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Cina, autarchia agroalimentare per ridurre la dipendenza dalle importazioni straniere

I nuovi dazi imposti da Trump sull’esportazione di beni cinesi ha spinto la Cina a rispondere per le rime; anche Pechino, infatti, ha applicato un aumento delle tariffe a 60 miliardi di prodotti americani destinati al mercato oltre Muraglia. Le...

I nuovi dazi imposti da Trump sull’esportazione di beni cinesi ha spinto la Cina a rispondere per le rime; anche Pechino, infatti, ha applicato un aumento delle tariffe a 60 miliardi di prodotti americani destinati al mercato oltre Muraglia. Le possibili controindicazioni di questa guerra commerciale sono ancora incerte, ma il Dragone ha già iniziato a prendere le prime contromisure per evitare la scottatura di una possibile escalation.

Pechino aumenta la produzione interna di soia

La soluzione più facile, per la Cina, è attuare una sorta di autarchia. In poche parole il gigante asiatico dovrà imparare sempre più a contare sulle merci create entro i propri confini. Soltanto in questo modo il Paese non verrà privato di beni fondamentali, ma soprattutto non subirà flessioni economiche. Nel mirino delle autorità cinesi ci sono i prodotti agroalimentari, la maggior parte dei quali viene importata dagli Stati Uniti. Un esempio è la soia: nel tentativo di ridurre la dipendenza della Cina dalle importazioni americane, i più importanti coltivatori cinesi di soia si stanno espandendo per aumentare la produzione. L’idea è semplice: far crescere l’offerta interna di prodotti a base di soia.

Verso un’autarchia cinese

Proprio in questi giorni è in corso la semina di semi soia in quattro aree: Heilongjiang, Henan, Jilin e Mongolia Interna. Il tasso di espansione delle piantagioni di soia, quest’anno, è stimato di oltre il 10% rispetto alla norma. Il China Agricultural Sector Development Report 2019 ha inoltre sottolineato come per la prima volta in sette anni siano calate le importazioni di soia. Nel 2018 il loro volume si è attestato intorno alle 88 milioni di tonnellate, con un calo rispetto al 2017 del 7,9%.

I contadini americani hanno perso la pazienza

Se la Cina reagisce, i produttori statunitensi subiscono le conseguenze più gravi. L’Associazione della soia statunitense ha infatti definito i nuovi dazi voluti da Trump sui beni cinesi una brutta batosta per tutti i coltivatori di soia degli Stati Uniti. “I contadini – ha detto il presidente dell’associazione, Davie Stephens – sono in una situazione disperata. La loro pazienza sta finendo. Abbiamo bisogno di una risoluzione positiva della guerra commerciale. Una escalation ci porta solo altri guai”. Dal luglio scorso, infatti, la Cina applica una tariffa del 25% sui semi di soia made in Usa.

I rischi per gli Stati Uniti

Il rischio è che un ulteriore aumento delle tariffe, o il mantenimento prolungato della situazione attuale, danneggi i consumatori e le imprese statunitensi. Trump avrebbe dunque attivato il timer di una bomba a orologeria pronta a minare la crescita economica del Paese. Intanto la Cina si dimostra accorta ma al tempo stesso saggia. Oggi il vicepremier cinese sarà nuovamente a Washington per intavolare un nuovo round riguardante i negoziati commerciali.





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