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Rassegna stampa di oggi, lunedì 8 novembre. Questa mattina, l’Independent apre con lo scandalo Owen Paterson, il deputato conservatore accusato di aver infranto le regole di lobbying per i parlamentari. Politica interna. Il Guardian apre con Xi Jinping e la sua visione per una nuova Cina. Esteri. Lo Spectator con un approfondimento sui bitcoin. Economia. Il Financial Times con Musk che pensa di vendere il 10% di Tesla. Economia bis. Il Daily Mail, invece, dà spazio al video di una dipendente del sistema sanitario nazionale licenziata perché ha rifiutato il vaccino. Dobbiamo arrivare a un tabloid, il Daily Mail appunto, per leggere un articolo riguardante la pandemia. Questo perché, come nota Il Corriere della Sera con un briciolo di disappunto, nel Regno Unito “il Covid è praticamente scomparso dalla conversazione pubblica. Sui giornali si fa fatica a trovare qualche articolo dedicato alla pandemia”. Come mai?

Perché la gestione del Covid-19 da parte dei politici e dei media britannici è stata diversa. Non per forza migliore, sia chiaro. Almeno all’inizio. Sono i primi mesi del 2020 quando il mondo viene investito dal virus. L’Italia di Giuseppe Conte finisce in lockdown, mentre il primo ministro Boris Johnson, che si sente un novello Winston Churchill, promette ai britannici una nuova guerra da vincere. La sua decisione, per quanto epocale e controcorrente, è un flop. Una vera e propria Dunkirk. Qualche settimana dopo, Bojo deve fare marcia indietro ed ammettere che non è possibile andare avanti così e che il lockdown è ormai necessario. Sono mesi di lacrime e sangue. Il governo britannico avvia una massiccia campagna vaccinale accompagnata da pochissime restrizioni. Il dibattito sul green pass dura pochissimo. Tutti, dai conservatori ai laburisti, affermano che la libertà non può essere limitata in alcun modo e ricordano il primato della politica sulla scienza. Un rischio. I contagi cominciano così a crescere, fino ad arrivare agli oltre 50mila delle scorse settimane.

I labour chiedono a Johnson di passare al piano B. Maggiori restrizioni e Green Pass, ma lo scapigliato primo ministro non ne vuole sapere nulla. Tira dritto. E, forse, ha ragione. Oggi i contagi sono “solo” 30mila al giorno e il picco sembra ormai passato. Scrive Il Corriere: “Sembra evidente che in Gran Bretagna hanno un approccio filosoficamente diverso: in Europa di fatto pare che si punti al ‘Covid zero’, una strategia che a Londra è considerata palesemente assurda; i britannici hanno accettato che il Covid è ormai una malattia ‘endemica’, con la quale bisogna convivere. D’altra parte, non è di gran lunga la prima causa di morte: ben avanti vengono i tumori, gli ictus, gli infarti, le altre malattie respiratorie… E allora, l’importante per loro è che non ci sia una pressione insostenibile sul sistema sanitario nazionale: finché ci sono letti liberi negli ospedali e non muore troppa gente, il resto conta poco”. Una posizione di buonsenso (arrivare a zero casi è infatti impossibile) e un azzardo (siamo purtroppo abituati alle vampate di contagi del Covid-19), che pare premiare. È vero che i contagi nel Regno Unito sono in crescita, ma il numero di ospedalizzazioni e dei posti occupati in terapia intensiva è sotto controllo.

Il modello britannico non è affatto in crisi, a differenza di quanto affermato da Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, in un’intervista a Repubblica. Si tratta semplicemente di un modello diverso, che può piacere o meno ma che si sta rivelando efficace, almeno per i fedeli della Regina. E che ha permesso all’economia di tornare a correre, con una crescita annua del 6,5%. Ad oggi Johnson sta vincendo la sua battaglia. Ma la guerra è ancora lunga.