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Una filiera europea per le auto elettriche e le batterie utilizzabili come accumulatori per dar loro energia è possibile? Dopo le parole di Ursula von der Leyen nel recente discorso “State of the Union”, il mercato sembra dare tutt’altra risposta, presentando una competizione serrata tutta asiatica, tra produttori cinesi e sudcoreani che si spartiscono le quote principali. E in questa fase un’ulteriore questione per l’Europa è rappresentata dal fatto che sono i big cinesi a accelerare.

Il derby sino-coreano per le batterie

“Mentre i produttori sudcoreani hanno costruito la loro attività sulle batterie a base di nichel con una densità energetica superiore, le aziende cinesi dominano la produzione di batterie al litio ferro fosfato più economiche, ora preferite dalle case automobilistiche”, nota il portale Rest of the World. Dal 2021 in avanti la Cina ha avanzato a passi da gigante nella filiera, mettendo in campo una pesante scala industriale.

LG Energy Solution, Samsung Sdi e SK On, i tre maggiori produttori di batterie elettriche per veicoli al mondo, hanno visto la loro quota di mercato nel periodo gennaio-luglio scendere dal 45% del 2024 al 38% del 2025, mentre la sola Catl, colosso cinese, piazza il 30% in solitaria. Secondo Rest of the World:

“Le aziende sudcoreane hanno commesso un errore strategico espandendosi in modo aggressivo negli Stati Uniti e in Europa proprio mentre le vendite di veicoli elettrici rallentavano nel 2024. Le loro fabbriche restano inattive mentre i rivali cinesi servono i mercati in più rapida crescita in Asia e nelle economie emergenti […] Le aziende cinesi hanno continuato a spingere i confini tecnologici mantenendo la leadership in termini di costi”

Aziende come Byd, poi, hanno raggiunto una profonda integrazione verticale di filiera. La Corea del Sud ha un vibrante settore auto, ma una capacità produttiva di veicoli non sufficiente a soddisfare da sola le ambizioni dei suoi produttori di batterie e deve pensare a fornire il mercato straniero. Chiaramente, visti i problemi strutturali nei rapporti con la Cina, ai produttori europei è parso utile puntare su fornitori sudcoreani, ma proprio la ridotta produzione e vendita di veicoli elettrici nel Vecchio Continente ha causato cortocircuiti nel 2024-2025.

L’Europa al palo

Ebbene, oggigiorno la situazione è quella di un sostanziale duopolio che si fa sempre più asimmetrico, con i cinesi che rosicchiano terreno ai coreani mentre la partita si gioca su altri fronti: i tempi di ricarica delle auto, la durata delle batterie, la scala dei costi. In tutto questo, si fatica a credere come possa inserirsi un produttore europeo pienamente competitivo.

“Proporremo di collaborare con l’industria su una nuova iniziativa per le piccole auto a prezzi accessibili. Credo che l’Europa dovrebbe avere la sua auto elettrica” e che debba essere “ecologica, economica e costruita con catene di fornitura europee”, ha detto il 10 settembre Von der Leyen a Strasburgo. Parole che sembrano provenire da un libro dei sogni. Per la presidente della Commissione, “non possiamo permettere che la Cina e altri conquistino questo mercato”. Ma è già successo. Il duopolio è qui, e sta indirizzandosi verso la Cina, ovvero lo spauracchio per eccellenza dell’Europa. La cui assenza industriale pesa: l’unico produttore autoctono, Northvolt, è fallito. Il trend di mercato si decide altrove, su scale che l’Europa non ha. Il treno è perso e ammettere il contrario rischia di essere una pia illusione.

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