Quando il businessman Vijay Mallya ha lasciato l’India nel marzo 2016, non si trattava di un normale viaggio: portava con sé 300 valigie e un enorme container per fuggire dal Paese. Allora le persone non sapevano che questo magnate in rovina e la sua criniera grigia non sarebbero tornati tanto presto.

E, contrariamente alle sue abitudini, non viaggiava sul suo lussuoso jet privato, che riporta le iniziali di Mallya, “VJM”, dipinte in oro sul motore e sulla punta delle ali. Un mese dopo, il suo passaporto è stato formalmente revocato da Nuova Delhi, dando il via a un lungo processo di deportazione.

Mallya, una volta eccentrico industriale e ora oggetto di vituperio, aveva organizzato durante la notte un viaggio verso il Regno Unito per sfuggire a un un’indagine che mirava a colpire duramente i suoi crimini finanziari.

Il 63enne, tormentato barone degli alcolici, è accusato di aver sottratto 90 miliardi di rupie (3,1 miliardi di dollari) a 17 banche indiane attraverso il riciclaggio di denaro, ed è ricercato da diverse forze dell’ordine. Le agenzie investigative accusano Mallya di aver consapevolmente ingannato le istituzioni finanziarie sul valore della sua compagnia aerea al fine di incanalare i fondi nei propri conti personali e progetti privati.

Mallya ha ereditato dalla sua famiglia una compagnia già in difficoltà quando non aveva ancora 30 anni, in seguito alla morte di suo padre per un improvviso arresto cardiaco. In tempi rapidi ha reso la compagnia di nuovo redditizia ed è diventato un’icona delle aspirazioni della classe media indiana, rimanendo a capo della più grande compagnia produttrice di alcolici del Paese.

Uno dei principali tratti per cui è conosciuto in India, un Paese conservatore, è il suo calendario annuale, che lo ritraeva circondato da modelle in abiti succinti. Le sue feste di capodanno a base di alcol – occasioni che usava per ostentare i suoi legami con Bollywood e le élite del mondo degli affari – vengono subito al secondo posto.

Mallya, soprannominato dai media “il Richard Branson indiano”, è un individuo fuori dagli schemi, conosciuto come il “re dei bei tempi” per via del suo brand di alcolici. I guai sono cominciati quando la sua neonata Kingfisher Airlines è scesa in picchiata e infine ha chiuso i battenti nel 2012.

Al suo apice, la sua compagnia aerea effettuava il 25% dei viaggi interni, e il suo marchio di birra deteneva ben il 50% delle quote di mercato. Il suo conglomerato United Breweries Group aveva interessi nel campo immobiliare e anche dei fertilizzanti.

Mallya ha avuto anche dei flirt con la politica: è stato nominato due volte membro del parlamento indiano nella Camera Alta.

Tuttavia, nel dicembre 2015 le cose per lui sono cambiate. Mallya ha organizzato una stravagante festa della durata di due giorni per il suo sessantesimo compleanno, che si è tenuta nel suo palazzo fronte mare in mezzo alle difficoltà finanziarie. Questo ha fatto infuriare tanto i leader del governo, quanto le forze dell’ordine e le televisioni. A seguito di proteste pubbliche, Mallya è finito nell’occhio del ciclone, ed è divenuto il “testimonial” dei cattivi prestiti, come lui stesso ha detto.

Quella che originariamente si preannunciava come una lunga battaglia legale condotta dal notoriamente lento establishment indiano, si è trasformata in una fulminea stretta su Mallya, che lo ha costretto a fuggire nel Regno Unito, dove disponeva di una residenza permanente nonché di una villa valutata 11.5 milioni di sterline nel placido villaggio inglese di Hertfordshire.

Nel gennaio 2017, il Ministero degli esteri indiano ha presentato una richiesta formale di estradizione alla British High Commission di nuova Deli.

A gennaio di quest’anno, un tribunale speciale a Mumbai ha dichiarato Mallya “criminale finanziario latitante” – facendo di lui il primo uomo d’affari a essere accusato in base alla nuova legge (il che significa che il governo ora può confiscare legalmente le sue proprietà per ripagare i prestiti bancari in arretrato).

Il successivo colpo è arrivato all’inizio di febbraio, quando il ministro dell’interno britannico ha ordinato l’estradizione di Mallya, decisione che i suoi avvocati intendono contestare in tribunale. In precedenza, un giudice distrettuale del Regno Unito aveva descritto Maylla come “un affascinante, appariscente, famoso e ingioiellato playboy, sotto scorta e ostentatamente miliardario, che ha incantato e persuaso questi banchieri a dimenticare il proprio buon senso e mettere da parte le proprie regole”. Nella sua difesa, Mallya continua instancabilmente a respingere tutte le accuse di crimini finanziari e incolpa l’amministrazione Modi di stare conducendo una caccia alle streghe per ottenere visibilità politica dal suo caso.

Anche se si ostina a ricorrere a tutte le possibili opzioni legali per opporsi all’estradizione dal Regno Unito, Mallya dovrebbe accettare la realtà: sarà riportato in India entro i prossimi otto mesi, due anni al massimo, dicono gli esperti legali.

L’Enforcement Directorate indiano, l’agenzia di intelligence finanziaria che sta guidando le indagini, il 7 febbraio ha dichiarato che il settore 12 del carcere di Arthur Road a Mumbai – che riceve luce solare naturale e dispone di televisori e ampie strutture sanitarie – è pronto a ospitare Mallya quando l’estradizione sarà completata.

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