Così la Corea del Nord accumula valuta estera e sfugge alle sanzioni

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Una serie di alleanze internazionali per aggirare le sanzioni economiche imposte dalle Nazioni Unite. La Corea del Nord ha ideato un metodo perfetto per accumulare valuta estera nonostante l’isolamento a cui è sottoposta. Un isolamento più che altro teorico, visto che con certi Paesi gli affari vanno a gonfie vele. Ad esempio, Russia e Cina hanno più volte violato le sanzioni, tanto che secondo molti analisti è grazie all’aiuto fornito da Pechino che Pyongyang non è ancora crollata. Ma all’orizzonte ci sono altre connessioni. Una ragnatela che costituisce un meccanismo oliato alla perfezione grazie al quale la Corea del Nord rimpingua le proprie casse statali. Con una pioggia di milioni.

Quel legame con l’Uganda

Africa, corruzione e diplomazia. Sono questi i tre termini che possiamo usare per spiegare il piano d’azione nordcoreano. Il Continente Nero ospita moltissimi Stati pronti a stringere accordi con la Corea del Nord, un po’ per necessità reciproca, un po’ per la dilagante corruzione di simili sistemi politici. Secondo un’analisi del portale Nk News, l’Uganda sarebbe uno di questi. Nel 2011 la compagna nazionale ugandese specializzata nell’edilizia residenziale (Nhcc, Ugandan National Housing and Construction Company) avrebbe assegnato un appalto di oltre 18 milioni di dollari alla Nh-Mkp. Sul tavolo c’era la costruzione di 312 case in un quartiere di Kampala, capitale ugandese. Scavando a fondo scopriamo che Nh-Mkp altro non è che una joint venture tra la stessa Nhcc e la Mkp (Malaysia-Korea Partners), un’impresa edile controllata dal governo nordcoreano tramite la Mansudae Overseas Projects e un gruppo di businessman della Malesia. La Nh-Mkp, ottenuto l’appalto, ha a sua volta subappaltato i lavori alla sola Mkp per 17 milioni di dollari. Al termine di questo giro sarebbero spariti 179.592 dollari. Finiti – pare – nelle tasche di qualche funzionario locale.

Governo, assicurazioni e imprese inadempienti

Ma non è finta qui. Mkp ha accettato l’appalto ma ha chiesto un anticipo di 3,6 milioni di dollari sul lavoro da effettuare. Il governo ugandese ha accettato ma ha anche fatto firmare alla Mkp tre polizze assicurative, onde evitare una sua fuga anticipata. La società nordcoreana ha quindi ricevuto una sovrassicurazione per circa 5,4 milioni. Pare però che qualcosa sia andato storto, visto che in 18 mesi la Mkp ha costruito soltanto un muro di cinta. A quel punto la Nhcc ha dichiarato inadempiente Mkp e chiesto alle assicurazioni la restituzione dell’anticipo. In un primo momento sia l’Uap che la Lion Assurance – due delle tre assicurazioni coinvolte – si sono rifiutate di pagare. I tribunali hanno poi costretto l’Uap a versare 1,8 milioni di dollari al governo ugandese. Il fallimento del secondo istituto assicurativo ha rovinato il piano perfetto.

Un guadagno facile facile

Già, perché Mkp si sarebbe intascata subito 3,6 milioni – quindi fondi pubblici – provenienti dal governo ugandese. Il governo, a sua volta, avrebbe protestato con le assicurazioni chiedendo il rimborso. Alla fine gli ugandesi hanno recuperato soltanto 1,8 milioni sui 3,6 versati. Meglio è andata ai nordcoreani, che si sono ritrovati tra le mani l’intera torta. Le uniche a rimetterci: le assicurazioni e il popolo ugandese.