Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

La tenaglia Unione Europea-Unicredit si chiude sul governo Meloni sul caso Banco Bpm. Dopo la decisione della Commissione Europea di dichiarare illegittimo il golden power con cui l’esecutivo di Giorgia Meloni ha condizionato l’offerta da 10 miliardi di euro di Unicredit su Banco Bpm, portandola al sostanziale naufragio, si riaprono i giochi per Piazzetta Meda.

Sul piano dei principali dossier riguardanti il futuro del sistema economico-finanziario oggi il governo si trova di fronte da un lato ai rilievi di Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione con delega alla Concorrenza, e dall’altro alle strategie del Ceo di Piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel.

La sponda dell’Europa a Unicredit

In sostanza, Bruxelles ha demolito l’impianto politico con cui Meloni e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti avevano imposto i poteri speciali sul fronte interno per limitare la scalata di Unicredit a Bpm, ritenuta potenzialmente in grado di fungere da pivot per un terzo polo con Monte dei Paschi di Siena, partecipata dal Mef, e Mediobanca, scalata a fine estate dal gruppo toscano.

Del resto, se da un lato il Tar del Lazio aveva già dichiarato illegittime alcune richieste del golden power, come le prescrizioni sul mantenimento del rapporto tra gli impieghi e i depositi di un’eventuale Bpm post-acquisizione, ritenendo però sostanziale la scelta del governo di prescrivere a Unicredit di adeguarsi a scelte di consolidamento della sicurezza economica nazionale, dall’altro Unicredit ha vinto a punteggio pieno in trasferta, vedendo ridimensionata l’architettura dei poteri speciali e la loro legittimità, che violerebbero le regole di mercato comunitarie e le norme di concorrenza.

Del resto, il governo Meloni non ha posto un’analoga prescrizione a un’altra banca di rilevanza internazionale, la francese Credit Agricole, che sta valutando una scalata a Bpm, l’integrazione tra Piazza Meda e la sua filiale italiana o l’acquisizione di Anima, sua società di gestione del risparmio.

Il risiko durerà anche nel 2026

Con Unicredit la sfida è globale, con Orcel che ha ambizioni continentali tra le mire su Commerzbank, le acquisizioni in Grecia e la volontà di giocare da colosso di taglia europea partendo dalla piazza di mercato milanese e si trova di fronte a un sistema di governo che invece in campo bancario mira a far sentire soprattutto una voce romana, con reminiscenze toscane, orientata alla conservazione del legame tra politica e azionariato in nome del controllo dell’equity di banche di importanza sistemica e della vigilanza sul debito pubblico, da mantenere nel perimetro nazionale.

La tassa sulle banche in manovra, in tal senso, è l’ultimo capitolo di una partita a tutto campo che vede confrontarsi mercato e salotto, istituzioni finanziarie sistemiche e politica, priorità d’investito e sicurezza economica. L’apertura della procedura d’infrazione contro Roma per il freno a Unicredit lascia presagire, in quest’ottica, che il risiko bancario nel 2025, alimentato da utili a pioggia delle principali banche, si trasmetterà al 2026. E che un equilibrio definitivo sia ben lungi dall’essersi ancora consolidato. Il futuro di Bpm, ambita da Unicredit, Credit Agricole e Mps sarà la chiave di volta di questa partita in evoluzione.

Le grandi partite economiche e tecnologiche plasmano il mondo di oggi. Su InsideOver le commentiamo con attenzione e curiosità. Per contribuire a sostenere una testata che vuole leggere il mondo di domani mentre è in elaborazione, abbonati e sostieni il nostro lavoro.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto