Come sta, davvero, l’economia della Cina? A questa domanda ci sono due possibili risposte. Alcuni diranno che il sistema del Dragone è solido nonostante le turbolenze provocate dai dazi di Trump, che il governo ha in pugno la situazione e, proprio perché le leve economiche possono essere attivate a piacimento dal potere centrale, non c’è alcun rischio. Altri analisti sono convinti invece che l’apocalisse cinese sia dietro l’angolo e che ci sarebbero già segnali evidenti di un possibile cortocircuito: dall’alto debito delle amministrazioni locali alla minaccia della bolla finanziaria, passando per l’aumento dei prezzi.

Baoshang Bank come Lehman Brothers?

Non è la prima volta che qualcuno lancia l’allarme. Come fa notare Asian Times, sono anni che gli investitori temono un eventuale “momento Lehman” in salsa cinese, con il chiaro riferimento al crac della banca Lehman Brothers americana, punto d’inizio della profonda crisi che nel 2008 colpì l’Occidente. Fin qui la Cina ha sempre evitato il peggio e i suoi mercati hanno retto, ma all’orizzonte si intravede una possibile minaccia. Lo scorso mese la Banca centrale cinese (Pboc) è intervenuta per la seconda volta nel giro di pochi giorni per rassicurare i mercati sul fatto che il salvataggio della Baoshang Bank fosse un caso isolato. La Baoshang Bank, a causa del crack che l’ha colpita, a fine maggio, è passata per un anno sotto il controllo della China Banking Insurance Regulatory Commission (Cbirc) mentre la Pboc iniettava nel sistema interbancario 430 miliardi di yuan (63 miliardi di dollari) per tranquillizzare gli animi degli investitori e bruciare gli speculatori.

Un metodo di finanziamento da rivedere

Perché la Baoshang Bank è fallita? Tutta colpa, secondo alcuni, del metodo di finanziamento adottato dagli istituti cinesi bancari medio-piccoli, basato sull’eccessivo lassismo di fronte all’erogazione dei crediti inesigibili. Alla fine le banche rimangono senza liquidità, vanno in sofferenza e il sistema si inceppa, coinvolgendo anche il governo centrale e quindi l’intero apparato statale. Pechino, per evitare contraccolpi, ha dovuto garantire il 70% dei fondi dovuti ai creditori. Il caso della Baoshang Bank potrebbe essere soltanto la punta dell’iceberg. La banca in questione operava in Mongolia Interna, ma chi può confermare con certezza che anche gli istituti vicini alle più importanti megalopoli cinesi, come Shanghai e Shenzen, non abbiano fatto lo stesso giochetto di Baoshang? È la domanda che si sono fatti gli investitori.

Caso isolato o punta dell’iceberg?

Il rischio contagio è l’effetto che più mette nel panico il Partito Comunista Cinese. Questo perché tra gli indebitati governi locali e le banche c’è un rapporto molto stretto. Le amministrazioni hanno attinto a piene mani ai generosi prestiti concessi dalle banche; il problema è che nessuno è in grado di ricoprire debiti sempre più grandi per via di investimenti crescenti nonostante l’insolvenza dei debitori. Ecco perché le banche rischiano il crack, e con loro l’intero sistema economico cinese. Pechino continua a ripetere che Baoshang Bank è una mosca bianca ma, se fosse la prima crepa sintomo di un terremoto imminente, sarebbe una catastrofe. E non solo per la Cina.