Raggiungere il picco delle emissioni di carbonio prima del 2030, salvo poi conseguire la neutralità del carbonio entro il 2060. Questa è soltanto una delle sfide ambientali che dovrà affrontare la Cina nell’immediato futuro. Non a caso, Pechino ha inserito nel XIV Piano quinquennale (2021-2025) tutti gli obiettivi per trasformarsi in una potenza green, ovvero altamente ecologica e sostenibile. Il motore economico del gigante asiatico continuerà a girare a velocità folle, anche se le autorità porteranno maggiori attenzioni tanto alla qualità della produzione che al suo sviluppo equilibrato.

Detto in altri termini, il Dragone ha intrapreso la strada che dovrebbe farlo continuare a crescere mediante attività a ridotto impatto ambientale. Il Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente ha recentemente diffuso dati interessanti a dimostrazione di come la Cina sia riuscita ad abbassare l’intensità del carbonio del 18.8% nei cinque anni precedenti al 2020. Non solo: entro il 2035, le auto vendute dovranno essere ibride o NEV (ovvero new-energy vehicles). Negli ultimi anni, qualcosa è già stato fatto. Basti pensare che nel 2015 il consumo di carbone nazionale rappresentava il 64% del consumo di energia, e che nel 2020 è diminuito fino al 56.8%. Allo stesso tempo, la quota delle energie rinnovabili schizzava al 24.3% nel 2020 dal 17.9% del 2015.

L’accordo con Eni

In merito alla strada green intrapresa dalla Cina, è molto importante sottolineare il memorandum d’intesa sulla cooperazione strategica nel settore energetico firmato tra l’italiana Eni e la società cinese Zhejiang Energy. Il documento, fresco di firma, stabilisce uno scenario di cooperazione volto a facilitare iniziative congiunte tra i due nuovi partner all’interno di tutta la catena del valore del gas e del gas naturale liquefatto in Cina (e in campo internazionale).

L’obiettivo condiviso da Eni e Zhejiang Energy, come si legge nel comunicato stampa, si basa sulla promozione di una riduzione delle emissioni per favorire il passaggio dal carbone al gas nella produzione di energia elettrica. Tra le iniziative identificate, troviamo lo sviluppo di un accordo di fornitura di Gnl a lungo termine e la partecipazione congiunta in progetti di gas/GNL. L’intenzione è quella di utilizzare il gas per produrre energia elettrica anziché il carbone. In questo modo, è possibile ridurre fino alla metà delle emissioni di gas serra di una centrale elettrica, con un contributo fondamentale nella decarbonizzazione del settore.

Un’alternativa al carbone

L’impegno cinese nella ricerca di un’alternativa al carbone è piuttosto concreto. Come ha sottolineato il Financial Times, la Cina domina l’industria eolica globale e ne detiene il record di installazioni. Nel corso del 2020, stando a un report pubblicato dall’associazione Global Wind Energy Council, Pechino ha raddoppiato i 52 gigawatt di energia eolica registrati nel 2019. Il mercato eolico del Dragone ha superato ogni previsione, al punto che questo valore è stato superiore a al totale combinato conseguito da Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina.

Lo stesso Xi Jinping ha detto a chiare lettere che l’economia cinese necessita di un “nuovo tipo di sistema elettrico incentrato sulla nuova energia“. Le rinnovabili, dunque, rappresentano per Pechino una sorta di nuovo Sacro Graal, fondamentale, tra l’altro, per scacciare, una volta per tutte, la storica dipendenza dal carbone. La Cina, anche leggendo l’ultimo Piano quinquennale, ha dimostrato di avere le idee chiare. E il suddetto accordo tra Eni e Zhejiang Energy, da questo punto di vista, rappresenta un interessante occasione per l’Italia di contribuire alla “missione” cinese.

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