Da un punto di vista economico la settimana che sta per concludersi, quella per intendersi compresa tra il 24 febbraio al primo marzo, è stata la peggiore degli ultimi anni; per la precisione, sottolinea il Financial Times, stiamo parlando dei sette giorni più neri dalla crisi finanziaria del 2008.

Il Coronavirus ha terrorizzato le persone ma anche la finanza e i mercati, impauriti a loro volta dal rischio di una recessione. L’indice Msci World è sceso del 9,4% rispetto alla scorsa settimana, offrendo così la peggiore performance dal novembre 2008. Le notizie sul Covid-19 non fanno ben sperare, visto che l’agente patogeno sta lentamente penetrando in ogni Stato del mondo.

I trader, riferisce l’agenzia Agi, sono costretti ad affrontare la prospettiva di una possibile quanto imminente pandemia facendo scendere le azioni in Asia. Più in generale, ha aggiunto Tai Hui, il responsabile del mercato asiatico per JPMorgan Asset Management “il mercato sta valutando rapidamente i prezzi in uno scenario molto terribile, paragonabile a quello che abbiamo visto in Cina”. Gli operatori sono preoccupati per gli effetti del Coronavirus sull’economia globale, quindi credono che la Federal Reserve sarà costretta a tagliare i tassi di interesse a marzo per evitare il rallentamento economico.

Borse asiatiche in profondo rosso

A proposito di Asia, mentre il Coronavirus si diffondeva in tutti i continenti e l’Oms avvertiva che l’epidemia era “a un punto decisivo”, le borse di Tokyo, Seul, Sydney e Bangkok sono cadute di oltre tre punti percentuali, in scia con i ribassi rimpallati da New York ed Europa. La Borsa di Shanghai è crollata del 3,37% fino a 2.890,56 punti. Tokyo ha perso il 3,7% (l’indice Nikkei è andato sotto di 800 punti, toccando i 21.142,96), Seul il 3,3 %.

E ancora: a Hong Kong l’indice Hang Seng ha perso il 2,91% (a 25.999,13 punti), mentre Singapore è affondata del 3 per cento. Non dissimile lo scenario alla Borsa di Shenzhen, la seconda più grande della Cina continentale, dove l’indice composito è sceso del 4,38% a 1.812,06 punti.

Compagnie aeree a picco

Un altro aspetto economico da considerare riguarda le compagnie aeree a livello globale, visto che una dietro l’altra cominciano a fare i conti con gli effetti negativi del Coronavirus sulle prenotazioni. Partiamo, ad esempio, con Iag, la casa madre di British Airways, Iberia e Vueling: dall’alto affermano che è “impossibile fornire una guidance sugli utili accurata per l’esercizio 2020” per “l’attuale incertezza sul potenziale impatto e sulla durata” dell’emergenza Covid-19, la stessa che ha costretto il gruppo a tagliare i voli da e per la Cina. Come se non bastasse Pechino, “la capacità sulle rotte italiane per marzo è stata notevolmente ridotta mediante la combinazione di cancellazioni e modifiche delle dimensioni degli aeromobili. Ulteriori riduzioni di capacità verranno attivate nei prossimi giorni”.

A proposito dell’emergenza sanitaria in Italia, Easyjet ha fatto sapere di aver “registrato un significativo calo della domanda e dei fattori di riempimento nel Nord Italia” dichiarandosi inoltre “costretta a cancellare alcune frequenze, in particolare su rotte da e per l’Italia, pur continuando a monitorare la situazione e adattando il nostro programma di voli alla domanda”. Riguardo al futuro è “troppo presto per determinare l’impatto effettivo dell’epidemia di Covid-19 sulle previsioni per l’anno finanziario” ma serve “monitorare la situazione con la massima attenzione”.

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