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È ancora presto per parlare di un vero e proprio accordo commerciale. Quello raggiunto ieri tra Stati Uniti e Cina, come è già stato soprannominato dai media americani, è un mini accordo, un primo passo verso la fumata bianca definitiva, che ancora non è ancora dato sapere né se né quando ci sarà. Trump ha annunciato ai giornalisti che Pechino e Washington “hanno raggiunto una prima fase di accordo sostanziale”, ma il punto di incontro deve ancora essere messo nero su bianco. Il segretario al Tesoro statunitense, Steven Munchin, uno dei due esponenti di spicco del team di negoziatori statunitensi oltre al rappresentante al Commercio Robert Lighthizer, ha spiegato cosa prevede la cosiddetta “Fase 1”.

Gli Stati Uniti congelano i dazi che sarebbero scattati il prossimo 15 ottobre su merci made in China dal valore di 250 miliardi di dollari e importate in territorio americano (addirittura era previsto l’aumento delle tariffe dal 25% al 30%). In cambio la Cina, per bocca del vicepremier Liu He, si impegnerà ad acquistare prodotti agricoli e alimentari americani per 40-50 miliardi di dollari; Pechino provvederà anche a risolvere vari aspetti legati sia alla protezione dei diritti di proprietà intellettuale, sia a rivedere i servizi finanziari.

Un sospiro di sollievo

La Cina è soddisfatta di quanto raccolto alla Casa Bianca, e non poteva essere altrimenti visto che i dazi di metà ottobre avrebbero causato non pochi danni all’economia cinese in vista del boom di compravendite previsto nei prossimi mesi in vista per il periodo natalizio. Senza l’ombra minacciosa delle tariffe, sia le fabbriche cinesi di beni di consumo quotidiano sia le grandi aziende tecnologiche, tirano un sospiro di sollievo, ma ci sono ancora da disinnescare i dazi previsti per dicembre sul quale Trump non ha ancora preso una decisione. Il governo cinese, intanto, pensa già alla Fase 2, che prenderà il via non appena terminata la Fase 1 (nel giro di due-tre settimane). Successivamente, c’è chi ha già ipotizzato l’incontro decisivo tra Donald Trump e Xi Jinping, che potrebbe tenersi nel mese di novembre.

Cosa si nasconde dietro al mini accordo

Ma cos’è cambiato tra questi ultimi negoziati commerciali e quelli che si sono svolti nei mesi precedenti? In molti se lo sono chiesto, incuriositi da cosa possa aver spinto Trump ad accettare un mini accordo con la Cina. Il presidente ha affermato che ora “l’accordo trovato è più grande”. La spiegazione è molto politica e poco incline alla realtà. La sensazione è che più che un accordo conveniente, Trump sia stato convinto dalla necessità effettiva di trovare un qualsiasi compromesso con la controparte cinese. Le elezioni americane si avvicinano e gli agricoltori dell’America profonda hanno perso la pazienza nei confronti di un presidente che li sta danneggiando portando avanti una scellerata guerra commerciale. Per non perdere il loro decisivo sostegno, Trump è stato costretto a fare un passo in direzione della Cina. In ogni caso, il tycoon spinge per riscrivere nuove regole del commercio globale, regole che smettano di avvantaggiare Pechino a discapito dell’Occidente. Comunque vada la contesa, la fine della telenovela, questa volta, (forse) è davvero vicina.

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