Così Intesa si chiama fuori dal risiko e si consolida come banca di sistema

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Finora, nel risiko bancario italiano ha fatto molto discutere l’atteggiamento sornione della prima banca italiana per asset gestiti, Intesa Sanpaolo. L’istituto di Corso Inghilterra ha continuato con la sua rotta mentre nel 2025 i grandi gruppi si sfidavano tra scalate, manovre politico-finanziarie, consolidamenti: guidance solida, aumento dei ricavi, focalizzazione sui fondamentali finanziari in Italia e all’estero, presentazione di un’immagine di stabilità strutturale.

Il Ceo Carlo Messina lo ha detto chiaramente lunedì, presentando i risultati finanziari per il 2025 di Intesa, forte di 9,3 miliardi di euro di utili, in crescita di oltre il 7% sul 2024, e facendo capire tre questioni fondamentali. Primo, Intesa non si sente sfidata dalla crescita di rivali come Unicredit e si intende come banca di sistema, che entra per comandare laddove acquista (come successo con Ubi nel 2020-2021) e non vuole strappi nel suo avanzamento.

L’espansione di Intesa

Secondo, la sua espansione sarà all’estero principalmente tramite acquisizione di reti di promotori e di private banker per aumentare la sua allure continentale perché “la principale sfida a medio termine – scrivono gli analisti di Merryll Lynch – sarà come esportare la sua storia di successo al di fuori dell’Italia”. Infine, Intesa Sanpaolo indica nel ruolo di sostegno allo sviluppo sistemico del Paese una sua rotta. 374 miliardi di euro di crediti all’economia reale dal 2026 al 2029, 260 in Italia direttamente alle imprese: “Questo è il Pnrr di Intesa Sanpaolo”, ha detto Messina presentando le strategie future del gruppo.

In altre parole: finisce il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ma Corso Inghilterra fa capire che c’è ed è pronta ad agire. Mandando un triplice messaggio. Alle rivali, sfidate su analoghi parametri e a presentare la propria capacità di sviluppo di sistema. All’economia reale, perché vedano in Intesa un motore di sviluppo. Infine, alla politica. Mentre il governo di Giorgia Meloni nel 2025 ha provato a tessere una fitta rete tra istituzioni e finanza, Intesa è rimasta in disparte. O meglio, ha continuato a essere sé stessa, in un contesto in cui finora nessun sommovimento politico ha cambiato profondamente l’assetto patrimoniale, il rapporto con le fondazioni bancarie che ne sono il cuore pulsante, il ruolo primario nel mercato.

Il messaggio di Messina e Intesa a Meloni

Il messaggio di Messina e il riferimento al post-PNRR è netto. Come scritto su Mow, “in un Paese che non cresce (e che senza il PNRR sarebbe in recessione) l’apporto delle banche, di Intesa così come delle rivali, sarà vitale” e questo “vale per Intesa, vale per Unicredit, vale per molti altri istituti: l’Opa di Meloni sulla finanza è ancora incompleta“, e poche settimane dopo la manovra finanziaria che ha tassato i profitti bancari dal gruppo col cuore tra Torino e Milano emerge con forza l’invito a considerare la relazione in chiave strategica e non sul fronte del dualismo politica-finanza.

In questo, Messina e Intesa si troveranno d’accordo con i rivali, Unicredit e il suo Ceo Andrea Orcel: la finanza sistemica, che pesa per un terzo di Piazza Affari e garantisce risparmi e investimenti, ricorda e reclama il suo spazio e vuole elevarsi oltre il risiko e le battaglie tra salotto e mercato. Continuando un sentiero di espansione che andrà misurato sulla capacità di spostare i centri di profitto dalla gestione passiva dei risparmi e dei patirmoni all’uso attivo dei fondi per stimolare imprenditoria e sviluppo. Vero salto di qualità che serve al sistema bancario italiano per acquisire un crescente gradiente di maturità.

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