Nell’audizione di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è stato messo sotto pressione dal presidente di quest’ultima, il leghista Alberto Bagnai, sul tema del Recovery Fund e delle disponibilità di cassa del governo italiano.

Commentando un’indiscrezione de Il Sole 24 Ore che riportava i presunti timori dell’onorevole romano titolare del Mef circa una possibile crisi di liquidità per il Paese in autunno in assenza del ricorso al Mes e in vista dell’arrivo del fondo per la ripresa nel 2021, Bagnai ha chiesto a Gualtieri conto e ragione della struttura del Recovery Fund e della veridicità della ricostruzione di stampa. Rispondendo al senatore leghista, Gualtieri ha smentito le ricostruzioni e aggiunto, sotto pressione dell’onorevole del Carroccio Claudio Borghi, un particolare interessante: anche i futuri prestiti erogati dal Recovery Fund godranno della clausola prioritaria di rimborso in maniera analoga a quanto previsto per le linee di credito del fondo salva-Stati. “Normalità”, secondo Gualtieri (e in effetti questo molto spesso succede quando si parla di prestiti di organizzazioni internazionali); realtà non riscontrabile nelle 67 pagine del comunicato finale del recente Consiglio europeo.

Prescindendo dalle questioni legate al loro utilizzo, dalle condizionalità e dai memorandum ad esso connessi, nelle ultime settimane per diversi Paesi europei uno dei freni che hanno impedito l’attivazione dei fondi del Mes era proprio legato alla natura privilegiata del rimborso ad essi associato. Fattore, questo, che ha trattenuto nazioni come l’Italia, la Grecia, la Spagna e il Portogallo, capaci di finanziarsi attivamente sui mercati, dal rendere subordinati i loro titoli di Stato che erano richiesti in quantità crescenti. Il Recovery Fund e la richiesta di deficit mutualizzati nascono proprio dall’esigenza di rompere questa impasse; ma senza il superamento della natura prioritaria dei rimbrosi dovuti all’Unione non si potrà parlare nè di vera svolta nè di vero debito mutualizzato, che non andrebbe trattato diversamente da quello generato sul fronte interno. Quest’ultimo è stato legato, in Italia, al boom della domanda di Btp, premiati con crescente fiducia dai mercati, assieme alle emissioni speciali (Btp Italia e Btp Futura), che hanno confermato come Roma difficilmente possa trovarsi nel contesto della crisi di liquidità ventilata dal Sole. Come ricorda omenico Lombardi, già funzionario in Banca d’Italia e al Fmi, “il rendimento offerto dai titoli italiani rispetto ad altri emittenti sovrani con rating più elevato ma rendimento corrispondentemente più basso risulta molto appetibile per gli investitori, determinando nel complesso un mix di condizioni favorevoli al loro collocamento”.

Per risultare vincente sul piano politico, il Recovery Fund avrebbe dovuto perlomeno, per usare l’aggettivo corretto, apparire meno ambiguo del Mes e sostanzialmente più appetibile. Ma il tema della priorità nel rimborso pone gli stessi interrogativi per l’Italia sull’emersione di una crisi di fiducia sui titoli di Stato ordinari, specie le grandi quantità di risorse (oltre 120 miliardi di euro) che Roma riceverà in prestito e dovrà restituire negli anni a venire. Altro tema è quello delle condizionalità richieste come contropartita, che sul fondo Next Geneation Eu aleggiano in maniera molto più concreta che sul nuovo Mes “sanitario”. La Commissione, scrive sull’Huffington Post un convinto europeista quale l’ambasciatore Antonio Armellini, “avrà la responsabilità decisionale ultima sul piano presentato dall’Italia, ma dovrà passare attraverso l’approvazione del Consiglio ed è facile prevedere che l’esame lascerà poco spazio a furberie e sotterfugi. Il “freno di emergenza”, per cui si è battuto Rutte, darà la possibilità di un ulteriore passaggio con il Consiglio Europeo, allungando la procedura e mettendo nelle mani di “frugali”, e non solo, un bazooka di imprevedibile portata”.

Nel dibattito italiano, dunque, la discussione aperta dalle “punture di spillo” degli economisti leghisti a Gualtieri è sulla futura road map economica del Paese: il tema della priorità di rimborso dei prestiti del Recovery Fund apre discussioni a tutto campo sulle prossime politiche economiche del Paese. Come conciliare spese in deficit future (che si presenteranno come necessarie) esterne al finanziamento europeo e stabilità dell’indebitamento? Come far in modo di evitare, nelle prossime negoziazioni con l’Unione Europea, che la priorità di rimborso sia messa nera su bianco? Quante concessioni a Bruxelles il governo giallorosso è disposto a fare pur di tenersi a galla? Domande che meritano risposta e che decideranno il futuro bilanciamento del rapporto tra la strategia europea di uscita dalla crisi del coronavirus e la tentennante marcia di un governo senza idee di lungo periodo.

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