Si prevede una giornata da choc per Piazza Affari dopo che la vendita massiccia di futures in apertura alle contrattazioni ha reso notevolmente complicata la sessione odierna.

Raffaele Jerusalmi, ad di Borsa Italiana, ieri aveva risposto seccamente alle richieste di parte del mondo politico, guidato da Giorgia Meloni e Matteo Renzi, di sospendere le contrattazioni per la giornata di riapertura dei mercati dopo l’entrata in vigore del decreto di chiusura della Lombardia e di 14 province italiane finalizzato a frenare l’espansione del coronavirus. “C’è un panico ingiustificato: le misure adottate dal governo servono per evitare un sovraccarico dei nostri ospedali e un crollo del sistema sanitario”, ha chiosato Jerusalmi rifiutando seccamente l’idea di un rischio di “contagio economico” legato alla sfiducia nella gestione dell’emergenza.

La previsione è stata presto smentita dai fatti. Piazza Affari è stata travolta da un’apertura-choc del -4% per poi rapidamente avvitarsi verso una perdita a doppia cifra per l’effetto combinato dell’espansione del contagio da coronavirus, dello scetticismo sulla possibilità di una rapida risoluzione politica ed economica della crisi e dell’apertura di un nuovo fronte sui mercati con l’inizio della guerra del prezzo del petrolio che vede contrapposte Russia e Arabia Saudita. In apertura, al tempo stesso, si è impennato ad oltre 1,3% il rendimento del Btp decennale, facendo nuovamente schizzare lo spread col Bund tedesco oltre quota 200 punti. Rispetto ai risultati del 19 febbraio, che corrispondevano con i massimi ultradecennali per l’indice guida Ftse-Mib, il crollo è già stato del 18% complessivo.

Si preannuncia una nuova settimana di fuoco per le borse, e Milano paga in questo contesto il ben più che simbolico isolamento, assieme al resto del territorio lombardo, dal resto del Paese. Una capitale finanziaria tagliata fuori dal resto del Paese è uno scenario senza precedenti in Occidente e in attesa di capire gli effetti del decreto approvato nelle prime ore di domenica 8 marzo si cerca di capire quanto impatterà la sfiducia sul coronavirus e quanto, invece, il nuovo “cigno nero” del crollo dei prezzi del petrolio del 30%.

Il crollo del 10% dei futures sul petrolio dopo la rottura tra Russia e Arabia Saudita lasciava presagire tale scenario, e ci si interroga ora, col senno di poi, su quanto possa esser stato preso alla leggera l’invito alla sospensione delle contrattazioni. The show must go on, sempre e comunque, a costo di bruciare miliardi, per non cedere al principio di realtà che, in situazioni di crisi ed emergenza, il denaro può “dormire”, restare silente, dare alla politica il tempo di attrezzarsi.

Non sono servite nemmeno, prima dell’apertura, le notizie sconfortanti provenienti dai mercati asiatici, che segnalavano, come riporta Milano Finanza, la presenza di una fortissima volatilità: ” alle ore 7 italiane il Nikkei perdeva oltre il 6%, mentre un quarto d’ora più tardi il rosso si è limitato al -5,43% per chiudere infine a -5,07%.  Intanto Hong Kong cede il 3,78% e Shanghai il 2,88%. L’euro sale dello 0,94% sul dollaro e sfiora 1,1392, mentre lo yen vola del 2,33%, un balzo impressionante per una valuta a livello giornaliero a quota 102,84, la sterlina sale appena a 1,3054″.

Di questo passo l’Italia rischia di andare a sbattere: la situazione di tensione sempre più grave venutasi a creare pone un serio problema di governance collettiva del sistema e, al tempo stesso, impone di ragionare sulla ricerca di modalità di gestione capaci di prevenire azioni ostili al Paese in borsa. Vendite allo scoperto di Btp e asset pubblici, azioni contro società quotate e scalate ostili non sono da escludere in questa fase in cui gli investitori più aggressivi cercano rendimento a tutti i costi e in cui la finanza rischia una volta di più l’osso del collo. E i contraccolpi sui titoli e a Piazza Affari rischiano di pregiudicare le prospettive di ripresa del sistema Paese.

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