Una delle semplificazioni più fuorvianti che si possono fare riguardo all’economia digitale e alla moderna società della comunicazione di massa e dell’informatica è pensare che tali sistemi siano sostanzialmente immateriali. Nulla di più sbagliato: la società dell’informatica e le recenti rivoluzioni tecnologiche poggiano su una serie di infrastrutture fisiche sempre più complesse e la cui protezione e la lotta per il cui controllo rappresentano sfide di prima grandezza per governi e aziende. La lotta per il controllo del cloud dati e i progetti di autonomia digitale europea hanno portato l’attenzione sulla localizzazione dei data center; la spinta verso il calcolo quantistico sta facendo conoscere a un pubblico sempre più ampio i supercomputer di ultima generazione; ma l’infrastruttura-regina per eccellenza di questa stagione è il cavo sottomarino. Il silenzioso protagonista di ogni svolta tecnologica moderna, dal telegrafo al 5G, vettore delle comunicazioni globali fin dalla posa, avvenuta nel 1850, dei primi esemplari attraverso la Manica, tra Dover e Calais, ad opera della società anglo-francese Submarine Telegraph.

Al 2019, nel mondo erano posati 378 cavi di comunicazione sottomarini, per una lunghezza complessiva di 1,2 milioni di chilometri, oltre tre volte la distanza che separa la Terra dalla Luna. Una vera e propria autostrada digitale su cui viaggiano comunicazioni digitali di ogni tipo, dal segnale che permette la lettura di articoli come questo dall’altra parte del mondo rispetto all’Italia a delicate comunicazioni finanziarie, passando per informazioni e interazioni di carattere militare e strategico. Una mappa interattiva dei cavi sottomarini presenti nel mondo segnala, non a caso, che la loro rotta segue, in larga misura, il flusso delle transazioni economiche e la loro densità è più alta negli spazi in cui si concentrano la maggior quota di produzione e commercio, come gli spazi transatlantici e transpacifici che connettono gli Stati Uniti all’Europa e all’Estremo Oriente.

Il mondo dei cavi sottomarini è terreno di dominio pressoché esclusivo del big tech a stelle e strisce. E sostanzia l’alleanza tra grande industria tecnologica e apparati statunitensi, dato che il flusso dati dei cavi sottomarini è vegliato dagli apparati di spionaggio a stelle e strisce per cercare di analizzare e anticipare i trend globali dallo scrutinio delle comunicazioni. La rilevanza che regioni specifiche come la Sicilia hanno nel quadro della strategia geopolitica di Washington si spiega proprio guardando alle rotte dei cavi sottomarini: l’isola più grande del Mediterraneo è sede di Sicily Hub che, ha scritto Piero Messina sul numero di Limes dell’aprile 2017, è “il cuore di Internet per mezzo pianeta. Per i professionisti del settore si tratta di un Internet Exchange Point ed è stato realizzato da Sparkle”, società controllata al 100% da Telecom Italia.

La crescita degli interessi in gioco nella partita tecnologica sta portando a un’ulteriore corsa alla realizzazione di cavi sottomarini capaci di mantenere la massima trasmissione di segnale e la minima latenza nel contesto della loro tratta, permettendo così alle comunicazioni di adattarsi alla marea montante di traffico che sarà imposta dalla transizione al 5G. E le società a stelle e strisce mantengono un sostanziale controllo sul fronte occidentale nel processo di posa e realizzazione, usando strategicamente la carta dell’alleanza industriale con le società europee per evitare “defezioni” in tal senso. Prendiamo il caso del cavo “Dunant”, il più recente sistema di comunicazione progettato da Google. Il cavo, che collega Virginia Beach, negli Stati Uniti, a Saint Hilaire de Riez, in Francia, attraversando l’Oceano Atlantico, è stato definitivamente posato negli scorsi giorni e attraversa un territorio marittimo di 6.500 chilometri permettendo ai dati di viaggiare a 250 terabit al secondo. Anche trasmettendo in informazione tutti i dati presenti nei 28 milioni di volumi della Biblioteca del Congresso di Washington, in altre parole, si arriverebbe a solo un terzo della capacità di trasmissione dati di cui Dunant è capace in un secondo.

Il Corriere della Sera ricorda, al contempo, che è in programmazione un nuovo sistema di cavi che vede alleati per la sua progettazione Microsoft e Facebook assieme a Vodafone e alla francese Orange: il sistema, con una velocità prevista di 368 Tbps, partirà da Lynn, Massachusetts, e nell’Atlantico dopo oltre 5mila km si biforcherà in due direttrici, una destinata a lambire il Regno Unito nel sud dell’Inghilterra e l’altra a toccare terra vicino Bordeaux, in Francia. Il nome, più che simbolico? “Amitié”, amicizia, a segnalare il peso strategico di un collegamento con cui Washington vuole rafforzare un asse tecnologico transatlantico che più volte in Europa è messo in discussione.

Per gli Usa, sottolinea StartMag, ” dal 2017 la Cina rappresenta un credibile e pericoloso competitore. Inoltre, quando nel 2013 venne rivelato il ruolo della National security agency nello spionaggio a livello globale molti paesi – e fra questi certamente la Cina e il Brasile – furono legittimati a porre in essere una politica delle infrastrutture di rete autonome o in aperta competizione con quella americana”. Non a caso le rivalità sino-americane nel 2020 hanno fatto naufragare un cavo destinato ad esser posato da Google e Facebook fino ad Hong Kong e parallelamente alla sua Nuova via della seta” Pechino sta sviluppando un’articolata serie di infrastrutture digitali per rafforzare la sua sfida strategica a Washington. Si pensi, ad esempio, al cavo Peace, acronimo di “Pakistan and East Africa Connecting Europe”, uno dei più strategici progetti di Huawei Marine Network & Co., la branca della società di Shenzen dedita alla costruzione delle reti di cavi sottomarini deputate alla gestione del traffico dati intercontinentale. Un progetto geostrategico volto a saldare attorno a Pechino la connettività digitale dei Paesi partner della Belt and Road Initiative.

Negli anni a venire progetti divergenti di questo tipo non potranno fare altro che moltiplicarsi ed aumentare di intensità, mentre i fondali oceanici si tappezzeranno di cavi sempre più potenti e nuovi, in grado di dare garanzie strategiche alla connettività informatica che, per oltre il 95% del traffico, si affida a loro, assieme sostanzialmente a tutti i processi che oggi ordinano la nostra società. Una società dedita a una corsa spinta verso l’innovazione, la frontiera infinita delle nuove tecnologie e processi sempre nuovi ma che, oggi come ai tempi del telegrafo, ha delle fragili arterie connettive nel sistema di cavi sottomarini la cui protezione da attori ostili rappresenta, per le potenze del pianeta, una priorità di ordine geopolitico. Silenziosa ma inesorabile, la guerra dei cavi tra il big tech statunitense e i suoi sfidanti proseguirà con crescente intensità mano a mano che la rivoluzione tecnologica accelererà.