Come sta l’economia della Cina? Non c’è una risposta univoca a questa domanda. In campo troviamo due differenti versioni riguardo lo stato del sistema economico cinese che, ricordiamo, non può essere verificato con dati ufficiali (o per lo meno, non gonfiati dal governo). Da una parte ci sono quelli che sostengono l’impermeabilità del Dragone alla guerra commerciale con gli Stati Uniti; questi vi diranno che Pechino sta proseguendo per la sua strada senza dover fare i conti con alcun contraccolpo degno di nota. Dall’altra parte ci sono esperti che invece sottolineano come in realtà le tariffe di Trump abbiano inceppato il meccanismo su cui il Dragone, fino a pochi anni fa, aveva basato la propria crescita. In poche parole, Washington avrebbe ingolfato la parte del motore adibita al corretto funzionamento dei consumi interni. La spiegazione è che con ll’aumento dei prezzi derivante dai dazi, molti cinesi sono stati costretti a tagliare le spese. E l’intera Cina avrebbe subito il colpo.

La rivincita dei noodles

Per meglio capire lo stato di salute dell’economia cinese, affidandosi a un indicatore concreto più che a valutazioni teoriche, è utile dare un’occhiata al consumo di un bene. Il ragionamento su cui si basa l’osservazione è semplice: se davvero la Cina ha dei problemi, i cinesi avranno smesso di comprare determinati oggetti che prima erano capisaldi della quotidianità. In effetti, prendendo una lente di ingrandimento, notiamo come la vendita dei noodles istantanei, cioè l’economica pasta precotta pronta all’uso, diffusissima in Oriente, abbia subito un’impennata. Direte voi: che c’entra tutto questo con l’economia cinese? C’entra eccome, perché i cinesi, impauriti dalle prime crepe apparse sul sistema economico del loro Paese, stando al South China Morning Post hanno iniziato a comprare in massa gli economici noodles al posto di altri prodotti alimentari ben più cari che prima erano soliti non farsi mancare. Secondo quanto riportato dalla World Instant Noodles Association, questi particolari spaghetti in Cina e a Hong Kong hanno venduto 44,4 miliardi di confezioni nel 2014 (picco assoluto), per poi scendere fino a toccare quota 38,5 miliardi nel 2016. L’anno scorso c’è stata una nuova fiammata, con 40,25 miliardi di scatole vendute. E nei primi sei mesi del 2019 è stato rilevato un aumento del +7,5% nelle vendite. Il giro d’affari dei noodles, nella sola Cina, vale circa 7 miliardi di euro.

Lo specchio dell’economia

I noodles istantanei sono un ottimo indicatore per testare lo stato di salute dell’economia cinese, proprio perché rappresentano il prodotto di massa economico per eccellenza. Quando la situazione non è rosea, è lecito aspettarsi l’aumento delle vendite di noodles e la contemporanea contrazione di quella di altri alimenti ben più costosi e pregiati. Nella storia della Cina, il successo dei noodles non è mai stato di buon augurio visto che ha sempre conciso con fasi di relativa difficoltà economica del Paese. Negli ultimi anni, grazie alla crescita della classe media, gli spaghetti orientali erano finiti in secondo piano, ma oggi eccoli rispuntare dalle retrovie. Questione di necessità, non solo di comodità.