Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Vietati i cambi di equipaggi, quarantena obbligatoria di sette settimane per i marittimi cinesi di ritorno dall’estero e quarantena stringente pure per chiunque decida di entrare nel Paese, imprenditori e uomini di affari compresi. A distanza di quasi due anni dallo scoppio della pandemia di Sars-CoV-2, e nonostante i vaccini, la Cina continua ad adottare il pugno di ferro nel tentativo di debellare definitivamente il Covid dal proprio territorio.

La politica “Zero Covid” impiegata da Pechino può essere analizzata da due differenti prospettive. Se da un lato questo modello si è rivelato efficace per neutralizzare i contagi in patria, combinando i rigidi controlli interni con gli asfissianti filtri destinati ai viaggiatori provenienti dall’estero, dall’altro sta generando diversi problemi alle catene di approvvigionamento globali. Le misure brandite dal Dragone come una spada, avranno sì limitato la diffusione del virus oltre la Muraglia, ma hanno anche causato importanti effetti a cascata nella supply chain dell’economia mondiale.

Giusto per fare un esempio, armatori e manager sono costretti a deviare le loro navi per evitare le restrizioni cinesi, ritardando le spedizioni e i cambi di equipaggio. L’allarme più esplicito arriva da Bloomberg, che ha sottolineato come le “politiche sempre più estreme della Cina” nella lotta contro il Covid ostacolino la piena ripresa del settore marittimo, stiano danneggiando i porti e svuotando gli scaffali dei supermercati di tutto il pianeta.

Effetti a catena

Le restrizioni di Pechino influiscono non solo sui viaggiatori, considerati possibili veicoli di contagio, ma anche sulle operazioni navali legate alle catene di approvvigionamento globali. Da questo punto di vista, l’impatto cumulativo del modello cinese Zero Covid ha iniziato a provocare preoccupanti interruzioni. Anche perché il Dragone risulta essere ancora oggi il più grande esportatore mondiale, nonché hub chiave per l’industria delle spedizioni. Ma come coniugare queste peculiarità – che in un periodo normale sarebbero state un pregio non da poco – con la volontà di azzerare il contatore dei nuovi contagi quotidiani?

Nelle ultime settimane, le autorità cinesi hanno bloccato 34.000 persone a Shanghai Disneyland per effettuare test obbligatori. Una scuola di Pechino è stata costretta a ospitare durante la notte i bambini della scuola elementare dopo che un insegnante è risultato positivo. Come se non bastasse, la definizione di “contatto ravvicinato” si è adesso estesa a persone separate anche da un chilometro di distanza. Traslando simili restrizioni al campo delle spedizioni, è facile intuire perché le catene di approvvigionamento globali rischiano di congelarsi a meno di un mese dalle festività natalizie. I gestori e gli operatori navali continuano a chiedere alla Cina di allentare le sue restrizioni, ma difficilmente Pechino allenterà la presa. Almeno, non nell’immediato.

Il pugno duro di Pechino

Le recenti restrizioni nei porti cinesi hanno “preso di mira” gli equipaggi cinesi. I membri devono sottoporsi a una quarantena di tre settimane prima del loro ritorno in Cina, seguita da altre due settimane di isolamento al porto di arrivo e altre due settimane nella loro provincia, prima che possano ricongiungersi con le loro famiglie. Le normative cinesi sono in continua evoluzione, e cambiano con il mutare della situazione Covid locale. In ogni caso, l’interesse principale dei porti del Dragone sembra coincidere con le questioni sanitarie più che con quelle economico-commerciali.

“La Cina è un problema importante. Stanno facendo un buon lavoro nel tenere a bada il Covid, ma a costo di non far entrare i marittimi”, ha spiegato Bjorn Hojgaard, amministratore delegato del gestore navale Anglo-Eastern Univan Group e presidente dell’Associazione degli armatori di Hong Kong. Ci sono casi in cui i ritardi delle navi sono di poche ore, ma in altre circostanze questi ritardi possono durare giorni o settimane. Il punto è che la Cina è determinata a raggiungere l’obiettivo zero Covid a qualsiasi costo, e non rilasserà i regolamenti. Al contrario, Pechino potrebbe persino inasprire i provvedimenti a causa delle Olimpiadi invernali previste per il prossimo febbraio.

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