Credit Agricole √® sempre pi√Ļ interessata a acquisire il controllo di¬†Banco Bpm¬†in un’operazione che segnerebbe un nuovo stadio di avanzamento della¬†finanza francese in Italia. Il gruppo nato nel 2017 tra la fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano, oggigiorno terzo in Italia per asset gestiti e volume d’affari, con un attivo di circa 170 miliardi di euro e quasi 4 milioni di correntisti, √® pronto a entrare nell’orbita del gigante francese, che nel nostro Paese controlla una folta rete di ex banche territoriali che fa capo a¬†Cariparma. Credit Agricole, terza banca in Europa per asset (ne maneggia 2 trilioni di euro) dopo Hsbc e Bnp Paribas, punta ad espandersi nel nostro Paese fondendo con l’istituto di Piazza Meda¬†la succursale italiana della banca di Montrouge¬†(ottava istituzione finanziaria in Italia per dimensione), facendo nascere un’alleanza che per dimensione supererebbe Unicredit per quota di mercato alle spalle della sola¬†Intesa San Paolo.

Come fa notare¬†StartMag,¬†“dall‚Äôunione di Banco Bpm e Cr√©dit Agricole nascerebbe un gruppo con 32mila dipendenti e, stando ai bilanci chiusi il 31 dicembre 2019, 6 miliardi di euro di proventi operativi e oltre 1,1 miliardi di utile netto. Al secondo trimestre di quest‚Äôanno gli asset totali dei due gruppi superavano i 252 miliardi”. L’unione creerebbe un polo fortemente concentrato nelle aree pi√Ļ importanti dell’economia italiana, ovvero il triangolo Lombardia-Veneto-Emilia Romagna. Un gruppo che avrebbe modo di consolidare su binari paralleli a quelli gi√† esistenti l’asse finanziario che lega la Francia agli ambienti economici milanesi e che recente, forse per la prima volta, l’Italia era riuscita a concretizzare in una mossa da pari grado nel contesto dell’acquisizione da¬†Piazza Affari ad opera di Euronext,¬†mediata col sostegno di¬†Intesa San Paolo¬†e¬†Cassa Depositi e Prestiti.

E proprio la banca di Ca’ dei Sass √® stata capace di dare il l√† al consolidamento bancario attualmente in atto in Italia. Con l’acquisto di¬†Ubi¬†Intesa ha infatti posto in essere un’operazione di fusione senza precedenti nel mercato nazionale, che ha aperto la strada a un aumento del numero di¬†fusioni e acquisizioni¬†(M&A) nel contesto nazionale. Nelle scorse settimane Llad di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, intervenendo a un convegno, ha ribadito la necessit√† per tutti i gruppi bancari, in primis per Piazza Meda, di pensare all’M&A come percorso di sviluppo, e immediatamente dopo si √® aperta la strada per un inserimento di Bpm nella galassia Credit Agricole, sulla scia di un’operazione tutt’altro che ostile come √® stata quella di Intesa su Ubi.

Credit Agricole Italia,¬†guidata da¬†Giampiero Maioli¬†(in sella come ad dal 2010), √® gi√† socia di Bpm in Agos, ¬†la societ√† di credito al consumo che vede l‚Äôistituto di piazza Meda al 39% e i francesi che controllano il restante 61%, e secondo quanto riporta il¬†Corriere della Sera¬†la fusione potrebbe essere completata entro la prossima primavera. Solide ragioni “industriali” sembrano spingere perch√® il matrimonio si faccia, ma dal lato delle istituzioni italiane non pu√≤ mancare quel doveroso esercizio del potere di scrutinio sugli investimenti esteri che in questi casi √® necessario. Il¬†golden power¬†consente all’esecutivo di stoppare qualsiasi investimento ritenuto dannoso per la sicurezza economica nazionale, mentre il¬†Copasir¬†√® gi√† in trincea per scrutinare attentamente l’operazione.

Il compromesso che Credit Agricole e Bpm stanno cercando dovrebbe evitare una scalata pericolosa per il nostro tessuto finanziario, e secondo quanto riporta il quotidiano di via Solferino andrebbe nella direzione della nomina di un management prevalentemente italiano, come accaduto col dossier Piazza Affari-Euronext: “Sarebbe gi√† definito anche l‚Äôorganigramma, con Giampiero Maioli presidente e Giuseppe Castagna amministratore delegato. Rimarrebbe escluso dalle posizioni di prima fila l‚Äôattuale presidente del Banco Bpm, Massimo Tononi che, dopo le presidenze di Mps e Cdp, potrebbe lasciare piazza Meda forte del contributo alla creazione di un colosso nazionale del credito”.

Il mercato bancario italiano si √® messo in moto. Intesta ha acquisito Ubi, Bper prevede l’acquisto di alcune filiali che saranno cedute dopo il merger tra i due gruppi, Unicredit tratta Mps e si prepara sul fronte transnazionale l’operazione Credit Agricole-Bpm. Il risiko √® attivo e la nuova suggestione riguarda il possibile matrimonio fra una popolare e una ex popolare, Banca Popolare di Sondrio e Credito Valtellinese. A tutti i livelli, dopo l’uragano coronavirus, la finanza cerca nel consolidamento e nelle alleanze strategiche la via d’uscita dalle possibili conseguenze pi√Ļ nefaste del “contagio economico”: crisi di liquidit√†, valanghe di crediti deteriorati, scarsa capillarit√† nel rapporto con le imprese, debolezza di fronte agli shock. Al governo e ai regolatori il compito di evitare che queste mosse finiscano per aprire la strada a uno shopping selvaggio dei nostri asset strategici. Ma perlomeno nel caso dei legami Credit Agricole-Bpm il rischio non sembra sussistere.

 

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