La Corte costituzionale di Karlsruhe ha respinto l’ipotesi di una sospensione d’urgenza della partecipazione tedesca ai nuovi progetti europei di debito comune e dato un primo colpo al ricorso presentato in Germania contro il piano europeo di ripresa del Recovery Fund. La somma istituzione federale tedesca chiamata a giudicare la compatibilità tra il diritto nazionale e quello comunitario, che per l’elevata rilevanza della Germania è un vero e proprio tribunale di ultima istanza anche per l’Unione nel suo complesso, ha dunque dato il via libera alla partecipazione di Berlino a Next Generation Eu. Ratificando dunque la volontà politica già espressa da Bundestag e Bundesrat, i due rami del parlamento tedesco, nelle scorse settimane.

Corte al lavoro su altri accertamenti

“Un esame sommario non rivela una forte probabilità di violazione’ della legge costituzionale”, spiega la Corte sul suo sito web, sottolineando che dopo aver ponderato e messo a sistema tutte le possibili variabili non ha ritenuto valida l’ipotesi di bloccare l’adesione tedesca a un piano che lo stesso governo federale di Berlino ha avuto modo di costruire in qualità di mediatore. La Corte di Karlsruhe, in ogni caso, ha dichiarato di voler proseguire gli accertamenti per validare fino in fondo i rischi di incostituzionalità ai sensi dell’Articolo 79 della Legge fondamentale del Paese, che impone proporzionalità tra spese tedesche in Europa e contributi degli altri Paesi.

A fine marzo la Corte aveva accolto a sorpresa la richiesta dell’ex membro e fondatore di Alternative fur Deutschland, l’economista Bernd Lucke, di analizzare il suo ricorso d’urgenza contro la ratifica del Recovery Fund da parte della Repubblica federale, che Lucke, fedele al principio austeritario e autarchico perorato dalla prima Afd, riteneva eccessivamente lassista verso la tradizionale disciplina di bilancio. Principio già abbandonato nei mesi della pandemia di Covid-19 dal governo di Angela Merkel, che ha mobilitato risorse per oltre un trilione di euro, tra investimenti pubblici, garanzie e stimoli alla domanda dei privati, per ovviare alle conseguenze della crisi economica e a livello europeo ha mediato tra falchi rigoristi e Paesi mediterranei per permettere un superamento del principio del rigore a lungo perorato che fosse funzionale alla difesa degli interessi tedeschi in Europa. Dando via libera a luglio 2020 al Recovery Fund sulla base della proposta Merkel-Macron sposata dalla Commissione di Ursula von der Leyen solo dopo aver incassato il via libera al trio Bei-Mes-Sure, blindato da tre istituzioni guidate da altrettante figure tedesche.

Chi c’era dietro al ricorso

Lucke, 59enne docente all’Università di Amburgo, europarlamentare dal 2014 al 2019, esponente dell’ala liberista della destra tedesca e oggi membro del Lkr (RIformatori liberalconservatori) ha presentato – insieme ad un comitato di 2.200 cittadini, organizzati nel movimento politico Bündnis Bürgerwille – un ricorso di urgenza mirato in particolare a colpire le regole del Recovery Fund che impongono la creazione di strumenti di mutualizzazione del debito. Ritenute dai rigorisi un “sussidio” indiretto ai Paesi dell’Europa mediterranea. La Corte ha però riconosciuto la proporzionalità politica dietro alla manovra del governo Merkel favorevole all’apertura al debito mutualizzato per i Paesi dell’Eurozona.

Karlsruhe ha dunque di fatto dato semaforo verde allo sdoganamento dei piani economici e politici sottesi al Recovery Fund, confermandosi la “corte di cassazione” d’Europa. Un’autorità autenticamente politica per la rilevanza delle sue sentenze. Un perno fondamentale, in quanto decisore di ultima istanza dell’allineamento delle leggi europee ai dettami del diritto tedesco, in barba a qualsiasi retorica che vuole i diritti dei Paesi-guida dell’Europa desiderosi di sciogliersi in amorosi sensi nel costrutto comunitario.

Una vittoria per la linea Merkel

La sentenza di Karlsruhe è un messaggio positivo per la cancelliera Angela Merkel, che sui nuovi assetti europei ha scommesso il futuro del Paese dopo la fine della sua leadership e ha trovato in Amin Laschet un erede alla guida della Cdu desideroso di proseguirne l’opera dopo la fine del suo mandato con le elezioni di settembre. Dopo la fase interventista legata alla dottrina istituzionale promossa dal suo ex presidente, Andreas Voßkuhle, la Corte si è oggi maggiormente allineata alle posizioni del governo federale sulla scia dell’azione e dei buoni uffici del presidente Stephan Harbart, succeduto nel giugno 2020 a Voßkuhle e ritenuto più morbido nei confronti della politica europea della Germania sotto il profilo dell’austerità di bilancio.

A prescindere dall’esito, la Corte ricorda che in Europa il diritto parla tedesco: e il via libera di Karlsruhe è la vera decisione di ultima istanza che l’Unione deve aspettare prima di ritenere pienamente applicabile ogni sua riforma. E il fatto che anche in tempo di pandemia questo principio non subisca deroghe è indicativo dei rapporti di forza del Vecchio Continente.