Cina+Giappone+Corea+Asean: l’Asia si unisce e gioca d’anticipo con i dazi di Trump

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Tutti se l’aspettavano in Vaticano e invece la fumata bianca è arrivata prima a Milano. All’ombra del Pirellone si è tenuta una riunione cruciale tra i leader finanziari di Giappone, Cina, Corea del Sud e dei dieci Paesi dell’Asean, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico.

Il cosiddetto gruppo Asean Plus Three – dove il “plus” indica Tokyo, Pechino e Seoul – ha concordato di istituire un nuovo strumento nell’ambito della Chiang Mai Initiative Multilateralization (Cmim), un accordo di swap valutari creato nel 2010 per sostenere la stabilità finanziaria regionale dopo la crisi asiatica del 1997-1998.

In altre parole, nel bel mezzo della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, e con il rischio che a luglio gran parte del mondo debba fare i conti con le tariffe Usa, i principali Governi asiatici hanno deciso di lanciare un meccanismo di prestito pensato per rispondere rapidamente a eventuali crisi causate da pandemie, disastri naturali e altri shock improvvisi. “Riteniamo che questa nuova struttura Cmim migliorerà la resilienza regionale”, ha spiegato il gruppo in una dichiarazione congiunta.

Un vecchio summit dell’Asean Plus Three

L’Asia gioca in anticipo

Attualmente, il fondo della Cmim ammonta a 240 miliardi di dollari in riserve valutarie: Giappone e Cina contribuiscono ciascuno con 76,8 miliardi, la Corea del Sud con 38,4 miliardi, e i 10 membri dell’Asean con un totale di 48 miliardi. I due strumenti esistenti della Cmim – uno per la risoluzione delle crisi e una linea precauzionale – non sono mai stati attivati, poiché finora i membri hanno preferito ricorrere a swap bilaterali, più rapidi da attuare. Ma oggi il contesto è cambiato.

“L’aumento del protezionismo commerciale grava sul commercio globale, portando a una frammentazione economica e influenzando gli investimenti e i flussi di capitali in tutta la regione”, hanno affermato in sintonia i ministri delle Finanze e i governatori delle Banche Centrali del gruppo Asean Plus Three.

La verità è che i dazi di Trump, congelati per tutti tranne che per la Cina, spaventano l’intera Asia: 49% per la Cambogia, 46% per il Vietnam, 36% per la Thailandia. Molte economie della regione dipendono fortemente dalle esportazioni verso gli Stati Uniti, e altre – come Giappone e Corea del Sud – sono partner hi-tech chiave per Washington. “Chiediamo una maggiore unità e cooperazione regionale per affrontare la crescente incertezza”, ha ribadito l’Asean Plus Three.

Verso un nuovo blocco economico?

Cina, Corea del Sud, Giappone e l’Asean hanno chiarito che la loro priorità politica è il rafforzamento della flessibilità necessaria per affrontare le sfide a breve termine, tra cui il protezionismo e la volatilità finanziaria globale.

Nessuno ha nominato esplicitamente gli Stati Uniti, ma il riferimento a Washington è apparso evidente. Soprattutto quando i ministri hanno riaffermato il loro impegno per un sistema commerciale multilaterale, basato su regole, non discriminatorio, equo, aperto e trasparente, con al centro l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Il ministro delle Finanze giapponese, Katsunobu Kato, ha dichiarato che i partecipanti “hanno ribadito l’importanza della cooperazione per la stabilità economica e finanziaria”. Per aumentare l’efficacia degli aiuti, i membri dell’Asean Plus Three stanno valutando la possibilità di versare i contributi al Cmim prima dell’insorgere di una crisi. Inoltre, si discuterà di un modello ispirato alle riserve del Fondo Monetario Internazionale.

L’Asia si sta dunque muovendo per rafforzare la propria coesione economica in vista di eventuali turbolenze. L’obiettivo è chiaro: evitare una nuova crisi asiatica e contenere l’impatto dei dazi statunitensi.