La geopolitica della corsa allo spazio
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“Il prezzo della benzina è il nuovo Covid”, titola il britannico The Spectator, per commentare gli errori della politica economica di Joe Biden e le ansie che stanno provocando nell’opinione pubblica americana. In vista del voto di novembre, per le elezioni di metà mandato, la maggioranza democratica si trova con un elettorato spaventato dall’aumento dei prezzi. Il mercato del lavoro va a gonfie vele, dopo la crisi del 2020 la disoccupazione è tornata a livelli naturali (3,6%, secondo l’ultimo rilevamento), ma nessuno può godersi lo stipendio se il prezzo della benzina è salito a 5 dollari al gallone (pari a circa 1,26 euro al litro). È tanto, per gli standard americani, considerando che era a 2,17 dollari al gallone nel 2020. La benzina trascina in alto tutti gli altri prezzi, soprattutto in un Paese in cui i trasporti avvengono su strada (o in aereo per i percorsi più lunghi).

Secondo un sondaggio dell’American Automobile Association, in marzo, i due terzi degli americani consideravano “troppo caro” un prezzo della benzina superiore ai 3,5 dollari al gallone. Nello stesso sondaggio si leggeva che “se dovesse raggiungere i 5 dollari al gallone, tre quarti degli americani ritengono di dover cambiare stile di vita per compensare l’aumento del prezzo alla pompa”. Ebbene, ci siamo. Secondo il sondaggio Gallup più recente sulle maggiori preoccupazioni degli americani, l’economia sta tornando ai primi posti. Da sette anni, almeno dal 2015, non era più al centro dei pensieri dei cittadini statunitensi. Sta tornando ai primi posti, spodestando la paura del Covid, solo da quest’anno. In aprile solo il 3% degli americani pensava alla pandemia. L’economia invece è passata dall’essere considerata come il maggior problema dal 22% degli americani in gennaio, al 39% di aprile. Fra i temi economici, la singola maggior preoccupazione è proprio l’inflazione (17%) seguita da “economia in generale” (12%). Fra i temi non economici, ciò che preoccupa più americani in assoluto è: la mancanza di leadership (20%).

Insomma, l’economia, l’inflazione in particolare, è considerata il maggior problema, ma ancor di più lo è la mancanza di leadership dell’amministrazione Biden. Le due cose sono collegate? Sì, da tutti i punti di vista. Prima di tutto l’inflazione è dovuta a scelte di politica monetaria. Solitamente, per “inflazione” si intende l’aumento dei prezzi. Secondo la Scuola Austriaca dell’Economia (liberale classica), invece, l’inflazione è invece l’aumento di liquidità circolante. Normalmente all’aumento della quantità di denaro segue una perdita di potere d’acquisto. Ma non necessariamente: può anche succedere che non vi sia questa conseguenza, se vi è, ad esempio, un incremento proporzionale di produttività. Ma quasi sempre, abbiamo questa correlazione: all’aumento della quantità di denaro segue una perdita di potere d’acquisto, la prima è la causa, la seconda è una conseguenza.

La Fed (Federal Reserve, banca centrale) è un ente indipendente, ma è legato a doppio spago alla politica. Janet Yellen, attuale segretaria al Tesoro, era direttrice della Fed nominata da Barack Obama. Dal 2008 ad oggi, la quantità di liquidità circolante negli Stati Uniti è triplicata, da 7,5 trilioni nel 2008 (anno della Grande Recessione) ai 21 attuali. Dal 2020 ad oggi, soprattutto, per sostenere le politiche anti-pandemiche, abbiamo assistito ad un’accelerazione dell’emissione di moneta senza precedenti. Queste manovre non avevano finora generato una riduzione sensibile del potere d’acquisto. La scommessa è stata vinta più volte da Janet Yellen e dal suo predecessore Ben Bernanke. In questo modo si è creato un consenso trasversale su politiche monetarie espansive per far “circolare” l’economia, alimentare la spesa pubblica, sostenere la domanda e aumentare l’occupazione, nel più classico degli schemi economici keynesiani. Ma il gioco è saltato (nelle mani dell’attuale direttore della Fed, Jerome Powell) per una concatenazione di imprevisti, quali la pandemia e i lockdown, che hanno fatto saltare la catena logistica a livello globale, poi l’invasione russa dell’Ucraina che incide sui prezzi dell’energia e dei generi alimentari.

La stessa Yellen, nella sua nuova veste di ministro, ha ammesso l’errore: intervistata dalla CNN, ha dichiarato di avere sbagliato previsione “sulla strada che avrebbe preso l’inflazione”. In maggio l’inflazione ha raggiunto l’8,6%, il tasso più alto dal 1981.

La responsabilità ricade su Biden e sui democratici, sia indirettamente che direttamente. Fondando tutta la loro politica economica sulla spesa pubblica, hanno incoraggiato anche una politica monetaria espansiva. La crisi, inoltre, riguarda soprattutto l’energia e le scelte ecologiste della maggioranza democratica al Congresso, così come dell’amministrazione Biden hanno privato gli americani di alternative immediate: niente più oleodotto Keystone XL, la cui costruzione è stata fermata il primo giorno dell’amministrazione Biden. E niente più trivellazioni sul suolo americano. Saranno anche delle scelte “morali” a favore dell’ambiente e delle popolazioni native, ma in tempo di crisi si pagano.

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