Il controllo dello Stretto di Gibilterra conteso da Cina e Stati Uniti. Il collo di bottiglia che unisce l’Oceano Atlantico al Mar Mediterraneo mediante un corridoio di 60 chilometri è il passaggio attraverso il quale nel 2018 sono transitate 84 mila navi di ogni tipo. Il confronto con l’altro hub geopolitico della regione mediterranea è impietoso, visto che nello stesso lasso di tempo il Canale di Suez è stato attraversato da appena poco più di 18mila imbarcazioni. Come ha sottolineato Limes, controllare lo Stretto di Gibilterra è il primo e necessario passo per chi vuole allungare le mani su un elevatissimo numero di rotte commerciali che convergono a queste latitudini; da qui, infatti, si snodano percorsi economicamente interessanti, come gli spostamenti tra Africa del Nord ed Europa settentrionale ma anche le navigazioni verso Americhe e Oriente. La zona è saldamente sotto l’egida delle potenze anglosassoni: il Regno Unito che può affidarsi alla sovranità su Gibilterra per mantenere costante la sua presenza in loco, mentre gli Stati Uniti hanno la possibilità sia di appoggiarsi ai britannici sia alla base navale di Rota.

Le mani sullo Stretto di Gibilterra

La Cina ha capito che gli Stati Uniti hanno messo solide radici nello Stretto di Gibilterra per tenere sotto controllo l’Africa occidentale, parte del Sahara e Sahel, ma anche per contrastare la Nuova Via della Seta; il piano cinese prevede infatti di estendere anche un’appendice verso il Marocco. Già, proprio il Marocco è un paese da segnare con la matita rossa. La posizione del paese marocchino fa gola a Pechino, che ha iniziato a investire un ingente quantità di denaro a Rabat e dintorni, tra investimenti in logistica, infrastrutture e tecnologia. In particolare, la Cina ha messo gli occhi sul porto di Tanger Med, a due passi da Punta Cires. Inaugurato nel 2007, lo scalo è già al quarto posto nella classifica dei porti più importanti del Mediterraneo, dietro Valencia, Pireo (cinese) e Algeciras. Tanger Med, tra l’altro, ha attratto Huawei, che qui ha intenzione di progettare un centro logistico regionale con cui coprire l’intera regione. Il colosso di Shenzen, tagliato fuori dal mercato statunitense e occidentale, è pronto a conquistare il monopolio dell’emergente Africa.

Perché la Cina guarda al Marocco

Attenzione alla mossa della Cina: usando l’economia, Pechino tutela anche i suoi affari geopolitici. Il fatto che Huawei sarà presto insediato in Marocco offre al governo cinese la possibilità di usare Tanger Med anche per altri scopi: contenere l’espansione degli Stati Uniti, certo, ma anche influenzare le rotte commerciali dello Stretto di Gibilterra. Come fa notare ancora una volta Limes, la Cina avanza lungo tutta la costa meridionale del bacino mediterraneo per dare maggiore respiro alla Nuova Via della Seta. Il Dragone ha già piantato le prime bandierine in Tunisia, Algeria, Libia e, appunto, Marocco. Così come per Pechino i Balcani sono la porta d’accesso all’Europa, il Marocco è il trait d’union perfetto per collegare la Cina al resto dell’Africa. A quel punto unire la Nuova Via della Seta alla Nuova Via della Seta africana consentirebbe a Xi Jinping di tessere la rete perfetta per ingabbiare gli interessi geopolitici americani.

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