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Come e perché Hong Kong sta diventando l’hub dell’Ia cinese

Hong Kong è diventata la nuova calamita per i capitali destinati all'intelligenza artificiale cinese. Ecco perché.

L’ultima operazione di rilievo è stata appena annunciata da Z-AI, già conosciuta come Zhipu AI, società di intelligenza artificiale con sede a Pechino, che ha spiegato di voler raccogliere circa 5 miliardi di dollari attraverso un’emissione di nuove azioni e obbligazioni convertibili alla Hong Kong Stock Exchange.

Il ricavato servirà all’azienda per tenere il passo della crescente domanda internazionale di servizi IA, oltre che per migliorare i propri modelli linguistici e competere al meglio con rivali del calibro di OpenAI, Anthropic e, sul mercato interno, con l’agguerrita concorrenza rappresentata da DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax.

Z.AI si è quotata lo scorso gennaio e a luglio ha già raccolto 4 miliardi nell’ambito di una prima vendita di azioni. Il caso in questione è emblematico per raccontare la progressiva trasformazione di Hong Kong, o meglio della sua Borsa, in uno hub dorato dell’intelligenza artificiale cinese.

La Borsa locale ha attratto anche la richiamata MiniMax, sbarcata all’inizio dell’anno corrente, mentre Moonshot sta valutando di fare altrettanto. Il motivo di una simile concitazione? La febbre dell’IA sta spingendo le aziende cinesi del settore a intensificare gli investimenti nelle infrastrutture di calcolo e nell’innovazione.

Perché l’IA cinese passa da Hong Kong

La situazione è più o meno la seguente: le aziende cinesi di IA dispongono già dei modelli, degli ingegneri e di un vasto mercato interno. Quello di cui hanno bisogno, ha sottolineato Asia Times, coincide con ingenti capitali da sfruttare per alimentare le loro ambizioni di crescita.

Da questo punto di vista Hong Kong sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. In che modo? Da un lato attirando investitori internazionali, dall’altro offrendo alle giovani società tecnologiche un percorso agevole verso il mercato azionario. Lo sviluppo di nuovi modelli richiede chip avanzati, data center adeguati e ingegneri altamente qualificati, tre aspetti che devono a loro volta basarsi su solidi finanziamenti.

Se il denaro dei venture capital possono supportare le prime versioni, per i successivi step è necessario un flusso di denaro molto più consistente. La Borsa di Hong Kong è quindi diventato l’amplificatore perfetto per consentire a Z-AI e alle altre società cinesi hi-tech di raccogliere capitali su larga scala.

La svolta è arrivata nel 2023, quando Hong Kong ha introdotto il cosiddetto Chapter 18C, una regola del listing regime di Hong Kong Stock Exchange che consente alle aziende tecnologiche specializzate in alcuni settori – dall’IA ai chip, dalla robotica alla guida autonoma – di quotarsi in Borsa prima di soddisfare i consueti requisiti di profitto o fatturato.

Alla ricerca di capitali

Prendiamo Moonshot. Il suo modello Kimi K3 conta all’incirca 2.800 miliardi di parametri e ha fin qui generato una domanda tale da mettere a dura prova la capacità di calcolo dell’azienda. Moonshot si è così affidata alla Borsa di Hong Kong, riuscendo a raccogliere oltre 5,5 miliardi di dollari da investitori del calibro di Alibaba, Tencent, Meituan e China Mobile.

I numeri generati a Hong Kong sono interessanti. Tra dicembre 2025 e gennaio 2026 le aziende dell’intera catena del valore dell’IA hanno messo insieme 4,9 miliardi. E ancora: a gennaio quattro quotazioni, quelle di Biren, Zhipu, Iluvatar e MiniMax, hanno raggiunto quota 2,5 miliardi, con gli investitori di riferimento che si sono impegnati a versare circa 1,3 miliardi. Hanno tra l’altro partecipato istituzioni provenienti dalla Cina continentale, dagli Stati Uniti, da Singapore, dalla Corea del Sud, dalla Svizzera e dagli Emirati Arabi Uniti.

Attenzione, però, perché secondo il Financial Times l’eccesso di quotazioni starebbe rallentando il mercato. È vero che nella prima metà dell’anno le azioni delle startup cinesi di intelligenza artificiale hanno registrato un forte rialzo, ma più della metà delle altre società quotate a Hong Kong nel terzo trimestre ha visto calare il prezzo delle proprie azioni. “Il mercato delle Ipo si è trasformato in una sorta di mercato speculativo basato sull’effetto momentum”, ha spiegato Nicholas Chui, gestore di portafoglio presso Franklin Templeton. Una tendenza che non può certo passare inosservata.

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