte” in una commistione peculiare di interessi politici, opportunità di business e confusione tra Stato e settore privato. Segno dei tempi che viviamo: presidente e principe-mercante, Trump ha fatto del suo nome un brand, del suo brand un veicolo di successo imprenditoriale e politico, di questo successo un mito fondativo della sua personalità. Ora sta chiudendo il cerchio. Il conflitto d’interesse che appare all’esterno per Trump apparirà, semplicemente, come il naturale compimento delle cose.