Non solo la guerra commerciale, gli eccessi produttivi e il climate change. Ad aggiungere un pesantissimo carico da 90 sul gas naturale liquefatto (Gnl) ci ha pensato l’epidemia del nuovo coronavirus, che ha di fatto staccato la spina al motore economico della Cina.

Proprio per questo motivo, come sottolinea Il Sole 24 Ore, Pechino è stata costretta a respingere un elevato numero di metaniere, che adesso rischiano di non trovare più alcuna destinazione interessata al loro carico. Morale della favola: l’intero mercato è nel caos e i prezzi del combustibile – che, ricordiamolo, erano già sotto pressione a causa del Gnl proveniente dagli Stati Uniti – sono scesi ai minimi storici, a tal punto che alcuni produttori non riescono più a ripagare neppure i costi.

In mezzo a tutto questo, la China National Offshore Oil Corp (Cnooc), fino a pochi mesi fa era il più grande importatore cinese di gas liquefatto, ha fatto ricorso alla cosiddetta force mejeure, uno scudo legale che solleva un soggetto da responsabilità qualora non rispetti un contratto per cause “impossibili da controllare”. Nel caso in questione, la causa è l’epidemia del nuovo coronavirus, che ha letteralmente paralizzato intere province cinesi, sospeso attività e trasporti nel Paese e via dicendo.

Mercato del gas liquefatto in ginocchio

Ebbene, Cnooc ha opposto il ricorso alla clausola ad almeno tre suoi fornitori, tra cui Royal Dutch Shell, Total e Bp, i quali, dal canto loro, pare abbiano contestato la mossa del colosso asiatico. A proposito di Bp, quest’ultima controlla l’impianto indonesiato Tangguh Lng: una sua metaniera proveniente da Tangguh e diretta nella provincia cinese dello Jiangsu (dove si trova il rigassificatore di Rudong) ha cambiato rotta dirigendosi a Singapore.

E così, stando ai radar, hanno fatto altre cinque navi. Uno scenario del genere era immaginabile: più la Cina si chiude per far fronte alla diffusione del coronavirus e più i soggetti cercano nuovi acquirenti. Già, perché in una condizione del genere, con la logistica a pezzi, è impossibile fare affari con Pechino; i cinesi, dal canto loro, non hanno alcuna intenzione di mettere al primo posto delle priorità l’aspetto commerciale in un momento così delicato.

La sospensione degli obblighi contrattuali

Le società cinesi non sono attualmente in grado di consegnare materie prime; molte aziende sono chiuse mentre altre lavorano a singhiozzo. Certo è che la sospensione di obblighi contrattuali legati a “casi di forza maggiore” non riguardano solo il gas ma anche altre merci, tra cui, ad esempio, il rame (è il caso di Guanzi Nanguo Copper, una società che era però in crisi già prima dell’epidemia).

In ogni caso, stando a quanto riferito dal Financial Times, Shell si sarebbe vista respingere ben dieci carichi di Gnl. Inoltre anche PetroChina avrebbe fatto ricorso alla medesima clausola per evitare la consegna di quattro metaniere, due provenienti dal Qatar e altrettante dalla Malaysia. Da qui ai prossimi giorni ci sono almeno 50 carichi di gas liquefatto “a rischio cancellazione”. Calcolatrice alla mano, stiamo parlando di quasi 5 miliardi di tonnellate di combustibile. Che con ogni probabilità non saranno più ricollocate sul mercato.

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