Il tracollo del colosso tedesco delle carte prepagate Wirecard AG ha alzato un polverone sullo scenario finanziario della Germania destinato a perdurare ancora per molti anni: soprattutto, sin tanto che sulla vicenda non sarà stata fatta tutta la chiarezza. Ma per poterla fare, è necessario che tutti gli attori dello scandalo possano essere sentiti dagli inquirenti di Monaco, al fine di poter stabilire quale fosse il reale progetto dietro all’insider trading che si è verificato sul titolo della società quotata al Dax30 di Francoforte sul Meno. Ed allo stato attuale, una figura in particolare – e forse la più importante – è ancora latitante, “dispersa” tra la Bielorussia e la Cina, passando per le Filippine e la Sud Corea. Molteplici sono state infatti le supposizioni riguardo al suo nascondiglio nelle ultime settimane, ma l’unica certezza è che, senza la sua cattura, difficilmente al dramma finanziario della Germania potrà essere messa la parola fine.

Era Marsalek la mente di Wirecard?

Membro del Consiglio di amministrazione e direttore delle vendite, Jan Marsalek è stato identificato, nella ricostruzione fatta sino a questo momento dagli inquirenti tedeschi, come la vera mente criminale dietro ai reati imputati alla società Wirecard AG. Mentre l’ex amministratore delegato Markus Braun si trova al momento sotto custodia, secondo le ultime informazioni Marsalek avrebbe trovato a Minsk un posto sicuro dove rifugiarsi, grazie alle fitte conoscenze che avrebbe nel Paese. Tuttavia, allo stato attuale questa informazione è stata ancora presa con le pinze da parte degli investigatori, anche a causa delle altre strade che l’uomo avrebbe potuto prendere per darsi alla fuga.

Tuttavia, lo stesso fatto che egli sia l’unico degli attualmente indagati ad essere riuscito a far perdere le proprie tracce – ed essere scappato – ha spinto in modo ancora più preminente gli inquirenti a considerarlo l’uomo chiave dello scandalo. E soprattutto, l’unico in grado di avere gli agganci per mettere in piedi un tentativo di frode finanziaria che secondo la ricostruzione avrebbe potuto arrecare un danno stimato superiore ai tre miliardi di euro per gli investitori.

Dalla fuga alle rivelazioni sul suo passato

Dall’alza bandiera del Consiglio di amministrazione sino al primo arresto dell’ex Ceo Braun, la figura di Marsalek era stata fortemente sottovalutata dagli inquirenti, che aveva identificato invece nell’amministratore delegato austriaco la figura cardine della vicenda. Tuttavia, dopo l’interrogatorio la sensazione è stata quella che, in realtà, egli fosse poco più di un burattino nelle mani del vero organizzatore delle truffe, mettendo da subito gli inquirenti sulle tracce di Marsalek – anch’egli austriaco.

Con l’arresto di altre figure chiave all’interno delle controllate della Holding tedesca, sono emerse dunque informazioni sulla persona di Marsalek che hanno spiazzato gli stessi investigatori. Secondo quanto riferito da coloro che sono stati ascoltati, infatti, egli sarebbe stato in possesso di importanti informazioni dei servizi segreti russi e in possesso di documentazioni segrete del ministero degli interni dell’Austria. Ma non solo: egli sarebbe stato anche in contatto con una organizzazione di hacker informatici – forse fondamentali per parte dei suoi progetti “paralleli” – ed avrebbe attuato ripetutamente estorsioni nei confronti di figure chiave all’interno del mondo finanziario.

Ma come ha fatto quest’uomo – del quale in pochi conoscevano l’esistenza – a mettere in piedi una rete criminale come quella che sta venendo alla luce? Molto semplicemente, grazie alla liquidità presunta considerata quasi illimitata della stessa Wirecard e del “rigonfiamento” del suo titolo azionario, che gli hanno permesso negli anni di fare le spalle grosse nei confronti degli investitori e dei più importanti organi di mercato. E che lo hanno reso, in conclusione, il vero cartaio delle operazioni illecite di Wirecard AG.