Gli “Stati generali” convocati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte per discutere della futura ripresa dell’economia nazionale vedranno la partecipazione di un’ampia platea di ospiti, che si recheranno nel Casino del Bel Respiro a Villa Pamphili o si collegheranno in teleconferenza a partire da sabato 13 giugno.

Parliamo non solo di ospiti legati al panorama economico e produttivo nazionale, dagli ad delle società a partecipazione pubbliche recentemente rinnovate nei vertici (Eni, Enel, Poste) fino alla Confindustria e i sindacati di prima fascia, ma anche di un’ampia platea di guest star provenienti da importanti istituzioni internazionali e prestigiosi atenei di tutto il mondo. L’elenco degli invitati di questa seconda categoria rafforza l’idea che gli Stati generali rappresentino, prima ancora di un tentativo di riflessione sul sistema-Paese, una vetrina istituzionale per il premier Conte, desideroso di rafforzare agli occhi del Paese e della sua stessa maggioranza la sua centralità nell’azione di governo e la dipendenza politica dall’esecutivo dai suoi consolidati legami. Già manifestatisi nell’era gialloverde, ma incrementatisi in rilevanza dalla nascita del governo M5S-Pd, specie sul fronte del nesso con l’establishment comunitario.

Tra gli ospiti attesi, non a caso, anche colei che può considerarsi a buon diritto la “levatrice” dell’alleanza giallorossa, il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Fu proprio il voto convergente di M5S e Pd sull’ex ministro della Difesa di Angela Merkel nel luglio scorso ad aprire la strada alla sostituzione del governo gialloverde con il presente esecutivo. Assieme alla von der Leyen, presenzierà anche il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, lesto nelle settimane scorse a fare da schermo all’Unione Europea puntando il dito contro le presunte incapacità del suo Paese nell’adattarsi alla spesa dei fondi provenienti da Bruxelles.

Da non sottovalutare anche il peso dell’invito rivolto a Christine Lagarde, governatrice della Banca centrale europea. Il rapporto tra Roma e l’Eurotower si è rivelato decisivo in queste settimane: dapprima a causa delle incomprensioni di metà marzo, mese in cui la Lagarde incappò in diversi scivoloni operativi e comunicativi costati carissimo alla borsa e ai titoli italiani, in seguito con un cambio di marcia che ha resto la Bce decisiva per la tenuta del debito italiano e per il boom di fiducia nei Btp.

Meno noti al grande pubblico italiano ma egualmente influenti sono la bulgara Kristalina Georgieva, dal 2019 direttrice del Fondo Monetario Internazionale in sostituzione della Lagarde, e il messicano segretario generale dell’Ocse Angel Gurria. “Sia la Georgieva sia Gurrìa sono esponenti di un pensiero liberale e conservatore”, fa notare Il Fatto Quotidiano, “ma Conte ha voluto pure Olivier Blanchard, già capo economista del Fmi negli anni più duri della crisi post-2008, esponente di un pensiero mainstream che però ha dovuto recitare in seguito più di un mea culpa”.

Blanchard, studioso di macroeconomia francese tra i più celebri al mondo, è l’autore di una serie di manuali su cui si sono formate intere generazioni di studenti universitari in tutto l’Occidente e, nel contesto degli studiosi accademici mainstream, ha avuto l’onestà intellettuale di rivedere, dal 2015 in avanti, le sue posizioni sull’austerità e il contenimento della spesa pubblica, arrivando  ha sostenuto che gli errori di previsione sull’andamento del Pil in Europa durante la crisi sarebbero da imputare a una sottostima dei cosiddetti “moltiplicatori” della spesa autonoma.

Presenzierà il meeting anche la connazionale di Blanchard (e Lagarde) Esther Duflo, Premio Nobel per l’Economia 2019 per i suoi studi sulla lotta alla povertà. Duflo incarna una visione più “sociale” dell’economia rispetto a quella propugnata da Blanchard e assieme al marito (e co-titolare del Nobel) Abhijit Banerjee ha recentemente suggerito al governo indiano misure di helicopter money finalizzate alla creazione di un reddito unviersale di emergenza. La sua posizione potrebbe trovare dunque ascoltatori interessati nell’ala di sinistra dei consiglieri economici del premier, dal direttore dell’Inps Pasquale Tridico alla consigliera e membro della Task Force Colao Mariana Mazzucato.

L’evento si presenta dunque come estremamente funzionale ad esaltare la centralità d’intermediazione del premier, a metterne in risalto connessioni internazionali, accesso ai “salotti buoni” dell’economia internazionale. Con tutto il rispetto per molte delle figure presenti alla rassegna di Villa Pamphili, viene il dubbio di che utilità possano avere discussioni di così alto livello nel quadro di un evento ove il nocciolo duro dovrà essere la comprensione dei minuti problemi e delle questioni che riguardano la ripresa concreta delle attività produttive in Italia: l’ascolto della voce delle piccole e medie imprese, dei sindacalisti impegnati nelle fabbriche, dei consumatori, delle associazioni di categoria sarà forse molto meno glamour dei dialoghi ad alto livello con ospiti di prima fascia ma sicuramente più funzionale a progettare la ripresa del Paese. Per non parlare del confronto con le forze di opposizione: per il quale non serve alcuna convocazione di “Stati generali”. Esiste il Parlamento, il grande sconfitto della rassegna costruita a uso e consumo del premier.

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