Numerosi blackout, carenza e razionamento di elettricità, aziende costrette a chiudere e attività sospese, con gravi ripercussioni all’economia nazionale. E ancora: incremento della produzione di carbone, con il rischio di vanificare le politiche green messe in campo negli ultimi anni e perfino di far evaporare il traguardo di diventare carbon neutral entro il 2060. Questi sono soltanto alcuni degli effetti latenti collegati alla crisi energetica che ha inghiottito la Cina.

Alcuni di questi effetti si sono già verificati, come la decisione da parte delle autorità di interrompere o limitare l’operatività di alcune industrie per carenza di energia, mentre altri potrebbero presto concretizzarsi. Pensiamo, ad esempio, ai possibili contraccolpi ambientali derivanti dall’aumento dell’estrazione di carbone, risorsa fondamentale per ovviare la crisi energetica e riscaldare molte famiglie in vista dell’imminente inverno. Le principali attenzioni sono rivolte ai danni che la crisi energetica avrà sull’economia cinese, e quindi di riflesso sull’economia mondiale. Ma c’è molto altro che merita di essere monitorato con estrema attenzione.

Choc economico

Alla fine dello scorso settembre, Goldman Sachs ha tagliato le sue previsioni di crescita per la Cina. Il gigante bancario ritiene che quest’anno la seconda economia più grande del pianeta possa espandersi del +7,8%, in calo rispetto alla precedente previsione del +8,2% e che il 44% dell’attività industriale cinese sia stato colpito dalla tempesta energetica. Morgan Stanley è scesa più nel dettaglio, sottolineando come circa il 7% della capacità produttiva cinese di alluminio sia stata sospesa, mentre il 29% della produzione di cemento debba fare i conti con seri problemi. Nel caso in cui le sospensioni di corrente e i tagli produttivi dovessero protrarsi troppo a lungo, provocando pressioni sull’intera filiera, la crescita del pil cinese nel quarto trimestre del 2021 potrebbe calare di un punto percentuale.

Negli ultimi due mesi, il razionamento dell’energia è stato imposto a più della metà del Paese. Non solo alle aziende, ma anche alle famiglie. Molte province, come detto, hanno limitato la produzione nelle industrie ad alta intensità energetica, ma i problemi non sono affatto evaporati. È vero che la Cina è solita sperimentare, di tanto in tanto, carenze di energia, ma è pur vero che la gravità di questa crisi, con ripercussioni anche sui privati cittadini, è stata senza precedenti.

Le violenti piogge che hanno causato devastanti alluvioni nella provincia dello Shanxi, la più importante produttrice di carbone della Cina, costretta a sospendere i lavori in una sessantina di miniere che avrebbero dovuto rimpinguare le riserve dello stesso carbone, unite agli allarmi diramati dalle autorità della provincia del Liaoning, a secco di energia, sono state le due gocce che hanno fatto traboccare il vaso. In occasione della Conferenza sulla biodiversità, il premier Li Keqiang ha tirato le orecchie ai governi locali, colpevoli di aver ridotto troppo e troppo in fretta gli obiettivi di riduzione del carbone.

L’ombra di una trasformazione economica?

Se in un primo momento il governo aveva provato a bypassare la fame energetica puntando sul carbone, con tutti i costi e i rischi ambientali connessi, adesso il gigante asiatico è passato al piano b: la liberalizzazione dei prezzi dell’elettricità generata dal carbone. La Commissione cinese di Riforma e sviluppo (Ndrc) il principale regolatore statale, liberalizzerà completamente il costo dell’energia termoelettrica.

Questo significa che la totalità delle imprese industriali e commerciali nazionali dovranno rifornirsi direttamente dal mercato. Per prevenire consumi elevati, il Consiglio di Stato ha stabilito una soglia massima di fluttuazione del prezzo dell’elettricità prodotta dal carbone, che potrà innalzarsi fino al 20 per cento rispetto ai livelli di base. In altre parole, l’idea è quella di consentire alle aziende elettriche di guadagnare più denaro grazie all’acquisto a prezzi di mercato dell’elettricità pagato dagli utenti industriali e commerciali.

La speranza è che le stesse aziende possano stabilizzare la produzione, nonostante l’aumento del costo del carbone. In ogni caso, lo choc energetico che sta strozzando la Cina ha spinto le autorità ad attuare un’importante trasformazione economica. La liberalizzazione dei prezzi dell’elettricità – non ancora spiegata nel dettaglio. Non sappiamo neppure per quanto tempo durerà – sarà un caso isolato o, come sostengono alcuni analisti, il segnale di una prima mutazione economica cinese molto più profonda del previsto?