Le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme carestia per diversi Paesi dell’Africa sub-sahariana. Tre agenzie dell’Onu insieme al governo del Sud Sudan hanno dichiarato la presenza di carestia in due zone del Paese. Come riportato da Al Jazeera ci sono attualmente 100mila persone direttamente colpite da questa crisi alimentare. Sarebbero invece ben 5.5 milioni i sud sudanesi, il 50% della popolazione, a rischiare una condizione di insicurezza alimentare nei prossimi mesi. Le prime vittime di questa catastrofe alimentare sono ovviamente le fasce più deboli della popolazione, come i bambini. Sono 250mila quelli che rischiano la vita a causa della malnutrizione. La condizione del Sud Sudan appare dunque più che allarmante. Dati simili non si vedevano infatti dal 1998, uno degli anni più violenti della guerra civile.

Carestie causate da conflitti armati

Sembrerebbe dunque che un ritorno di tensione e conflitti sia la causa principale di questa carestia. Cibo e acqua ci sono, ma come avviene in questi casi, sono monopolizzati dalle bande armate. Inoltre il governo ha limitato la libertà di movimento delle persone nel Paese. Viene così ostacolato l’accesso a zone dove il cibo c’è ancora. Le stesse Nazioni Unite hanno poi rilanciato l’allarme carestia in Nigeria, Yemen e Somalia.

In questo caso si tratta di 1.4 milioni di persone che rischiano la vita per malnutrizione in questi tre Paesi. La fame sta colpendo quasi mezzo milione di bambini in Yemen. La stessa situazione appare nel nord est della Nigeria. Lì si sta infatti combattendo una sanguinosa guerra tra le bande di Boko Haram e l’esercito del Governo. In Somalia invece sono 270.000 i bambini a rischio di malnutrizione. Numeri alla mano si tratta dunque di un potenziale di oltre sei milioni di persone che rischiano la vita. Sei milioni di persone che potrebbero spostarsi altrove alla ricerca di migliori condizioni.

La drammaticità della situazione è confermata dall’International Organization For Migration South Sudan. In una nota pubblicata lo scorso 15 febbraio l’organizzazione internazionale scrive: “I bisogni nel Sud Sudan hanno raggiunto livelli mai visti da quando la crisi è iniziata quattro anni fa”. L’Organizzazione stima in 76.8 milioni di dollari i beni primari necessari per soddisfare i bisogni alimentari delle zone in crisi.

Gli accordi dell’Europa per bloccare il flusso

L’allarme è arrivato alle orecchie dell’Europa, che potrebbe trovarsi al centro di una migrazione di dimensioni considerevoli. Tuttavia le strategie poste in atto dalla politica europea non sembrano essere adeguate per rispondere ad un’emergenza così ampia. Da una parte l’Italia, Paese europeo più esposto per il flusso proveniente dal Maghreb, ha raggiunto un accordo con uno dei due governi della Libia, quello con base a Tripoli. Tuttavia il perdurare del conflitto sia tra le due fazioni, Tripoli e Tobruk, che con l’Isis non garantisce il controllo del territorio libico. Questo rende de facto di poco valore l’accordo raggiunto con l’Italia.

I Paesi europei si erano poi impegnati lo scorso novembre 2015 in un summit a La Valletta con alcuni leaders africani. Come riportava il The Guardian, però, tra questi vi erano rappresentanti di governi “ambigui”. Il Sudan, il cui presidente Omar al-Bashir è ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra, e l’Eritrea, accusata di crimini contro l’umanità. Se da una parte questi accordi rappresentano una garanzia per l’interruzione dei flussi nel breve periodo, dall’altra potrebbero essere l’innesco per nuovi conflitti come reazione alla repressione posta in atto da questi governi.

Uno scenario catastrofico per il futuro europeo

La poca lungimiranza della politica europea potrebbe dunque cambiare le caratteristiche dell’immigrazione futura, se la crisi alimentare dovesse perdurare. Se infatti il 2015 ha rappresentato l’anno di maggiore afflusso di immigrati in Europa, più di un milione, questa nuova crisi alimentare insieme ai fragili accordi tra Europa e Africa potrebbero peggiorare la situazione. Si prospetterebbe così quel drammatico “Scenario IV” descritto in uno studio condotto dalle Nazioni Unite nel 2015.

All’interno di questo scenario veniva ipotizzato un afflusso di 3.6 milioni di immigrati all’anno in Europa fino al 2050. Un’ipotesi non così remota, se le carestie in Sud Sudan, Nigeria e Yemen dovessero continuare, sommate all’ancora irrisolta guerra civile siriana. Il finale di questo scenario prevede un Europa composta da 209 milioni di immigrati, il 26% della popolazione totale prevista. Una bomba sociale per un Continente in piena recessione economica. Il futuro dell’Europa è dunque in pericolo e le misure prese sembrano ancora insufficienti.