“La transizione ecologica potrebbe essere un bagno di sangue”, Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, La Stampa, 1 luglio 2021

Nel 2020 lo scoppio della pandemia Covid-19 ebbe un impatto drammatico sui mercati energetici mondiali. Rispetto all’anno precedente, i consumi di petrolio e carbone crollarono rispettivamente del 9,3 e 4,2%. Secondo la Statistical Review of World Energy 2021 di BP, pubblicata l’8 luglio, nel 2020 il consumo globale di gas naturale diminuì del 2,3% rispetto all’anno precedente, per un valore totale di 81 Gm3. Tuttavia, la quota di gas naturale all’interno della matrice energetica globale raggiunse un 24,7% da record.

Matrice energetica mondiale 2020

Fonti rinnovabili (3,6%)
Petrolio (34%)
Carbone (28%)
Gas naturale (24%)
Energia idroelettrica (7%)
Nucleare (4,4%)

Rispetto all’anno precedente, nel 2020 il consumo di gas dei Paesi dell’UE diminuì del 3,1%, fino a 379,9 Gm3; la produzione del 21,9%, fino a 47,8 Gm3; mentre le importazioni aumentarono dello 0,6%, a 332,1 Gm3. Nel decennio 2009-2019 il consumo di gas dell’UE rimase fondamentalmente stabile (-0,1% annuale), mentre la produzione crollò del 6,3% annuo a causa dell’esaurimento scorte nei propri stabilimenti. Nel 2020 i fornitori di gas naturale per l’UE erano:

Fornitori gas naturale UE 2020

La produzione di gas olandese del 2020 crollò del 28,5% rispetto all’anno precedente a 20 Gm3, mentre nel decennio 2009-2019 scese annualmente dell’8,2%. Per quanto riguarda i principali fornitori di gas dell’UE, la situazione attuale può venire riassunta nei seguenti punti:

  1. La produzione di gas della Norvegia dovrebbe diminuire a partire dal 2030;
  2. Dal 2009 il consumo di gas dell’Algeria sta aumentando più della produzione a causa di mancanza di investimenti;
  3. L’Azerbaijan può pompare circa 10 Gm3 di gas naturale in più all’anno grazie al Southern Gas Corridor;
  4. Le riserve di gas offshore stimate nel sudest del Mar Mediterraneo in futuro riforniranno probabilmente l’Egitto rispetto all’UE, mentre il progetto Eastmed (che pare essere troppo costoso) avrà una capacità massima di trasporto di 10/12 Gm3 di gas all’anno;
  5. Tra i gas naturali che vengono forniti all’UE, quello liquido statunitense è il più caro.

Il colosso russo Gazprom ha aumentato in maniera costante dal 1967 le proprie forniture di gas naturale in Europa.

Esportazioni di gas naturale di Gazprom in Paesi al di fuori dell’ex Unione Sovietica (Gm3)

In base alle stime di Gazprom Export, nel 2020 il gigante russo ha esportato in Europa 175 Gm3 di gas naturale; meno dei 199 Gm3 esportati nel 2019, ma più di quanto fornito tra il 2014 e il 2016 durante la crisi ucraina.

Esportazioni di gas naturale di Gazprom in Europa (Gm3)

Nella prima metà del 2021 Gazprom ha prodotto 260,8 Gm3 di gas naturale (18% in più rispetto allo scorso anno), con esportazioni in Europa che si sono avvicinate al loro storico record massimo. Come media annuale dei dieci anni tra il 2009 ed il 2019 la Russia ha prodotto 650 Gm3 di gas naturale; cifra che potrebbe salire a 750 Gm3 nel 2025 e a 850 Gm3 entro il 2040 grazie alle proprie ingenti riserve di gas, che nel 2020 equivalevano a 37,4 Tm3 (il 19,9% del totale globale) con un rapporto riserve/produzione di 58,6. Stando alle previsioni rilasciate da Oilprice.com il 12 aprile 2021, 390 Gm3 di tale media (ovvero più della metà) sarebbero destinati alle esportazioni in Europa e Asia. Inoltre il gigante russo che si trova a San Pietroburgo prevede che, tra il 2020 ed il 2040, il gas naturale soddisferà il 39% della domanda energetica globale, rispetto al 34% delle energie rinnovabili.

Il gas naturale nella domanda energetica (2020-2040)

La quota di gas naturale all’interno della matrice energetica mondiale è dunque pronta ad aumentare dall’attuale 24% a circa 27% entro il 2040. È dal 2015 che gli Stati Uniti non riescono a fermare il gasdotto Nord Stream II, nonostante le varie sanzioni da loro imposte alle imprese europee coinvolte nella realizzazione del progetto (in particolare quelle applicate al consorzio svizzero Allseas, inizialmente coinvolto nel posizionamento dei condotti), e l’avviamento del Nord Stream II rappresenta il fallimento della strategia statunitense volta a bloccare la costruzione del gasdotto russo.

Percorrendo il fondale del Mar Baltico, la capacità di trasporto del gas russo in Europa aumenterà da 55 Gm3 a 110 Gm3 all’anno. Inoltre, la Russia scavalcherà i Paesi baltici e la Polonia, riducendo ulteriormente al tempo stesso il transito di gas naturale attraverso l’Ucraina, ma senza eliminarlo completamente a causa del contratto quinquennale firmato nel 2019 che obbliga Mosca a far passare da Kiev almeno 40 Gm3 di gas naturale ogni anno.

Il transito di gas naturale russo attraverso il territorio ucraino (Gm3)

In merito al sistema di infrastrutture per il trasporto di gas tra Europa e Russia è importante evidenziare che se il gasdotto South Stream fosse stato costruito, il Nord Stream II non sarebbe mai nato. Il South Stream era infatti portavoce degli interessi italiani, ma non piaceva agli Stati Uniti ed altri Paesi. L’impressione è che anziché difenderci dal presunto utilizzo geopolitico del gas naturale da parte della Russia (un ricatto), la Energy Union dell’Unione Europea ha preferito favorire l’ascesa di un contesto infrastrutturale che ha reso la Germania il principale snodo di gas naturale in Europa, a discapito dell’Italia.

Il gasdotto Nord Stream ed il progetto South Stream

Per quanto riguarda il tentativo di ridurre le forniture di gas russo in Europa ed altrove (ad esempio verso la Cina) la Casa Bianca ha in realtà cambiato strategia. Visti gli obiettivi globali per raggiungere un’economia a zero emissioni, gli Stati Uniti anziché boicottare i progetti attraverso sanzioni (che rimangono tuttora in vigore per il Nord Stream II) andranno a colpire l’utilizzo dei combustibili fossili. L’amministrazione statunitense ritiene oltretutto che il transito di energia diventerà più caro per i maggiori esportatori e consumatori energetici mondiali (specialmente Russia e Cina) che per gli stessi Stati Uniti. Da qui sorge la necessità di stabilire una serie di parametri ambientali (o addirittura dazi d’importazione) per limitare la produzione di beni attraverso l’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili.

Stando al Taxonomy Climate Delegated Act, l’Unione Europea “introduce dei chiari parametri per determinare quali attività economiche contribuiscano in maniera sostanziale al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal”, e tali parametri escludono l’utilizzo di combustibili fossili. Tuttavia, in un documento separato e che riguarda le cosiddette attività “di transizione”, l’UE ha specificato che il gas naturale sarebbe l’unico combustibile fossile ad essere ammesso.

Il 29 marzo 2021 Frans Timmermans, Vicepresidente della Commissione Europea e a capo del Green Deal europeo, ha dichiarato: “Laddove e finché l’energia pulita non può ancora essere impiegata al livello richiesto, il gas fossile può ancora essere parte della transizione energetica dal carbone a zero emissioni. Tuttavia voglio essere chiaro con voi: i combustibili fossili non hanno futuro, e ciò più avanti varrà anche per il gas”. Il 26 aprile 2021 lo statunitense Oilprice.com ha riassunto in poche parole “le leggi dell’UE riporteranno il gas naturale al suo stato di combustibile da transizione”.

Considerando la matrice energetica attuale e futura dell’Unione Europea, i suoi sistemi di produzione intensiva di gas e le infrastrutture per il trasporto, vorrei suggerire alla Commissione Europea e al Parlamento italiano di lasciar perdere i tentativi di detronizzare la Russia dal ruolo di principale fornitore di gas in Europa; secondo le ultime statistiche sarebbe infatti impossibile riuscirci almeno per i prossimi 25 anni. Inoltre, sarebbe impossibile anche sostituire il totale delle importazioni russe con il gas di scisto che gli Stati Uniti estraggono attraverso la tecnica del fracking.
Nell’ultimo decennio l’Unione Europea ha sì diversificato i propri fornitori, ha dato il via ad un cosiddetto flusso inverso, e ha adottato una legislazione volta a favorire i consumatori a discapito dei produttori; ciononostante, “la Russia rimarrà il principale esportatore in Europa per decenni”, scrive Oilprice.com il 12 aprile 2021.

Ancor più nel dettaglio, negli anni a venire la Russia continuerà a rappresentare uno dei due polmoni della fornitura di gas sia dell’Italia che dell’Europa, consolidando la propria egemonia come esportatore di gas.

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