Canada, Messico e Stati Uniti hanno siglato un nuovo accordo commerciale trilaterale che andrà ad aggiornare il NAFTA, in vigore tra le parti dal 1994, nel corso di una cerimonia svoltasi a Città del Messico. Il NAFTA era stato oggetto di pesanti critiche da parte del presidente americano Donald Trump, che aveva imputato al trattato la perdita di milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero nazionale. Le gestazione della nuova intesa è stata, invece, piuttosto lunga: l’accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA) era stato, infatti, firmato circa un anno fa ma i Democratici, che controllano la Camera dei Rappresentanti americana, avevano insistito per modifiche alle sue clausole lavorative ed ambientali prima di farlo votare dall’Assemblea. I ritardi subiti dall’USMCA hanno messo a rischio la sopravvivenza stessa del patto, ma gli intensi negoziati che hanno avuto luogo tra i Democratici, l’Amministrazione Trump ed il Messico sono, infine, riusciti a sbloccare la situazione e ad introdurre maggiori tutele per i lavoratori che, tra le altre cose, ridurranno il vantaggio di cui gode il Messico grazie ai suoi salari mediamente più bassi.

Un successo bipartisan

Nancy Pelosi, Presidente della Camera dei Rappresentanti di Washington, ha definito la versione finale dell’accordo come “infinitamente migliore rispetto a quella proposta inizialmente dall’Amministrazione” mentre l’AFL-CIO, la principale sigla sindacale americana, ha   i “grandi miglioramenti” subiti dall’intesa. La firma dell’USMCA costituisce, inoltre, una grande vittoria politica per il presidente Trump che, tra le sue promesse elettorali, aveva parlato proprio di una revisione del NAFTA, definito il peggior accordo commerciale americano. Il patto del 1994 aveva eliminato buona parte dei dazi e delle barriere commerciali presenti tra Washington, Ottawa e Città del Messico ma aveva causato, un effetto riconosciuto anche dai parlamentari democratici e dai sindacalisti, la perdita di molti posti di lavoro negli Stati Uniti. Molte fabbriche, infatti, avevano deciso di delocalizzare la propria produzione in Messico, sfruttando i minori costi del lavoro locale, per poi rispedire le merci negli Stati Uniti senza nessun tipo di ritorno per il Paese.

Le prospettive

Il nuovo accordo, invece, ha un carattere maggiormente protezionista e dovrebbe spingere i produttori a tornare negli Stati Uniti: una clausola, ad esempio, prevede che il 40-45 per cento delle auto vengano prodotte in stabilimenti dove i lavoratori siano retribuiti almeno 16 dollari l’ora, una condizione, quest’ultima, assente in Messico ma presente negli Stati Uniti ed in Canada. L’intesa dovrà ora essere approvata, prima di entrare in vigore, dalle rispettive legislature nazionali e bisognerà vedere se nuovi ostacoli emergeranno, nel corso del tempo, a rallentarne il passaggio. Le relazioni tra le parti, in ogni caso, dovrebbero beneficiare della distensione che, almeno a livello commerciale, dovrebbe essere facilitata dall’USMCA. I rapporti personali tra il presidente americano Donald Trump ed il premier canadese Justin Trudeau, ad esempio, non sono particolarmente buoni e sono comunque influenzati dalle divergenze di vedute politiche tra i due, mentre anche le relazioni tra Stati Uniti e Messico hanno conosciuto, recentemente, fasi di forte tensione.

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