Caltagirone, Meloni e Unicredit: nel 2026 il risiko della finanza attorno Generali

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Generali, dietro la collina….”, può iniziare così parafrasando Francesco De Gregori, il romanzo del risiko finanziario italiano del 2026. La collina è il lungo e intenso portato del 2025, che è stato un susseguirsi di partite strategiche e scalate tra istituti e enti finanziari. Generalì, ovvero le Assicurazioni Generali, sarà il grande fronte del 2026. Dall’asse Siena-Milano, con la scalata del Monte dei Paschi a Mediobanca (primo azionista di Generali), la sfida ora porta al Leone di Trieste, primo gruppo assicurativo d’Italia e quarto d’Europa, tredicesima istituzione finanzia al mondo per ricavi e tra i maggiori detentori del debito pubblico italiano.


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Caccia grossa a Trieste

Una partita, quella per Generali, che ha a che fare col futuro del Ceo Philippe Donnet e vede almeno tre attori primari. In testa a tutti c’è Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore ed editore romano regista dell’operazione Mps-Mediobanca che non vede l’ora di poter condizionare a favore della storica cordata di minoranza che l’ha visto a lunga alleato della finanziaria Delfin della famiglia Del Vecchio nell’opposizione al consiglio di amministrazione sostenuto dalla vecchia governance di Mediobanca.

La caduta di Alberto Nagel a Piazzetta Cuccia precederà quella di Donnet a Trieste? Se lo è chiesto anche il Financial Times, ipotizzando che una svolta nella governance di Generali possa essere anche nell’interesse di Giorgia Meloni e del suo governo. La logica del Ft è che Roma potrebbe veder ampliarsi il risiko finanziario iniziato sostenendo l’operazione Mps-Mediobanca blindando la governance di Generali in un contesto di controllo dello stock di debito pubblico da possibili ingressi stranieri nelle prime fasce di controllo.

L’asse Caltagirone-Meloni

“Quale modo migliore per sostenere questa stabilità – e aumentare le possibilità di rielezione di Meloni l’anno prossimo – se non quello di incrementare ulteriormente il già elevato livello di debito pubblico nazionale e ridurre al minimo la possibilità che hedge fund esteri aggressivi scatenino una crisi?”, si chiede il Ft, aggiungendo che se il polo Mediobanca-Mps e Caltagirone giocassero di sponda (a Siena il Tesoro resta azionista) “lungo il percorso, il rapporto reciprocamente vantaggioso tra Meloni e Caltagirone si rafforzerebbe ulteriormente” nel nome della ricerca di un sostituto per il francese Donnet. Due manager – Fabrizio Palermo e Flavio Cattaneo (rispettivamente ex ad di Cassa Depositi e Prestiti, oggi ad Acea, e Ceo di Enel) – tra i membri del cda di Generali eletti nella quota di minoranza di Caltagirone sono ipotizzati come futuri successori di Donnet dal Ft.

In quest’ottica la strada che porta alla primavera 2027, quando scadrà l’attuale consiglio pochi mesi prima delle elezioni politiche italiane, è ancora lunga. E l’elefante nella stanza di questa partita è il terzo incomodo, Unicredit. Il Ceo Andrea Orcel ha portato la banca milanese su più terreni, dalla Germania (Commerzbank) al fronte interno (Banco Bpm), dove le volontà di scalata sono state frustrate dal golden power governativo. Fermato nel 2024 dall’entrata in Mps nella vendita di quote pubbliche, Orcel si è rifatto aderendo all’offerta pubblica di scambio su Mediobanca e scambiando le sue quote a Piazzetta Cuccia con azioni della banca senese.

A cosa mira Unicredit

Secondo Il Nord-Est, “UniCredit starebbe valutando anche la quota del 10,5% che Delfin detiene in Generali (con un valore di mercato di oltre 5,6 miliardi), arrivando persino a prendere in considerazione un investimento diretto nella stessa holding della famiglia Del Vecchio”.

Nel Leone il gruppo di Orcel è poco sotto il 7%. Alzando la sua partecipazione Unicredit diventerebbe un player da ascoltare per qualsiasi decisione su Generali e potrebbe negoziare da una posizione di forza. Va detto che ogni movimento sulle prime assicurazioni italiane imporrà la necessità di scambiare un titolo le cui azioni sono ai massimi e che dunque potrebbe richiedere esborsi non secondari. Ma nel grande gioco della finanza italiana sarà il posizionamento degli attori in Generali e riguardo a Generali a disegnare le mappe dei rapporti di forza nell’anno in corso. In attesa di uno showdown definitivo sulla governance che al più tardi si avrà all’inizio del prossimo anno.

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