Cina, i dazi spaventano la classe media

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Economia e Finanza /

Eppure, sotto sotto, un po’ di paura c’è. Non potrebbe essere altrimenti. Anche se Pechino ha più volte dichiarato di avere un’economia impermeabile agli effetti provocati dalla guerra dei dazi, in Cina qualcuno inizia a togliere la maschera. Il governo non appare intimidito dalle minacce commerciali di Trump, e anzi dà l’idea di poter reagire in modo altrettanto efficace da un momento all’altro, magari bloccando il flusso di terre rare in direzione Washington. Ma, come fa notare il South China Morning Post, alcuni strati della popolazione iniziano a essere titubanti.

Se l’economia rallenta

Già prima che la Trade War arrivasse al punto di non ritorno, cioè più o meno due o tre mesi fa, la Cina era alle prese con un’economia in rallentamento. C’era chi sperava che Xi Jinping applicasse una serie di riforme correttive, tanto è vero che si parlava di una possibile riforma del sistema bancario del Paese e di modifiche in tema di economia. L’inasprirsi della guerra dei dazi ha cambiato le carte in tavola e Xi ha dovuto lasciare tutto in sospeso, avvisando i suoi che sarebbero arrivati tempi duri. Numeri alla mano la Cina ha avuto alcuni contraccolpi, è vero, ma niente di così preoccupante.

La percezione della classe media

Eppure la percezione della cosiddetta classe media va in tutt’altra direzione. I timori di una guerra commerciale così lunga e logorante, il trattamento riservato dagli Stati Uniti a Huawei, un’economia come detto in rallentamento rispetto agli anni precedenti. Tutto ha contribuito a destabilizzare le certezze di una buona parte della popolazione cinese. Più che altro chi potrebbe smuovere il mercato interno spedendo non lo fa più con la stessa insistenza di prima. Esempio banale: i cinesi che acquistavano prodotti Apple adesso si rifiutano di spendere soldi in uno smartphone costoso e per di più americano. Cresce quindi il nazionalismo, certo, ma c’è anche il caso di quelle tante famiglie che preferiscono non acquistare beni secondari per salvaguardare la propria ricchezza in vista di un’ulteriore escalation.

Disoccupazione e prezzi in aumento

Nel frattempo la disoccupazione in certe aree del Paese aumenta. È il caso della Rust Belt cinese, nel nordest della Cina, dove tantissime aziende hanno chiuso i battenti e ora, a maggior ragione con una guerra commerciale in atto, si fatica a vedere la luce in fondo al tunnel. Altra piaga da tenere in considerazione è l’aumento del prezzo dei prodotti agroalimentari che lo scorso aprile è salito del 6,1%. La carne di maiale, per via di un’epidemia di peste suina africana, è schizzata di 14,4 punti percentuali in più rispetto a marzo.

Ansia e preoccupazione

La classe media, che ha sempre dato per scontato un miglioramento perpetuo delle condizioni di vita, è quindi confusa. È ansiosa, non sa come finirà la guerra dei dazi e teme che qualcosa, come in effetti sta già avvenendo, possa modificare il suo stile di vita. Se gli abitanti “di mezzo” chiudono il rubinetto e smettono di spendere, l’economia della Cina subisce un ulteriore rallentamento. E questo è un problema per Pechino, che nei mesi scorsi aveva fatto di tutto affinché accadesse il contrario: creare un forte mercato interno per essere immuni da fattori esterni. La preoccupazione rischia di contagiare anche i più ricchi, che potrebbero iniziare a salvaguardare la loro ricchezza spostandola all’estero.