Nel periodo compreso tra il 2005 e il 2018 la Cina ha investito in Africa 299 miliardi di dollari e, nel corso del 2019, altri 60 seguiranno la stessa strada. Pechino considera il continente una gallina dalle uova d’oro per almeno tre motivi, su tutti gli interessi commerciali rappresentati dalla Nuova Via della Seta, che nasce infatti con l’obiettivo di unire l’ex Impero di Mezzo ad Africa ed Europa. Se i Paesi europei sono ottimi clienti dei cinesi per tutto quello che riguarda le nuove tecnologie, l’emergente mercato africano è perfetto per riversare su di esso le rimanenze dei prodotti a basto costo made in China; in un secondo momento, spera la Cina, l’Africa crescerà e allora potrà attirare business più complessi. I legami commerciali ed economici hanno sempre due flussi e qui arriviamo al secondo motivo dell’interesse cinese per il contesto africano: le risorse energetiche, le terre rare e i materiali fondamentali per costruire le nuove tecnologie del futuro. La Cina ha stretto intensi rapporti diplomatici con i governi locali proprio per assicurarsi l’esclusiva dell’utilizzo di miniere e altri centri di approvvigionamento. Infine, last but not least, arriviamo al terzo e ultimo punto, che può essere spiegato con la necessità geopolitica del Dragone di attirare quanti più Stati possibili dentro la propria sfera d’influenza.

Stop ai finanziamenti a pioggia: l’esempio del Kenya

Il ragionamento della Cina filava liscio fino a qualche mese fa. Sia chiaro, l’Africa continua a essere importantissima per Pechino ma i conti alla fine devono tornare, e negli ultimi tempi non sempre è andata così. Come ha scritto l’Economist, la generosità cinese nei confronti del Continente Nero sembrava essere senza limiti ma, a ben vedere, scopriamo che Xi Jinping ha iniziato a chiudere il rubinetto degli investimenti. Prendiamo ad esempio il Kenya, uno dei primi Paesi africani ad aderire alla Nuova Via della Seta e che tra il 2006 e il 2017 ha incassato dalla Cina poco meno di 10 miliardi di dollari di finanziamenti per progetti infrastrutturali di ogni tipo. Adesso la musica è cambiata perché, nonostante la visita del presidente keniota Uhuru Kenyatta a Pechino, la Cina non ha più intenzione di concedere ulteriori prestiti a Nairobi.

Interrotto il progetto ferroviario

Kenyatta ha puntato forte sulla costruzione di una moderna e funzionale ferrovia, un progetto capace di impiantare in Kenya un reticolato di binari utile sia per il trasporto delle merci che dei cittadini. A finanziare il tutto: la Cina. Pechino ha già distribuito 4,7 miliardi di dollari per finanziare le prime due sezioni della ferrovia, fra cui i 500 chilometri tra Mombasa e Nairobi, attivi e funzionanti. Il secondo tratto è quasi completato ma per il terzo, a Kisumu nei pressi del Lago Vittoria, c’è un enorme punto interrogativo. Servirebbero altri 3,5 miliardi di dollari ma la Cina ha interrotto il finanziamento del progetto. Nonostante un viaggio a Pechino, Kenyatta non è riuscito a ottenere un nuovo prestito dagli amici cinesi.

Perché Pechino ha cambiato atteggiamento

Il motivo del comportamento della Cina è oggetto di discussioni. Alcuni ritengono che Pechino intenda stringere il cappio della trappola del debito attorno al collo dei Paesi africani: questo spiegherebbe perché il governo cinese sia sempre stato così generoso con i partner locali. Perché quando gli Stati africani non riusciranno più a ripagare i loro debiti e saranno vicini al default dovranno concedere al Dragone una parte di loro stessi. In pratica le perdite della Cina, seguendo il ragionamento, saranno ricompensate da asset statali strategici. Secondo altri analisti la Cina avrebbe smesso di concedere finanziamenti perché stanca di perdere fiumi di renminbi a causa della corruzione e della pessima gestione del denaro cinese da parte dei governi africani. Da oggi sarà sempre più complicato trattare con la Cina, improvvisamente diventata più attenta a ogni singola moneta utilizzata per un qualsiasi investimento.

La vendetta del Kenya

La nuova linea economica della Cina in materia di investimenti ha spinto alcuni Paesi africani a reagire. Sempre in Kenya, pochi giorni dopo che Pechino si era rifiutato di erogare un nuovo prestito al governo keniota, la corte locale ha bloccato la costruzione della principale centrale a carbone caldamente sostenuta dalla Cina. Il progetto, dal valore di due miliardi, era pianificato da tempo per essere costruito nella città di Lamu. La motivazione ufficiale dello stop improvviso e che il piano avrebbe inquinato l’aria, distrutto l’habitat e danneggiato turismo e mezzi di sostentamento della regione. Non c’è la certezza che i fatti siano collegati ma la tempistica è molto curiosa e fa riflettere.