Gli Stati Uniti hanno stretto un cappio attorno al collo di Huawei per colpire la Cina. L’amministrazione Trump, citando preoccupazioni di sicurezza nazionale e la difesa dei diritti umani, ha inserito il colosso di Shenzen nella entity list; presto anche altre aziende cinesi potrebbero fare la fine del più grande produttore di smartphone, con il rischio di subire enormi ricadute sul piano economico. Se è vero che le probabilità di un simile scenario sono alte, cerchiamo allora di capire quali potrebbero essere le prossime società del Dragone destinate a subire la stessa punizione di Huawei.

I droni

Dopo aver rovinato i piani di Huawei, Trump vuole colpire ancora. I possibili bersagli sono tutte quelle aziende tecnologiche cinesi che da un lato rappresentano una minaccia politica per gli Stati Uniti e dall’altro sono anche temibili concorrenti delle imprese statunitensi. I settori a rischio sono tre. Il primo è il ramo tecnologico riguardante i droni. Il Dipartimento della sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha messo in guardia sui rischi per la sicurezza interna del Paese collegati ai droni cinesi. Per il momento non c’è nessun nome sulla graticola, ma basi pensare che oltre il 70% dei droni venduti negli Stati Uniti sono prodotti dalla Dji Shenzhen. I droni in questione sono quelli acquistabili in qualunque negozio per uso amatoriale, il cui prezzo va dai circa 500 dollari in su. In caso di ban da parte della Casa Bianca, Dji ne uscirebbe distrutta o quasi. Con le esportazioni limitate e senza la possibilità di fare affidamento sui chip di produzione americana necessari per il loro funzionamento, l’azienda si troverebbe in cattive acque.

La videosorveglianza

L’altro settore da tenere d’occhio per eventuali ritorsioni commerciali degli Stati Uniti ai danni della Cina è quello della videosorveglianza. Pechino ha investito fiumi di denaro per potenziare tecnologie innovative come il riconoscimento facciale, una pratica osteggiata dall’Occidente a causa della violazione della privacy. Ma il Dragone esporta apparati di videosorveglianza un po’ in tutto il mondo, facendo affari d’oro. Per questo motivo Hikvision e Dahua rischiano tantissimo, soprattutto Hikvision, il più grande venditore di telecamere di sorveglianza in Europa e il secondo negli Stati Uniti. Secondo la Casa Bianca l’azienda, controllata in parte dallo Stato cinese, potrebbe utilizzare le proprie telecamere per spiare i cittadini statunitensi. In più c’è anche il filone dei diritti umani, visto che Hikvision, stando alle accuse americane, avrebbe fornito i suoi prodotti al governo cinese per sorvegliare la minoranza etnica degli uiguri nello Xinjiang.

Il riconoscimento vocale

Infine c’è da considerare il campo relativo al riconoscimento vocale. Il Dragone sta portando avanti diversi progetti collegati all’intelligenza artificiale, e il riconoscimento vocale è uno dei pilastri fondamentali di questo settore. La compagnia cinese più a rischio è iFlytek, un’azienda che realizza software di riconoscimento vocale per gli usi più svariati, tra cui la traduzione portatile. In Cina detiene oltre il 70% del mercato del riconoscimento vocale.