L’Ungheria acquisterà 250 milioni di metri cubi di gas naturale all’anno, per una durata di sei anni, dalla Royal Dutch Shell Plc, che invierà la risorsa sfruttando il porto croato Krjk. A renderlo noto, tramite Facebook, è stato Peter Szijjarto, ministro degli Esteri di Budapest. Szijarto (le cui parole sono state riportate dalla Reuters) ha specificato che “si tratta della prima volta che l’Ungheria sigla un contratto per la fornitura di gas con una società occidentale” ed ha aggiunto che “il Paese si assicurerà il 10 per cento del proprio fabbisogno energetico con l’aiuto dell’Occidente e ciò costituisce un passo avanti per la diversificazione energetica nazionale”. L’Ungheria non aveva mai siglato alcun accordo di fornitura con una compagnia che non fosse la Gazprom e fa da sempre affidamento sul gas russo.

Partnership indissolubile con il Cremlino

La Russia fornisce praticamente tutti gli 8-10 miliardi di metri cubi di gas che l’Ungheria consuma annualmente. Mosca esercita un ruolo dominante non solo come fornitore di idrocarburi ma anche nell’ambito nucleare: due settori strategici per il Paese dell’Europa Centrale e che, secondo le stime diffuse dal governo ungherese, continueranno a crescere di importanza sino al 2030. Nel 2015, come riferito dall’ex viceministro dell’Energia Attila Hoda, Gazprom ha scontato del 25 per cento il prezzo del gas importato dall’Ungheria: un gesto sicuramente gradito dall’esecutivo di Viktor Orban. Secondo Tamás Pletser, analista energetico presso la Erste Bank di Budapest e citato da Politico, ” la Russia garantisce energia a buon mercato ed Orban causa problemi all’interno dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea”. Nel mese di giugno l’Ungheria ha siglato un accordo commerciale con Gazprom per l’acquisto, tra l’ottobre del 2020 ed il prossimo anno, di 4.2 miliardi di metri cubi di gas. In quell’occasione il ministro degli Esteri Szijjártó ha chiarito che l’obiettivo di lungo termine è quello di finalizzare tre accordi di lungo termine (con Gazprom) dalla durata di quindici anni ed eventualmente cancellabili ogni cinque anni.

Orban non è un burattino

L’Ungheria è considerata, da molti, come un cavallo di Troia di Mosca all’interno dell’Unione Europea. I motivi che sembrano supportare questa tesi sono le intense relazioni con la Russia, che vanno ad inserirsi in un contesto più ampio di “Apertura all’Oriente”, la crescente prossimità energetica e l’opposizione alle sanzioni dell’Unione Europea. Viktor Orban si è espresso in favore dell’espansione dei gasdotti russi in Europa ed ha mostrato apprezzamento per il prolungamento di TurkStream verso Vienna. Il primo ministro ungherese non è, però, un burattino nelle mani di Vladimir Putin e persegue gli interessi e le convenienze del proprio Paese. L’Ungheria può sfruttare la presenza di interconnettori bidirezionali con Croazia, Romania e Slovacchia per approvvigionarsi da fonti alternative e fare pressioni su Gazprom per ottenere un abbassamento dei prezzi. Orban ha dichiarato che la presenza degli interconnettori con la Romania potrebbe portare alla fine del monopolio del gas russo a partire dal 2021 o 2022. La Russia non deve dare per scontate le posizioni di Budapest.

La variabile a stelle e strisce

Negli ultimi anni si è registrato un riavvicinamento, dopo lustri di gelo e tensione, tra Stati Uniti ed Ungheria. Donald Trump ha invitato il premier Orban alla Casa Bianca e quest’ultimo si è impegnato a rafforzare i rapporti tra i due Paesi, che condividono alcune priorità come la lotta al terrorismo. Secondo i consiglieri di Trump, citati dall’Agi, uno degli obiettivi dell’incontro era quello di concordare una strategia con i Paesi dell’Europa Centrale per contenere l’influenza di Cina e Russia. Orban è inoltre stato uno dei primi leader stranieri ad appoggiare la campagna elettorale di Trump ed il presidente americano si era impegnato a discutere con lui di forniture di armi e più in generale di fonti energetiche.