Per anni sono sembrati una curiosità per nerd della finanza, statistici e appassionati di scommesse. Poi è arrivato il Mondiale e, nel giro di poche settimane, milioni di persone hanno iniziato a comprare e vendere probabilità come se fossero azioni in Borsa. A giugno, i prediction market Kalshi e Polymarket hanno infatti movimentato quasi 45 miliardi di dollari, spinti soprattutto dalle puntate sull’esito del torneo. A prima vista potrebbe sembrare solo l’ennesima evoluzione del betting online. Ma fermarsi a questa lettura sarebbe un errore. Perché le stesse piattaforme che oggi raccolgono scommesse sulla squadra che alzerà una coppa vengono sempre più utilizzate per rispondere a domande molto più importanti: la Fed taglierà i tassi? Chi vincerà le prossime elezioni? Un conflitto si estenderà? Ci sarà una recessione?
È proprio quando entrano nel campo della politica, dell’economia e della geopolitica che i prediction market iniziano a trasformarsi in un fenomeno difficile da ignorare per ogni analista che si rispetti. Controversi, certo, criticati dai regolatori, ovvio, ma comunque sempre più influenti per via della promessa di trasformare il denaro scommesso in uno strumento per misurare le aspettative collettive sul futuro.
Polymarket, Kalshi e le altre piattaforme di prediction market possono sembrare siti di scommesse ma il loro funzionamento è più vicino a un mercato finanziario, dove gli utenti non puntano semplicemente su un risultato: acquistano e vendono contratti legati a un evento futuro, il cui prezzo riflette la probabilità che quell’evento si verifichi. Se un contratto “Sì” su una determinata previsione viene scambiato a 0,70 dollari, significa che il mercato attribuisce circa il 70% di probabilità a quell’esito. Se l’evento si verifica, il contratto viene rimborsato a 1 dollaro; in caso contrario, il suo valore scende a zero. L’idea alla base è quella di aggregare le informazioni e le aspettative di migliaia di persone in un unico prezzo. Secondo i sostenitori di questi strumenti, il risultato è una sorta di “intelligenza collettiva” capace, in alcuni casi, di anticipare sondaggi, analisti e osservatori tradizionali. Non a caso lo stesso fondatore di Polymarket, Shayne Coplan, definisce la sua piattaforma, senza troppa modestia, una “macchina globale della verità”.
Sulle principali piattaforme si iniziano quindi a trovare mercati dedicati alle decisioni delle banche centrali, alla durata di un conflitto, alla caduta di un governo, alle elezioni presidenziali e perfino alla possibilità che un leader lasci il potere entro una certa data. Diventa chiaro che se l’oggetto della previsione non è una partita di calcio ma una guerra o un attacco militare, il confine tra strumento informativo e speculazione diventa molto più sfumato. Il dibattitto su questi strumenti si divide quindi tra chi sostiene che questi mercati rappresentano una preziosa fonte di informazioni in tempo reale sulle aspettative degli operatori; e chi teme invece che possano incentivare comportamenti opportunistici, manipolazioni o perfino l’utilizzo di informazioni privilegiate. I casi recenti di scommesse particolarmente redditizie su eventi geopolitici, finite sotto osservazione mediatica e regolatoria, hanno contribuito a sostenere quest’ultima versione.
Un articolo di marzo di Futuro Prossimo ha ad esempio riportato alcuni casi emblematici, come quello che riguarda il giornalista israeliano Emmanuel Fabian, corrispondente militare del Times of Israel. Dopo aver riportato che un missile iraniano era caduto vicino a Beit Shemesh senza essere intercettato, Fabian iniziò a ricevere una serie di messaggi sempre più aggressivi, fino a vere e proprie minacce. Il motivo era economico: su Polymarket era aperto un mercato da circa 14 milioni di dollari legato all’esito dell’attacco e la sua ricostruzione dei fatti rischiava di influenzare la risoluzione della scommessa. L’episodio ha mostrato per la prima volta come un prediction market possa generare incentivi diretti a fare pressione su giornalisti e fonti informative, trasformando chi racconta gli eventi in un soggetto che può modificare l’esito finanziario di una posizione aperta sul mercato.
I casi che hanno fatto storia
Un’altra controversia emersa negli ultimi mesi riguarda il sospetto utilizzo di informazioni privilegiate, con diverse inchieste giornalistiche che hanno evidenziato casi di wallet che hanno effettuato puntate molto consistenti su eventi geopolitici poco prima che questi si verificassero. In un caso ripreso da diverse testate alcuni account creati da pochi giorni avrebbero investito quasi 70.000 dollari su una possibile tregua tra Stati Uniti e Iran, con un profitto potenziale di oltre 820.000 dollari. Gli analisti hanno osservato che le scommesse erano state frammentate tra più wallet, una tecnica compatibile con tentativi di ridurre la tracciabilità delle operazioni. Nello stesso periodo, la probabilità attribuita dal mercato a una tregua è salita dal 6% al 24% con oltre 21 milioni di dollari di volume negoziato.
Tra gli episodi più discussi figura il anche cosiddetto caso Myrnohrad. Nel novembre 2025 su Polymarket era attivo un mercato che chiedeva se le forze russe sarebbero riuscite a conquistare la città ucraina di Myrnohrad entro la fine della giornata. L’esito appariva altamente improbabile e alcuni trader avevano acquistato contratti con rendimenti potenziali enormi, fino al 33.000%. Quando il mercato venne chiuso, i vincitori furono pagati non perché la città fosse realmente caduta (secondo diverse fonti indipendenti i combattimenti erano ancora in corso) ma perché una mappa pubblicata dall’Institute for the Study of War (ISW), uno dei think tank più autorevoli sul conflitto, mostrò temporaneamente un avanzamento russo decisivo all’interno dell’area contesa. Poco dopo il pagamento delle vincite, la modifica scomparve. L’ISW pubblicò successivamente una nota ufficiale spiegando che si era trattato di un aggiornamento “non autorizzato”, mentre un ricercatore coinvolto nella produzione delle mappe venne rimosso dal team. Sul mercato erano stati investiti circa 1,3 milioni di dollari, mentre altri mercati analoghi legati alle battaglie in Ucraina avevano in passato superato i 5 milioni di dollari di volume.
L’episodio ha aperto la strada a quello che sarebbe diventato un duro dibattito sulla vulnerabilità dei prediction market alla manipolazione di fonti e dati utilizzati per determinare i risultati delle scommesse. Esiste, quindi, il rischio che i prediction market smettano di limitarsi a prevedere gli eventi e inizino invece a influenzarli? Probabile, dato che quando milioni di dollari sono puntati sull’esito di una guerra, su un attacco militare o sulla permanenza al potere di un leader politico, giornalisti, funzionari pubblici, fonti informative e persino gli stessi protagonisti degli eventi possono alterare gli esiti economici di una scommessa con una semplice dichiarazione o rivelazione. E infatti temi come guerre, attacchi missilistici e crisi geopolitiche, rappresentano categorie che oggi sono una parte rilevante dell’offerta di Polymarket. Sulla piattaforma sono negoziati contratti riguardanti scenari come un confronto militare tra Stati Uniti e Cina, una guerra tra NATO e Russia, la caduta di leader politici, il riconoscimento diplomatico di Israele da parte del Libano, o persino il numero di Paesi contro cui Washington potrebbe intraprendere azioni militari in un anno.
Va aggiunto che queste piattaforme si stanno progressivamente trasformando da nicchia a vera e propria infrastruttura finanziaria in competizione con operatori tradizionali della finanza e delle scommesse. In un’intervista a Front Office Sports, il CEO di Kalshi, Tarek Mansour, ha ad esempio dichiarato che non considera più Polymarket il principale concorrente della piattaforma. Secondo Mansour, le minacce competitive più rilevanti arrivano da colossi come CME Group, il più grande mercato mondiale dei derivati, da Robinhood e dagli operatori delle scommesse sportive, segno di come i prediction market stiano convergendo con i mercati finanziari tradizionali.
I numeri, in fondo, mostrano un settore ormai di dimensioni significative. Secondo gli analisti di Bank of America, Kalshi controllerebbe circa il 91% del mercato regolamentato statunitense, mentre Polymarket occuperebbe la seconda posizione. La vera posta in gioco, infatti, resta quella regolamentare, la quale rappresenta l’ultimo baluardo contro l’uso indiscriminato delle piattaforme. Lo stesso Mansour sostiene che l’intero comparto rischi di perdere credibilità a causa dei casi di presunto insider trading emersi sulle piattaforme offshore citati in precedenze e “arricchiti” da nuovi episodi (come quello del soldato statunitense Gannon Van Dyke, accusato dai procuratori federali di aver utilizzato informazioni privilegiate per trasformare circa 33.000 dollari in oltre 400.000 dollari scommettendo sulla tempistica di un’operazione legata al Venezuela e quello dell’ingegnere di Google Michele Spagnuolo, incriminato con l’accusa di aver guadagnato circa 1,2 milioni di dollari scommettendo sull’identità della persona più cercata su Google nel 2025 prima che i dati diventassero pubblici). Nonostante i casi di evidente uso illecito delle informazioni nelle piattaforme, questi mercati hanno comunque ricevuto il supporto importante dell’amministrazione americana. Dopo essere diventato consulente strategico di Kalshi all’inizio del 2025, Trump Jr. ha infatti annunciato un investimento da decine di milioni di dollari in Polymarket attraverso il fondo 1789 Capital, entrando contemporaneamente nel consiglio consultivo della piattaforma.
I prediction market non sono quindi soltanto un nuovo modo di scommettere sul futuro. Sono diventati un laboratorio in cui finanza, tecnologia, informazione e geopolitica si incontrano, creando nuove fonti di guadagno e di incentivi alla manipolazione (spesso “coatta”) della realtà.