Un documento in 23 punti è la sintesi della giornata di negoziazione tra i ministri delle Finanze dell’Eurozona nel recente Eurogruppo che ha prodotto l’apertura ufficiale al Mes e una nuova serie di strumenti economici che ora il Consiglio Europeo dovrà definitivamente vidimare.

Il documento si compone di tre parti: un’introduzione generale, un’elencazione delle misure già poste in essere e un focus sulle prossime mosse dell’Unione. Vediamo, punto per punto, cosa ha deliberato l’Eurogruppo.

Premessa

I primi tre punti del documento dell’Eurogruppo attestano la comune opinione tra i Paesi dell’Eurozona nel definire la crisi del coronavirus una “sfida senza precedenti” (punto 1) che richiede una strategia di risposta “coordinata e comprensiva” (punto 2) sul breve, medio e lungo periodo per rispondere efficacemente alle problematiche emergenti nell’Unione. Nel Punto 3, si sottolineano le misure già poste in essere dal precedente Eurogruppo del 16 marzo (come l’apertura agli aiuti di Stato) e la natura del comunicato, inteso come risposta al mandato del Consiglio Europeo di due settimane fa di studiare strumenti finanziari più avanzati.

Le mosse dell’Ue e degli Stati

I ministri delle Finanze ribadiscono che gli Stati membri si sono impegnati dall’inizio della crisi a rafforzare l’economia in difficoltà (punto 4), mettendo sul campo risorse per rafforzare le economie in crisi per un valore del 3% del Pil dell’Unione (punto 5), in un contesto che ha visto a lungo l’Italia restare sotto la media, salvo nel settore della garanzia della liquidità alle imprese, che a livello comunitario è salita dal 10 al 16% del Pil tra il 16 marzo e il 9 aprile (punto 6). I ministri, inoltre, ribadiscono il loro impegno a un nuovo set di misure di questo tipo, se necessario (punto 7).

Dal punto 8 al punto 11 sono elencati gli strumenti messi in campo dalle autorità comunitarie.

La Commissione Europea ha dato via libera agli Stati sul tema dello sfruttamento dei bilanci nazionali e dei debiti pubblici dei singoli Paesi attraverso la sospensione del patto di Stabilità, garantendo ad essi un maggior margine operativo nelle settimane della risposta alla crisi (punto 8).

Al punto 9 è invece sottolineata la scelta di utilizzare il budget europeo residuo per il 2020 per la risposta alla crisi. Il Parlamento Europeo ha approvato il 1 aprile scorso la proposta del fondo Coronavirus Response Investment Initiative, che sfrutterà 37 miliardi di euro delle politiche di coesione comunitarie.

Il punto 10 ricorda il Pandemic Emergency Purchase Programme partorito dopo lunghe tribolazioni dalla Banca centrale europea di Christine Lagarde, che da marzo a fine anno metterà sul campo 750 miliardi di euro, che si aggiungeranno agli oltre 300 miliardi di acquisti già programmati entro fine anno. La misura, lo ricordiamo, è stata decisa dalla Lagarde con un’ampia inversione a U dopo le prime dichiarazioni che avevano causato un forte shock ai mercati finanziari.

L’Eurogruppo butta un occhio anche alla stabilità finanziaria (punto 11), offrendo alle istituzioni finanziarie la sponda dell’utilizzo del massimo gradiente di flessibilità nel rispetto dei requisiti di capitale fissati dalle autorità regolatorie in questa fase emergenziale.

Le nuove proposte

Al punto 12 il team guidato dal portoghese Centeno segnala la sua volontà di mettere in campo nuove proposte e nuove misure funzionali alla ripresa dall’attuale situazione di crisi.

Al punto 13 l’Eurogruppo appoggia la decisione della Commissione di imporre maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi strutturali e di coesione del bilancio europeo.

Nel successivo step dell’elenco, il 14, l’Eurogruppo segnala la creazione di un fondo di emergenza da 2,7 miliardi capace di utilizzare la sua potenza di fuoco in sostegno al rafforzamento dei sistemi sanitari nazionali dell’Eurozona.

La Banca Europea degli Investimenti è oggetto dell’interesse del punto 15: la Bei sarà rinforzata con un fondo pan-europeo da 25 miliardi di euro capace di fungere da leva per un aumento dei finanziamenti del “gigante nascosto” d’Europa pari a 200 miliardi. L’Eurogruppo sprona, in questo contesto, l’istituzione basata in Lussemburgo alla massima operatività possibile, per quanto a dire il vero essa sia già in azione dalle prime fasi della crisi.

Al punto 16 si apre il famigerato capitolo del fondo salva-Stati, il Mes: esso è descritto nella sua operatività tecnica. Ad ogni Paese richiedente sarà concesso di fare richiesto per un massimo del 2% del Pil realizzato nell’anno 2019 e sotto la stretta condizionalità di limitarsi al rafforzamento dei sistemi sanitari interni e delle spese per l’emergenza. Come visto, questo dovrebbe comportare però una revisione dei Trattati difficilmente operabile nei ristretti termini di due settimane che l’Eurogruppo si impegna a rispettare per rendere operativo il Mes.

Tema del punto 17 è la proposta della cassa di integrazione europea “Sure”. Sure, che è l’acronimo di “State sUpported shoRt-timE work”, si prefigura il ruolo di ammortizzatore sociale europeo in grado di ridurre i rischi della perdita massiccia di posti di lavoro a causa della crisi da coronavirus che sta mettendo a dura prova l’Europa. La sua dotazione sarà di 100 miliardi di euro: molti dubbi aleggiano sulle contropartite che agli Stati sarà richiesto dare in garanzia e la necessità di livellare i differenziali di costo della vita per i trattamenti anti-disoccupazione nei vari Paesi europei.

L’Eurogruppo definisce l’elenco di misure già adottate e il trittico di nuove proposte come fondamentale per una ripresa coordinata (punto 18). E al tempo stesso ipotizza tre futuri strumenti.

Il Recovery Fund (punto 19) è solo ipotizzato ed è in linea con la visione del commissario francese Thierry Breton e del presidente Macron: un fondo specifico, targettizato e con una potenza di fuoco volta a dare il calcio d’inizio a una reale ripresa europea. L’Eurogruppo rimanda ai leader, e dunque alle loro discussioni interne, il compito di delineare il perimetro di tale fondo.

Sul prossimo bilancio pluriennale (punto 20) sono addossate le responsabilità di rendere concreta ed operativa la ricostruzione dell’economia europea. Proposito sicuramente ottimistico: le discussioni invernali sul bilancio 2021-2027 sono state un buco nell’acqua, e nel loro svolgimento il rigore dell’Olanda e dei suoi alleati ha fatto prevedere l’attuale trinceramento pro-austerità. Non si può azzardare alcuna previsione su come le prossime discussioni del bilancio europeo si svolgeranno se la crisi colpirà in maniera asimmetrica i diversi Paesi.

Al punto 21 l’Eurogruppo si schiera per una molto vaga e ancora non definita roadmap per valutare la resistenza del mercato unico alle politiche poste in campo dagli Stati e dall’Unione per rispondere con efficacia alla crisi.

In conclusione, nei punti 22 e 23, l’Eurogruppo ribadisce il suo invito alla solidarietà pan-europea, tema ricorrente nei suoi comunicati, e il suo impegno a sostenere il Consiglio Europeo nell’attuazione di queste riforme. La palla passa ora ai leader: le contrattazioni tra governi faranno passi avanti rispetto alle burrascose riunioni di fine marzo? Sui punti dell’Eurogruppo c’è molto da lavorare. Resta da capire cosa corrisponda a realtà e cosa sia wishful thinking.

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